ISBN 978-88-96350-83-6
9 788896 350836
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Sediver srl – Via Ferrarecce, 181 – 81100 Caserta
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In copertina la grafica del progetto dell’area interportuale di
livello Maddaloni-Marcianise (Sud Italia) inserita nel Piano
Nazionale dei Trasporti su interessamento del Sottosegreta-
rio di Stato ai Trasporti Giuseppe Santonastaso. Progetto a
cura del seguente gruppo di lavoro coordinato dall’Ing. C.
Berardi: Arch. Ugo Santoli, Ing. Francesco Santoli, Ing. Luigi
Santoli, Ing. Ferdinando Luminoso.
© Tutti i diritti riservati
978-88-96350-83-6
Finito di stampare nel mese di dicembre 2019
da Printì Manocalzati (Av)
per conto di Edizioni Spartaco
Giuseppe Santonastaso nacque a S. Maria C.V. il 19.02.1925, morì a
Benevento il 01.01.2007. Nel 1954 si laureò in ingegneria elettrotecnica.
Ingegnere. Negli anni ’60 fu Dirigente dell’Ufficio Provinciale E.N.P.I. Coniuge
Giuseppina Rendina, ha avuto due figli.
Sul piano dell’impegno istituzionale e rappresentativo, Giuseppe Santonastaso
fu dapprima Sindaco di S.Maria C.V. (CE), segnatamente dal 21 dicembre
1960 al 14 febbraio 1963 nonché dal 24 gennaio 1967 all’8 febbraio 1968;
riuscì a conferire all’antica città un nuovo assetto urbanistico (risalgono alla
sua sindacatura in specie i progetti di nuova allocazione del Tribunale, di
delocalizzazione dal centro città dell’area mercatale, di apertura di nuovi
assi stradali di ingresso/uscita dal centro città), economico e sociale, tanto
da richiamare l’attenzione e la presenza di gruppi industriali di notevole
prestigio, tra cui Siemens (poi Italtel) e il Tabacchificio ATI, con ovvie favorevoli
ripercussioni occupazionali per la popolazione non solo cittadina.
Capolista della DC alle prime elezioni regionali del 1970, risultò primo eletto
per la Provincia di Caserta, potendo così prendere parte alla fase di stesura e
di approvazione dello Statuto della Regione Campania.
Il 7 maggio 1972 fu eletto Senatore della Repubblica per il Collegio di Caserta,
incarico parlamentare che ricoprì fino alla primavera del 1987, anno in cui,
candidatosi alla Camera e per la circoscrizione elettorale Napoli/Caserta,
con il sistema pluripreferenziale fu eletto Deputato riportando 152.892
voti, incarico che ricoprì fino alla primavera del 1994. Nel corso della sua
esperienza nel doppio ramo del repubblicano Parlamento fu componente della
Commissione Lavori Pubblici, Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, Industria e
Lavoro. Sottosegretario di Stato ai Trasporti, per sette anni, non consecutivi,
ovvero nel 1° e 2° Governo Craxi, nel 6° Governo Fanfani, nonché nel 6°
e 7° Governo Andreotti; su ministeriale delega presiedette il C.d.A. delle
Ferrovie dello Stato fino al dicembre del 1985, poi della Motorizzazione Civile
e Trasporti in Concessione, nonché quelle per l’Ammodernamento dei Servizi
di Trasporto e per le Metropolitane.
Sul piano dell’impegno culturale, in specie per aver curato e diretto, tra il
1954 e il 1960, nuovi scavi e le conseguenti sistemazione e catalogazione
dei resti dell’Anfiteatro romano di S.Maria C.V., per ministeriale decreto fu
nominato, per il triennio 01.07.1967-30.06.1970, Ispettore onorario per i
Monumenti, le Antichità e le Opere d’Arte dei Comuni di Teano, Caianello
e Vairano, in provincia di Caserta. Inoltre, da Commissario, prima, da
Presidente, poi, dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato
di S.Maria C.V., tra il 1961 e il 1974 promosse iniziative culturali tali -- quali
l’insediamento, sull’intero scacchiere provinciale, degli Istituti Professionali di
Stato per l’Industria e l’Artigianato di Sessa Aurunca, Vairano Scalo, Alife,
Caserta, Caiazzo, S.Felice a Cancello, S.Maria a Vico e Vitulazio -- da vedersi
conferito, per siffatto impegno e risultati, e con decreto del Presidente della
Repubblica datato 2 giugno 1969, il “Diploma di prima classe ai Benemeriti
della Scuola, della Cultura e dell’Arte, con la facoltà di fregiarsi della relativa
Medaglia d’Oro”.
Giuseppe Santonastaso promosse le prime elezioni delle Mutue Coldiretti,
Commercianti e Artigiani, divenendo Presidente del Collegio sindacale della
Mutua Col diretti per il biennio 1968/1970, contribuì alla soluzione dei problemi
dei postelegrafonici, dei ferrotranviari, del personale docente nelle scuole e
sostenne le giuste rivendicazioni dei lavoratori delle Manifatture di Terra di
Lavoro, della Olivetti Controllo Numerico, dell’IPLAVE, della Saint Gobain,
della Gallino Sud, della Face e della Sige, favorendo, così, la ripresa produttiva
e economica della Provincia di Caserta, la quale, sullo spirare degli anni ’60,
giunse ad un punto di crescita tale da essere appellata “la Brianza del Sud”. Tra
la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 del secolo scorso Santonastaso non solo
fu ideatore e politico fautore dell’Ospedale di Arienzo/S.Felice a Cancello/
Valle di Maddaloni, ma politicamente contribuì all’istituzione del Dipartimento
di Medicina presso l’Ospedale di Caserta. Tra i primi e la metà degli anni
’70 del secolo scorso (in particolare a decorrere dalla prima sua elezione al
Senato della Repubblica) ideò, determinò la progettazione e l’ottenimento dei
finanziamenti per la progettazione e la realizzazione del 1° tratto (Caserta/
Maddaloni) della Variante ANAS di collegamento Maddaloni/Caserta/
Capua. Negli anni ’80, nonché nei primissimi anni ’90 del secolo scorso, in
sede C.I.P.E., in particolare al tempo in cui tale Comitato era presieduto dal
Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica l’on. Dr. Paolo Cirino
Pomicino, quale anch’egli uomo di governo Giuseppe Santonastaso riuscì a
conseguire approvati i finanziamenti (in 2 tranches) necessari per il restauro del
borbonico real sito del Belvedere di S.Leucio di Caserta. Nell’esercizio delle sue
funzioni quale Sottosegretario di Stato ai Trasporti, e dando concretezza non
solo ad una delle più significative, e c.d., “Opzioni Cascetta” (perché appunto
confezionate da Vittorio Cascetta ai primi anni ’70 del secolo scorso), ma
anche alla sua convinzione che l’area meta-metropolitana di Napoli, quella
costeggiante l’asse autostradale A1 posta a confine tra le province di Caserta
e Napoli, anche per retaggio storico quale reviviscenza dell’antica Capua,
fosse in condizione, se supportata dall’insediamento su di essa di opportune
infrastrutture, di divenire rilevantissimo snodo in specie commerciale con il
bacino sud-mediterraneo, Santonastaso determinò il concretizzarsi delle
seguenti condizioni necessarie per il perfezionarsi del c.d. “integrato sistema
intermodale dei trasporti” nella parte più popolosa della Campania:
a) con un investimento pari a £.522 miliardi, la previsione, progettazione
e realizzazione, il tutto in poco più di un solo anno, del ferroviario
Scalo Maddaloni/Marcianise di smistamento merci;
b) l’avvio della realizzazione dell’interporto Maddaloni/Marcianise, che,
tra l’altro, grazie al convinto apporto di Ercole Incalza, Responsabile
del tempo della Programmazione del Ministero dei Trasporti, riuscì
a fare inserire tra quei pochissimi di 1^ livello nel nazionale Piano
Generale Trasporti;
c) la realizzazione dei principali sottovia e cavalcavia ferroviari della città
di Caserta e dell’intera provincia di Caserta (in particolare in tenimento
del Comune di Sparanise, all’uscita dell’autostradale casello di Capua,
nonché quelli nella città di S.Maria C.V., di Maddaloni, di Marcianise,
nonché di molti altri in tenimento di altri Comuni della provincia di
Caserta), di talché garantendo, con l’abolizione di numerosi passaggi
a livello che intralciavano il traffico, l’agevole e veloce scorrimento
veicolare, leggero e pesante, su gomma.
Inoltre, nell’esercizio delle sue funzioni quale Sottosegretario ai Trasporti,
Giuseppe Santonastaso determinò anche l’erogazione dei seguenti
finanziamenti:
d) £.1.240 miliardi, necessari per l’ammodernamento delle Ferrovie
concesse (tra cui l’Alifana) o in gestione commissariale governativa,
provvedendo sia al finanziamento della L.910/1986 sia a quello
previsto dalla L.211/1992;
e) £.10 miliardi, da parte del C.I.P.E., per lo studio di fattibilità
dell’aeroporto internazionale in zona regionale meno congestionata
(nella specie, Lago Patria) di quella napoletana;
f) £.38 miliardi, da parte del C.I.P.E., per il completamento del raddoppio
Fuorigrotta/Pozzuoli;
g) £.80 miliardi per la Metropolitana di Napoli;
h) £.13 miliardi per il (duplice) sottovia al Viale Carlo III in ingresso/uscita
alla/dalla Città di Caserta;
i) £.59 miliardi per l’irrigazione intorno al bacino del Sele;
j) £.15 miliardi per il prolungamento della pista dell’aeroporto di
Capodichino;
k) £.22 miliardi per il progetto di risparmio energetico del centro a ciclo
integrato di Bagnoli;
l) £.40 miliardi per la città annonaria di Napoli;
m) £.525 miliardi per la viabilità in Campania.
Ancora nell’esercizio delle sue funzioni quale Sottosegretario ai Trasporti,
Giuseppe Santonastaso contribuì:
n) a determinare il finanziamento di £.37 miliardi per l’edilizia sanitaria;
o) a determinare il finanziamento di £.3.000 miliardi per l’edilizia residenziale
(L.219/81);
p) in modo propositivo e politicamente fattivo, a partire dai primi anni ’80
del secolo scorso e, nell’ultima, decisiva, fase, con il Ministro della Pubblica
Istruzione e della Ricerca Scientifica il Prof. Antonio Ruberti, all’istituzione
e al policentrico insediamento dell’Università degli Studi in Provincia di
Caserta appellata, poi, S.U.N. (Seconda Università di Napoli) e più di
recente, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Sul piano dell’impegno politico nel novero del partito della Democrazia
Cristiana, Giuseppe Santonastaso, dopo aver, giovanissimo, ricoperto l’incarico
di Segretario della sezione D.C. di S.Maria C.V., nei primi anni ’60 guidò i settori
Organizzazione e Enti locali della D.C. di Terra di Lavoro, nonché l’Ufficio Problemi
dell’Economia e del Lavoro, prima di divenirne, del partito, Segretario Provinciale
nel 1968, incarico che ricoprì fino all’inverno del 1971. Durante la sua gestione
del partito provinciale della D.C. fu principalmente risolta la problematica dei
pubblici trasporti con la formazione della Azienda Consortile Trasporti Casertana
(A.C.T.C.), nonché si posero le basi dell’ulteriore potenziamento industriale della
Provincia di Caserta con la previsione e realizzazione dei nuclei operativi di
Teverola e Marcianise. Nella primavera del 1972 Giuseppe Santonastaso entrò
a far parte del Consiglio Nazionale della D.C. (per rimanervi fino al 12.10.1992),
mentre dal 1981 al 1983 fu Dirigente nazionale della D.C. per le Problematiche
degli Anziani.
Saluti Istituzionali
Carlo Marino Sindaco della Città di Caserta
Luigi Traettino Presidente Confindustria Caserta
Interventi
Daniela Borrelli
Salvatore Antonio De Biasio
Antonello Velardi
Ercole Incalza
Pasquale Sposito
Vincenzo De Michele
Tommaso Antonio Ventre
Paolo Pietro Broccoli
Testimonianze e libera discussione
Conclusioni
Paolo Cirino Pomicino
Modera Franco Tontoli
16:00
16:15
17:30
18:00
Dott. Franco Tontoli
Dott. Luigi Traettino
On. Dr. Vincenzo Cappello
Dott. Franco Tontoli
Prof.ssa Daniela Borrelli
Dott. Franco Tontoli
Avv. Carlo Marino
Dott. Franco Tontoli
Prof. Salvatore Antonio De Biasio
Dott. Franco Tontoli
Dott. Antonello Velardi
Dott. Franco Tontoli
Prof. Ing. Ercole Incalza
Dott. Franco Tontoli
On. Dr. Paolo Cirino Pomicino
Dott. Franco Tontoli
Dott. Ing. Pasquale Sposito
Dott. Franco Tontoli
On. Sen. Avv. Tommaso Antonio Ventre
Dott. Franco Tontoli
On. Paolo Pietro Broccoli
Dott. Franco Tontoli
On. Sen. Dr. Vincenzo D’anna
Dott. Franco Tontoli
Dott. Rosario Dores
Dott. Franco Tontoli
Prof. Francesco Papa
Dott. Franco Tontoli
Avv. Alberto Zaza D’aulisio
Dott. Franco Tontoli
On. Dr. Giovanni Piccirillo
Dott. Franco Tontoli
Avv. Domenico Santonastaso
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Indice Cronologico Degli Interventi
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SALA CONVEGNI CONFINDUSTRIA
Via Roma, 17 Caserta
venerdì 27 gennaio 2017 | 16:00
Dott. Franco Tontoli
1
Il dottore Cappello prende posto Presidente dell’Arec. Il sindaco è partito
adesso dalla Casa Comunale, lo saluteremo appena in arrivo. Dicevo che
l’esigenza di contenere al minimo il previsto e tollerato ritardo, che solitamente
si ha, è dovuto, ripeto, alla circostanza del trasferimento che alcuni dei relatori
a cominciare dall’Onorevole Pomicino, hanno da raggiungere le loro rispettive
residenze.
Un primo buonasera. Mi chiamo Franco Tontoli e sono stato gratificato
dell’incarico di moderatore. Mi sento piuttosto un coordinatore. Il moderatore
evoca arene televisive, risse correlate, risse verbali o parolaie se vogliamo, ma
qui questa sera non c’è niente da dirimere.
C’è, piuttosto, da dipanare, collegare, gli interventi di questa manifestazione,
di questo evento, che ha per tema “Giuseppe Santonastaso e la sua
concezione della politica del territorio: un modello ancora attuale?” I relatori li
presenterò subito. Una mia telegrafica, brevissima osservazione. Non un ente,
un’associazione, un partito, un movimento alla base di questa iniziativa. Avrete
notato che gli inviti sono partiti con un account che è “Famiglia Santonastaso”
e so come è andata. Domenico, Mimmo da questo momento in poi, e Annalisa
avevano il desiderio di ricordare il loro genitore, il Senatore Giuseppe
Santonastaso nel decennale della scomparsa, che avveniva ai primissimi del
mese di gennaio di dieci anni fa, non con una sterile rievocazione di fatti,
di cose fatte, quanto, piuttosto, con una riflessione, un confronto, cosa che
avverrà, su quella che era stata la sua attività politica e amministrativa e se
questo potesse essere di utilità per il futuro.
Ne parlarono con la mamma. La mamma, la signora Pina, ha fatto la mamma,
si è arresa e siamo qua. Io ritengo questa manifestazione una messa laica
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proprio per la sacralità dei sentimenti filiali che l’hanno animata.
Alla manifestazione hanno dato il patrocinio la città di Caserta, la Confindustria
che ci ospita, l’associazione degli ex consiglieri della Regione Campania. L’ho
fatta già troppo lunga. Il saluto del dottor Luigi Traettino, fresco Presidente di
Confindustria.
Dott. Luigi Traettino
2
Grazie Franco. Buonasera a tutti e benvenuti a tutti quanti gli ospiti. Saluto tutti
quanti i relatori e do un cenno affettuoso di saluto, un abbraccio alla famiglia
Santonastaso e in particolare alla signora e ovviamente ai figli.
Quando in prossimità della mia elezione a Presidente di Confindustria Caserta
ho incrociato Mimmo Santonastaso, l’Avvocato Santonastaso, vicino alle scale
perché noi siamo, non tutti lo sapranno, ma noi siamo vicini di casa, io sono
cresciuto nello stesso stabile in cui è cresciuto Mimmo e quindi in cui è stato ed
è tuttora la famiglia Santonastaso, Mimmo mi ferma e dice: “io sarei contento
di poter fare nel decennale della scomparsa di papà una riflessione”. Io non...,
non credo che fossi stato già eletto, credo che fossi designato e dissi: “guarda,
se dovessi essere eletto come mi auguro, non credo che succeda il contrario,
sicuramente sarà il primo evento che ospiteremo”.
E così è stato e oggi siamo qui. Poi mi sono chiesto quali fossero le ragioni
per cui era giusto che questo evento si tenesse in Confindustria Caserta. Non
era sufficiente che le argomentazioni fossero soltanto di natura personale e
così non è, per cui mi sono soffermato su questa cosa e ho detto: “perché...
(incomprensibile) valenza personale è giusto che si apra una riflessione, è
giusto che ci sia una meditazione su un personaggio, su un esponente politico
di primo piano di una fase storica che si è conclusa oramai da alcuni decenni
della Prima Repubblica, in che modo può essere di aiuto, può essere di aiuto”.
Io credo che la ragione vada ricercata innanzitutto nel fatto che la meditazione,
la riflessione sulla storia e sul passato, evitando accuratamente la banalizzazione
e la mitizzazione del passato, ma la critica della stessa e quindi la riabilitazione,
sia necessaria per dare un’identità al territorio.
Io credo che un territorio se non guarda alla propria storia, se non rielabora
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le proprie radici, non ha un’identità. E questa è una grande difficoltà, è un
grande problema che noi abbiamo e stiamo vivendo. E questa ragione, e
questa considerazione si ricollega al terzo aspetto, alla terza ragione per la
quale io ho ritenuto, abbiamo ritenuto come Confindustria Caserta di ospitare
questa iniziativa, questa prima iniziativa pubblica in occasione di questa nuova
presidenza.
E, cioè, facendo una valutazione oggettiva, fisica, materiale, di una stagione
che si è chiusa, che si è chiusa con la Prima Repubblica, quindi all’inizio degli anni
‘90, il portato di quella stagione è tangibile e probabilmente da quell’epoca
in poi, almeno per quanto riguarda quest’area del Paese, questa provincia,
questa città in particolare, altri passi in avanti tangibili, materiali non credo che
siano riscontrabili. Faccio riferimento alla variante, faccio riferimento alle scuole
medie superiori che si sono insediate nella nostra provincia, faccio riferimento
ancora a un tema che è tornato ad essere straordinariamente centrale come
l’Interporto Sud Europa, quindi tutto quanto il tema della logistica.
Tutti questi tasselli sono portati di una stagione nella quale il Senatore
Santonastaso è stato uno dei massimi esponenti. Ci sono altri, qui in sala, che
io saluto, che poi sentiremo successivamente su parti opposte politiche o della
stessa parte. Però, quella è una stagione nella quale gli elementi che sono
venuti fuori, cioè le infrastrutture che ci sono su questo territorio sono figlie di
quella stagione.
L’eredità che noi dobbiamo prendere da quella stagione è valorizzare queste
infrastrutture e portare avanti quel territorio.
E non potremmo farlo se non guardando criticamente al passato, prendendo
insegnamento, prendendo insegnamento dal passato e procedendo...,
procedendo verso una politica che si preoccupa del nostro territorio. (Applausi)
Faccio un’ultima considerazione e poi lascio, perché il mio non è un intervento,
è un semplice saluto e lascio ai relatori le considerazioni più dettagliate, poi
magari mi riservo, se possibile, nella fase del dibattito di fare delle considerazioni.
Oggi è ritornato centrale tutto il tema legato alle infrastrutture, alla logistica.
Avete sentito, qualcuno di voi avrà sentito della necessità di immaginarsi delle
zone economiche speciali che, probabilmente, in mancanza di risorse, è l’unica
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possibilità di far ripartire il nostro territorio. Ecco, tutto il tema della fiscalità non
può che essere ricollegato alla infrastrutturazione del territorio che nasce negli
anni passati, in quel periodo, in quella storia.
Quindi, probabilmente la nuova classe dirigente, la nuova classe politica deve
sicuramente prendere insegnamento da quell’epoca per la concretezza, per il
fare che l’ha caratterizzata, grazie.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Tocca a Vincenzo Cappello nella sua qualità di Presidente dell’Associazione
degli ex consiglieri regionali della Campania. Giuseppe Santonastaso nel 1970
fu il primo eletto della provincia di Caserta alla prima, come dire, legislatura,
consiliatura, consiliatura-legislatura regionale.
On. Dr. Vincenzo Cappello
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È vero Onorevole Pomicino? Anche a noi è legislatura, anche noi facciamo,
abbiamo fatto le leggi.
On. Dr. Paolo Cirino Pomicino
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È un organo legislativo.
On. Dr. Vincenzo Cappello
È con, è veramente con molto piacere che rin..., sono qui per dare il saluto
mio personale e dell’Associazione degli ex consiglieri regionali per ricordo
diciamo di un personaggio che ai vari livelli, quindi livelli locali, provinciali,
regionali e nazionali, certamente è stato straordinario per la sua azione, per il
suo impegno politico.
E, chiaramente, senza lasciarsi prendere da emozioni, da retorica oppure da
amarcord, come diceva l’amico Franco Tontoli, io, solo, vi rubo solo qualche
minuto per due..., due momenti particolari. Un ricordo personale che ho del
Senatore Santonastaso, ricordo familiare, se la signora Pina, Mimmo e Annalisa
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me lo consentono, ed una testimonianza politica. Il ricordo è quando nel...,
alla metà degli anni ‘60, verso il 1965, seguendo alcune volte mio padre,
ancora io con i pantaloncini corti ho avuto modo di conoscere il Senatore
Santonastaso. E da allora ricordo questa grande personalità, ecco, decisa, un
uomo che voleva fare e doveva fare a tutti i costi per il benessere di questo
territorio, per il benessere della sua terra.
E, nello stesso tempo, il ricordo della persona molto affabile, ma nello stesso
tempo molto, come dire, corale. Nel senso che lui metteva nelle cose prima
il cuore e poi la testa. E questo ricordo soprattutto io l’ho, qualche momento
familiare in cui ho vissuto con la mia famiglia e la famiglia Santonastaso anche
alcuni momenti, diciamo, di svago, qualche volta, al mare.
Ecco io ricordo il Senatore Santonastaso sempre come un padre molto
attento, molto affettuoso, molto legato alla sua famiglia. E, poi, dicevo, una
testimonianza di carattere politico, se me lo consentite, anche per l’esperienza
che io ho avuto al suo fianco.
Lui è stato per me, ma per tanti altri, ne vedo qui tanti, da Giampaolo Iaselli
a Riccardo Ventre e tanti altri, mi perdonerete se non vi cito tutti, io credo
che quella esperienza per noi è stata fondamentale ed importante perché in
quell’esperienza abbiamo fatto i nostri passi in politica, ma sempre sotto la sua
guida, il suo coordinamento.
È vero, Salvatore? E tu te lo ricordi, te lo ricordi bene. E un’altra cosa che
ricordo in particolare di quell’esperienza è che lui era sì, Senatore del Collegio
di Caserta ma è stato sempre il Senatore di tutta la provincia di Caserta. I suoi
amici li aveva ad Aversa, li aveva, forse l’Onorevole Pomicino se lo ricorda
questo e..., e certamente lo ha subito anche in qualche occasione, i suoi amici
li aveva ad Aversa, li aveva a Sessa, li aveva a Teano, li aveva a Piedimonte,
in tutta la provincia di Caserta. Quindi era un po’ il punto di riferimento di noi
tutti. Ed in particolare io voglio, consentitemelo, ricordare due grandi amici del
Senatore Santonastaso che cito perché sento di volerli e di doverli citare: Don
Mario Vallarella e Don Salvatore D’Angelo.
(Applausi)
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Io credo che questi sono effettivamente gli amici più cari ecco del Senatore
Santonastaso.
Un ultimo ricordo, un’ultima testimonianza che è stata quella, no, no, che è
stata soprattutto quella che ci ha visti impegnati me, Giampaolo, ma tanti altri,
in una battaglia, diciamo, eravamo nell’85-’86 e si parlava di Università. E
noi tutti, sotto la sua regia e sotto la sua guida, siamo stati impegnati per far
venire, Traettino poco fa ha ricordato tutte le sue grandi opere, ma una di
queste grandi opere tu l’hai dimenticata..., esattamente l’Università.
L’Università a Caserta che arrivava, badate bene, per una frase che noi, in una
notte, abbiamo inventato contro gli amici napoletani. La Seconda Università
di Napoli doveva sorgere, doveva nascere “lungo l’asse Napoli-Caserta”.
Questa frase ha fatto sì che Caserta..., Caserta e la provincia di Caserta,
avesse la sua Università. E da ultimo, quindi, una cosa diciamo, una battaglia a
favore dell’Università. Ed una contro. Qual è stata?
Nel 1995 ricorderete tutti quanti il rischio che noi casertani abbiamo corso
per l’insediamento della Q8 nell’area di Capua. È stato grazie a questa nostra
azione, sempre sotto la guida del senatore Santonastaso, che ci ha consentito di
respingere il trasferimento della Q8 nella provincia di Caserta. Queste sono le
due cose più importanti che io credo vadano ricordate alle nuove generazioni
e mi auguro che questa provincia, ecco, ma senza assolutamente, senza
polemica, possa un giorno per il futuro avere un altro Senatore Santonastaso.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Prima di dare la parola ai relatori, la parola no, ti do, attiverò il microfono,
una comunicazione di servizio. Domenico Santonastaso, Mimmo, è pregato di
accomodarsi qui al tavolo, c’è una sedia libera e visto... No, perché, diciamo
unico figlio maschio, ci si rivolge senza nulla togliere ad Annalisa e alla signora
Pina. Invece adesso i relatori si rivolgeranno al banco con Mimmo.
I relatori li anticipo, la professoressa Daniela Borrelli, il professor Salvatore
Antonio De Biasio, il dottor Antonio Velardi, il professore ingegner Ercole
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Incalza, l’ingegnere Pasquale Sposito, il professore Vincenzo De Michele, il
senatore avvocato Tommaso Antonio Ventre, l’onorevole Paolo Pietro Broccoli,
l’onorevole dottore Paolo Cirino Pomicino.
La prima relazione. Dottoressa, al microfono delle relazioni. No, no, c’è il...
Non lo so come l’organizzazione tecnica prevede il banco? Prevede, preferisce
stare seduta piuttosto che in piedi?
Prof.ssa Daniela Borrelli
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Come preferite, per me è uguale.
Dott. Franco Tontoli
La professoressa Daniela Borrelli, solo due righe, è docente all’istituto Pietro
Giannone di Caserta. Il suo spirito partecipativo alle vicende della città non
potevano che ispirarne la candidatura al Consiglio comunale. Oggi è Assessore
alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune capoluogo di provincia.
Prof.ssa Daniela Borrelli
Grazie, e anche Edilizia Scolastica, ci tengo particolarmente. Buonasera a tutti.
Io mi scuso con voi ma ho un pò di raucedine causata dal periodo dell’anno,
dal clima un pò infausto. Io voglio salutare in primo luogo uno dei più giovani
rappresentanti della famiglia, sono contenta che sia qui con noi, ed è, per un
caso fortuito, anche stato un mio ex alunno. Quindi, so che Ilario era molto
legato al nonno e mi fa piacere salutarlo per primo.
Ringrazio, poi, tutti quanti, in primo luogo la signora Santonastaso e poi Domenico
e Annalisa per avermi chiesto di parlare del loro papà in questa occasione.
Proprio perché, come diceva già Gianluigi, questo è il momento di confronto, di
crescita, un momento che ci aiuta a rielaborare un percorso e, anche, appunto,
ad augurarci che personaggi di un tale calibro pervadano, e non uso questo
verbo a caso, il nostro territorio.
Io devo dire, avevo una maggiore conoscenza di quello che il Senatore
Santonastaso ha fatto, appunto, sul tema dei trasporti, perché penso che sia tema
di tutti e, come diceva il Presidente di Confindustria, è una realizzazione di una
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serie di snodi importanti che ancora oggi rimane insuperata. E, invece, mi sono
concentrata su quello che, poi, è il mio campo di interesse fondamentalmente,
vale a dire quello della cultura e dell’istruzione.
In primo luogo, ho osservato come il Senatore appunto avesse a cuore tutto
il territorio e in un’ottica molto interessante, molto attuale anche se appunto
parliamo della Prima Repubblica, fin dall’inizio del suo percorso politico.
Su un doppio asse...(incomprensibile) e quello dell’impegno per le scuole. Non
un impegno banale, perché proprio agli inizi del suo percorso politico l’idea
di fondare, di istituire altri istituti professionali in tutta la provincia che vanno
da San Felice a Cancello, va beh, a Santa Maria c’era..., c’era già, a Sessa
Aurunca.
Quindi, sono varie zone del nostro territorio: il litorale domizio come la parte
più prossima al beneventano. È stata attuale, moderna. Ha lanciato un percorso
per tanti giovani che attraverso l’istruzione professionale hanno potuto poi
accompagnare un territorio in una fase di crescita economica. Cioè, c’è stata
la possibilità di confrontare, di mettere insieme la domanda e l’offerta di lavoro.
Ancora oggi il tema dell’istruzione professionale è un tema quanto mai attuale.
E mi piace anche ricordare che Giuseppe Santonastaso ha avuto la medaglia
d’oro dei benemeriti della Repubblica per questo suo impegno. Oggi si fa un
gran parlare di istruzione professionale e, ed è un tema che a me affascina
molto, come docente, perché essa oggi deve unire una serie di competenze
immediatamente spendibili da un certo punto di vista, ma, dall’altro, legata al
concetto di long life education. Cioè, anche coloro che hanno delle conoscenze
sul campo devono continuamente integrarle con l’innovazione tecnologica. E,
quindi, oggi bisogna ripensarlo questo modello dell’istruzione professionale che
così bene il Senatore seppe però ideare e diffondere sul nostro territorio.
L’altro elemento è quello legato a una vera e propria passione per le evidenze
archeologiche, prima di Santa Maria e, poi, in maniera più ampia, della zona del
teatino. Per questo suo impegno il Senatore, subito dopo una catalogazione e
sistemazione dei realien del, dell’anfiteatro sammaritano, ebbe questa..., questa
carica, questa nomina di ispettore onorario delle belle arti.
Tra l’altro gli fu comunicata da un Sovrintendente molto famoso, che era De
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Franciscis, molto impegnato anche su questo nostro territorio. Ma quello che mi
ha colpita è stata la capacità di cogliere il nesso tra le varie parti del territorio.
Cioè, Santa Maria mi risultava naturale, perché era un impegno legato alla città
natia, anche alla sua carriera come sindaco e così via.
Invece, ci sono luoghi che sono meno conosciuti e su cui lui si è impegnato, come
ad esempio l’antica Cales, una delle più antiche colonie romane nel nostro
territorio, attualmente è Calvi Risorta. E nell’antica Cales c’è stata una cura e
una volontà di tutela del patrimonio che oggi stentiamo a trovare, perché sia le
terme che il piccolo teatro di Calvi oggi non versano in condizioni di tutela e di
valorizzazione eccezionale.
Quindi, credo che questa opera fatta all’incirca negli anni ‘60, insomma nella
sua prima parte, è un’opera davvero meritoria, che va non solo ricordata, ma
oggi andrebbe per taluni Comuni ripresa. Ha avuto, per esempio, il merito
di comprendere l’importanza del teatro romano di Teano ben prima che gli
ultimi scavi, che risalgono tra il 2006 e il 2008 insieme alla scuola archeologica
americana, dessero nuovo lustro a questo sito che è molto, molto importante.
Un’altra conquista, e qui passo dal mondo antico, che è più propriamente il
mio campo di indagine, se mi sono soffermata sui teatri è perché io insegno
storia del teatro antico all’Università e, quindi, è un tema che mi vede molto
legata chiaramente al mio percorso di studi, al mondo che è attorno a noi, alla
nostra città. Vale a dire a questa incredibile conquista, a questa battaglia per i
fondi Cipe. So che qui c’è l’Onorevole Paolo Cirino Pomicino, che allora era il
Presidente del CIPE. Vale a dire una battaglia che io giudico solitaria, definisco
così da quello che ho potuto leggere, perché in effetti non c’era una voluntas di
una amministrazione comunale per esempio.
E questi fondi, in un certo qual modo, erano già, potremmo dire tra virgolette
prenotati, per l’ampliamento dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. Ebbene,
negli anni ‘80, quindi, il Senatore ha realizzato una bella conquista, perché sono
50 miliardi delle vecchie lire che sono serviti a dare una prima svolta importante
al Belvedere di San Leucio in quella fase. Successivamente, proprio tra l’84 e
l’88, una serie di ricerche di progettazione, attività progettuali, però il primo
nucleo del percorso museale, che ancora poi per certi versi è in fieri e che con il
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sindaco Carlo Marino stiamo ponendo in essere, viene proprio realizzato grazie
a quest’opera di questo cavaliere solitario, che era un uomo appunto, come
ricordava l’Onorevole Cappello, molto appassionato nelle sue battaglie su un
fronte che, forse, in quegli anni era meno sentito rispetto all’oggi. È una visione
molto lungimirante.
Non parlerò dell’Università, perché è stata ben ricordata, però a mio parere
quella è stata un’intuizione geniale. Perché? E qui mi piace confrontarmi un
attimo con l’oggi. L’Università di per sé, l’universitas, è una rete immateriale di
intelligenze. Ma le reti immateriali hanno bisogno delle reti materiali anche oggi
che magari possiamo vederci in videoconferenza scegliamo di incontrarci de visu
per discutere come è il caso di questo pomeriggio. Ora, c’è un rapporto stretto
tra questi due impegni, cioè tra la volontà e l’impegno già assunti, appunto, negli
anni ‘70 in fase di consiliatura regionale e, poi, portati avanti, sono vent’anni fino
all’istituzione nel 1991 dell’Università, c’è un nesso forte tra questo impegno e
quello pluriennale come Sottosegretario di Stato ai Trasporti. È una visione di un
uomo che prescinde dal campanilismo e pensa al territorio con un ampio respiro,
ha uno sguardo a volo d’uccello.
Oggi siamo in presenza di un mondo che si trasforma continuamente, in cui
le intelligenze possono incontrarsi anche in rete. Però, per fare rete bisogna
di necessità conoscersi, viaggiare, non si può ricorrere solo al mezzo del net,
che è appunto una rete. Bisogna saper dialogare da vicino. Io credo che il
territorio, anche nel policentrismo dell’Università, perché una cosa è la conquista
dell’Università, un’altra cosa è la sua allocazione successiva, può oggi trovare
un nuovo respiro su due fattori, che sono due conquiste, appunto, del Senatore
Santonastaso.
L’uno è tutto quell’insieme di reti vere, materiali, cui è stato fatto cenno prima.
L’altro, invece, è legato alle reti immateriali. Le reti immateriali sono quelle che
promuovono i talenti e che promuovono la conoscenza tout court, dagli istituti
di istruzione secondaria superiore all’Università, alle agenzie che sono formative
in senso ampio e culturali in senso ampio. E qui entra anche il Belvedere di San
Leucio, entra anche il rapporto che abbiamo oggi con la conoscenza.
Questa nostra provincia, in senso ampio, si nutre di creatività e di talento e
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deve far sì che mettendo insieme tutti questi tasselli, la possibilità di un’istruzione
secondaria superiore più aperta possibile che riesca ad allevare, consentitemi
il termine, in greco il termine è “trefo”, che non è solo nutrire ma è crescere
nella conoscenza, giovani talenti che, per esempio, non possono permetterselo,
che sono svantaggiati ma che potrebbero dare tanto alla comunità. Ancora, è
percorrere le nostre strade e farne volano di sviluppo, come il caso dell’interporto.
Ancora, è disseminare le conoscenze tutto attorno a noi con una rete che è
culturale. Faccio solo qualche piccolo esempio dell’oggi perché non vi voglio
rubare tempo.
Noi abbiamo un sistema museale di cui Caserta è capofila e in questo momento
speciale, per questo sistema museale, che fa riferimento al museo di arte
contemporanea, che è sito nel complesso di Sant’Agostino, che quindi è un luogo
che unisce idealmente il passato, il presente e il futuro perché è un’istituzione storica
di questa città per la formazione, per la pedagogia delle diverse generazioni che
si sono succedute. Bene, a Sant’Agostino il museo non è solo un luogo di mostre,
di esposizioni, ma è un luogo che diventa di formazione, perché abbiamo vari
percorsi di alternanza scuola-lavoro proprio all’interno del museo. Con il liceo
artistico di San Leucio ragioniamo sulla possibilità che i ragazzi diventino curatori
di mostre o guide turistiche, ma, ancora, che lavorino sulla specificità delle sete.
E fanno un doppio percorso, uno al museo e uno in rete col museo...
(incomprensibile) San Leucio in maniera specifica. Abbiamo dei progetti
sull’accoglienza con l’istituto Galileo Ferraris, che non a caso è un professionale
di Caserta. Quindi, per lavorare sulla comunitas, la comunitas nel senso suggerito
dalle riflessioni di Habermas, è l’identità di tutti noi come cives, come cittadini
di questi luoghi, c’è bisogno di avere questi riferimenti. E anche il riferimento a
quelle che oggi potrebbero sembrare delle imprese, mi si passi il termine. Forse a
volte oggi noi pensiamo “ma lanciarmi in questa impresa”, “volare troppo alto”,
e, invece, “volare troppo alto o volare molto in alto” farà bene a tutti noi nel
confronto costruttivo con il passato e con un personaggio politico del calibro di
Giuseppe Santonastaso, grazie.
(Applausi)
16
Dott. Franco Tontoli
Grazie, grazie alla professoressa Borrelli. Il Sindaco Carlo Marino ci ha
raggiunti. Scusa Sindaco, vuoi parlare?
Avv. Carlo Marino
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Allora innanzitutto buonasera. Buonasera, grazie dell’invito al convegno a cui
ho fortemente voluto partecipare non solo con la partecipazione personale ma
anche con quella della città di Caserta. Perché appena la famiglia di Giuseppe
Santonastaso, dell’Onorevole Santonastaso mi ha voluto coinvolgere nel
pensiero, nell’idea, nella proposizione di organizzare una discussione sulla
concezione della politica del territorio e su un modello ancora attuale di
quella concezione politica del territorio, sono stato anche affascinato dal
ragionamento e il vedere stasera tante persone, tante intelligenze, tante
persone che guardo negli occhi anche con culture diverse, anche con passioni
diverse e anche, in questo periodo storico, avendo avuto una, un modello
politico in alcuni casi diverso, è affascinante, è veramente importante, perché
fa nascere una discussione che, poi, l’assessore Borrelli, Daniela, ha già messo
in campo.
Cioè, secondo me, il primo tema è l’amore per la propria terra e questo
secondo me è uno dei modelli ancora attuali di Giuseppe Santonastaso. Il
voler bene al proprio territorio, alla propria identità, alla propria comunità, il
costruire nell’azione politica giornaliera, annuale e nella sua storia di uomo e di
politico è stato un elemento. Io non ho avuto il piacere di conoscerlo durante la
sua attività politica. L’ho conosciuto nella parte finale, quando aveva già deciso
di non fare più attività e, quindi, è stato più, ho conosciuto più l’uomo che la
politica. E quello mi ha colpito ancora fortemente di più. Ma lì ho capito che al
di là del ruolo, al di là delle competenze, al di là delle capacità c’era l’amore.
C’era il voler bene ai suoi concittadini, c’era il voler bene a un modello sociale
a cui credeva fortemente, coesione sociale, quindi mettere in campo la voglia
di far ridiventare bella questa terra.
Quello era il periodo storico in cui si credeva fortemente che Terra di Lavoro
era una terra di forti occasioni, una terra di forte creazione e non “dei fuochi”,
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poi ci saranno i relatori che costruiranno meglio quello che è stato il periodo
storico. Ma metterlo a sistema con quella che oggi è Caserta e quello che può
essere, basti vedere che nei suoi cinque mandati da Sottosegretario di Stato
ai Trasporti ancora oggi discutiamo di quei temi, di quelle passioni e di quelle
visitazioni del territorio, oppure diciamo ricostruzioni, che si immaginava del
territorio per farlo diventare più forte e più credibile rispetto al paese.
E di come un Sottosegretario ai Trasporti abbia potuto immaginare e concepire
una politica del territorio partendo dal basso, cioè partendo da quella che
era la volontà, partendo da quella che era la volontà comune di costituire
un modello, all’epoca di concessioni, che potevano poi costruire anche più
servizi al circuito turistico culturale. Quindi, la sua capacità di immaginare un
parcheggio interrato davanti piazza Carlo III, bello, fu Giuseppe Santonastaso...
I sottopassi, li pensò Giuseppe Santonastaso. Quindi, immaginare la mobilità
del sistema trasporti della città, che ancora adesso è attuale, ancora adesso
cerchiamo nell’azione di governo di convincere i Sottosegretari ai Trasporti
attuali di continuare in quel percorso diventa sicuramente il bello, il bello di
ricostruire un momento storico.
Io penso che questo incontro non sia una rivisitazione storica perché sarebbe
un errore. Questo incontro, secondo me, è mettere in campo un’idea forte che
tutti quanti dobbiamo sempre avere, ed è che non possiamo avere un futuro
senza avere, conoscere il proprio passato. E il proprio passato non va soltanto,
diciamo, fintamente, diciamo, ricostruito, ma va valorizzato rispetto a quello
che si diceva prima, cioè rispetto alla nostra identità. Cioè, noi dobbiamo avere
il coraggio, e questa è poi la sfida anche dei prossimi anni e di quella che gli
amministratori locali anche rispetto alla lettura della politica, no? Prima si veniva
eletti con la preferenza e, quindi, l’elemento principale che legava al proprio
territorio, all’amore del proprio territorio, era anche il modello elettorale su cui
veniva eletto Giuseppe Santonastaso. Veniva eletto dalla gente, dai cittadini. Il
Presidente Pomicino veniva eletto dalla gente. Oggi abbiamo i nominati.
E, quindi, quello già era un elemento che univa la comunità al suo rappresentante.
Ed era l’elemento su cui, poi, il suo proprio rappresentante spingeva con forza
a mettere in campo la sua proposta politica, perché sapeva che il suo elemento
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fondamentale, la sua, anche il suo percorso politico, la sua voglia di dare un
contributo alla res pubblica partiva dal cittadino, partiva dal costruire dalla
comunità. E, quindi, la proposta politica partiva dalla..., dalla base.
E, stavo dicendo, e qui, poi, voglio completare veramente il mio intervento,
perché è giusto che ci siano i relatori sul tema, che, come dicevo prima, non è
un elemento di rivisitazione questo incontro, che è secondo me stupendo, è...
Dicevi Enzo?
Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
7
Che a Caserta il sindaco non è stato eletto con le preferenze, quindi lo diciamo
per dire, sei nominato anche tu.
Avv. Carlo Marino
No, no, ma diciamo...
Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
Perché hanno votato delle liste...(incomprensibile) le nostre liste.
Avv. Carlo Marino
No, no, ma diciamo...
Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
Sinceramente...(incomprensibile).
Avv. Carlo Marino
Ma, infatti, io non ho detto come il Sindaco, no. Non mi sono, non mi sono...
Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
...(incomprensibile) a Caserta che si usa un sistema elettorale diverso.
Avv. Carlo Marino
No, no Enzo ma non era....
19
Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
Ti chiedo scusa.
Avv. Carlo Marino
No, no, ma chiedo scusa ma non è una critica, no, no, chiedo scusa e voglio
anche chiarire, non è assolutamente una critica, sì, non è una critica, a, al, agli
attuali, no voglio spiegare, non è una critica alle attuali classi dirigenti. Secondo
me c’è un elemento più forte tra chi viene rappresentato con la preferenza
rispetto a chi viene scelto rispetto a delle logiche politiche. Ma questo è un
mio pensiero, che è assolutamente... , e secondo me dava un collegamento più
forte al territorio.
Ma, fermo restando che, forse, è un errore anche come viene eletto il Sindaco, su
questo non ho, non era quello che mi affascinava. Però, quello che mi affascina,
invece, era trasmettere un altro concetto e qua concludo il mio intervento. È
che le tante personalità che sono stasera fanno dimostrare e dimostrano, come
dicevo prima, che non possiamo avere un futuro senza conoscere il nostro
passato. E se, e anche nella politica non possiamo costruire un modello sociale
più forte, un modello strategico più, adesso si parla di visione dei territori, delle
politiche urbane più importanti, se non immaginiamo e se non costruiamo e
se non valorizziamo quello che abbiamo avuto, quello che ci hanno trasferito,
quello che hanno immaginato per la nostra terra.
Concludo il mio intervento dicendo solo una frase: Giuseppe Santonastaso
credeva fortemente che Terra di Lavoro era terra felix, era terra di occasioni,
terra di possibilità, terra di eccellenze, terra di grandi intelligenze.
Io mi auguro e auspico che tutti quanti noi iniziamo a dimenticare che siamo
“terra dei fuochi”, che siamo terra di illegalità e di criminalità e rimettiamo
al centro, invece, quella, quel grande messaggio che ci ha lasciato Giuseppe
Santonastaso. Non dimentichiamo che noi siamo bella gente, siamo grandi
intelligenze, ma, soprattutto, siamo terra felix. Grazie.
(Applausi)
20
Dott. Franco Tontoli
Grazie al Sindaco Marino. Grazie anche all’intervento col solito punto di pepe
del Senatore Vincenzo D’Anna. Per piacere, non mi fate fare il moderatore
anche in sala se no ho finito. E prima di continuare con le relazioni, proprio nel
momento in cui stavo per dirlo, si è scemato il chiacchiericcio nel corridoio e
allora, grazie anche a un intervento spontaneo, lo dico lo stesso, ringraziando in
anticipo per l’eco che si riverbera nella sala. Ora tocca al professore Salvatore
Antonio De Biasio.
È Presidente dell›interporto Sud Europa, è componente di Giunta dell’Unione
degli Interporti di Confindustria nazionale, è vice-Presidente regionale di
Confindustria Basilicata con delega alla internazionalizzazione e alla ricerca.
Mi fermo qui perché, no, no, mi fermo qui perché non c’è bisogno di ulteriore
presentazione, grazie.
Prof. Salvatore Antonio De Biasio
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Grazie. Donna Giuseppina Santonastaso, zia Pina, Mimmo, Annalisa, credo
che siamo tutti quanti molto contenti, tutti, singolarmente, di essere qua e siamo
contenti nel ritrovare una serie di valori che ci accomunano e che, per ognuno dei
presenti in sala, hanno determinato un grosso momento di vita nella realizzazione
di un percorso su questo territorio ad oggi. Il Senatore Santonastaso non è stato,
il Senatore Santonastaso è con noi. È con noi nel risultato di quanto ha fatto e
che chi più, chi meno, voglio dire, lo ha partecipato nella realizzazione della...,
della sua concezione della politica del territorio, che è una concezione, potrei
dire, da uomo del Rotary, di servizio al territorio.
Giuseppina, non c’è erano né domeniche, non c’erano né feste, non c’erano
gli orari di quando gli correvi dietro perché doveva, caso mai, per ascoltare la
persona più umile che veniva a casa per parlargli, faceva tardi e poi doveva
correre velocemente con l’auto, con i suoi collaboratori. Questo è il quadro che
ci portiamo dietro. Un uomo al servizio del territorio nella concezione.
È stata carina Daniela Borrelli, prima; brava. Perché nella semplicità, voglio
dire, del suo impegno noi abbiamo trovato il ricordo palpante di Giuseppe
Santonastaso a Caserta. Caserta come realtà della provincia di Caserta. Quindi,
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è vero quello che diceva poc’anzi il dottor Cappello, il professor Cappello,
quando, voglio dire, ricordava questa pluralità di presenze.
All’Onorevole, al Senatore, all’amico Paolo Cirino Pomicino, ai parlamentari
presenti, agli ex parlamentari presenti è stato dato, voglio dire, tanto al territorio.
Voi, io ero giovane del Movimento Giovanile DC e..., e vi guardavamo come
delle..., delle grandezze che avete realizzato qualcosa di importante. Purtroppo, nei
cicli della storia, poi, si hanno queste situazioni ondivaghe, che vanno recuperate.
Credo che questo momento sia attraverso il Senatore Santonastaso, questo
ricordo, bravo Mimmo che ti sei impegnato in tal senso con i tuoi cari e con i tuoi
amici, con Annalisa.., certo, con Annalisa, con i tuoi cari a richiamarci su questo.
Vi voglio dare una piccola osservazione nel mio intervento. E la piccola osservazione
è di questo tipo. Il Senatore Santonastaso è Medaglia d’Oro nella nostra
Repubblica al merito della Pubblica Istruzione. Però, io da uomo di industria,
vi voglio dire, vi voglio passare questa osservazione. È stato un uomo che ha
guardato ad orizzonti lontani. Luigi (n.d.r.: il riferimento è al Prof. Luigi Carrino,
già Presidente del C.d.A. del CIRA - Centro Italiano Ricerche Aerospaziali -
di Capua), è un po’ come se noi uomini anche dello spazio, dell’aerospazio,
guardiamo sugli orizzonti molto più alti per arrivare a delle conclusioni, a delle
tecnologie, a delle cadute che non sono alla portata immedia...
E allora Geppino Santonastaso, quando ha avuto la sua grande attenzione per
la pubblica istruzione, e lo dovete sapere, l’ha avuta relativamente all’istruzione
in modo particolare, ora vi dico anche perché, negli istituti professionali di Stato
e negli istituti di istruzione superiore secondaria, cioè gli istituti tecnici industriali.
Sapete perché? Perché lui, sì zia Pina, è stato sempre ingegnere, poi, quando noi
nel ‘75 abbiamo, nel 1975 abbiamo avuto il più alto indice di industrializzazione
relativo al Pil industriale d’Italia, qui avevamo, il dottor Tontoli ne è stato puntuale
poi osservatore, noi avevamo grandissimi complessi industriali. Il Presidente
dell’Unione Industriali di Caserta, voglio dire, è testimone di quello che non
abbiamo più, purtroppo, e che allora avevamo, è che avevano un bisogno,
avevano in questa Terra di Lavoro, che era in larga misura terra di agricoltura.
Immaginate il personale della Pozzi Ginori a Sparanise, quale bacino prendeva
se non dalla campagna. La Siemens, la Italtel, Siemens poi, la Face di Maddaloni,
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la Olivetti, la Texas, ma chi più ne metta, la 3M Minnesota, la Saint-Gobain.
Questo mare di contenitori industriali produttivi avevano una fame enorme
di tecnici. Il Senatore Santonastaso arrivò a questa considerazione, a questa
intuizione, con il suo impegno in questa fattispecie della pubblica istruzione,
riuscendo, nella contemporaneità del momento, ma con qualche decennio di
anticipo, a farsi carico di una attività del genere rispetto alla quale il territorio
umano è arrivato successivamente a comprendere la bontà di un passaggio del
genere. E vi assicuro che, avendo avuto io la fortuna, prima con il Presidente Luigi
Carrino, di gestire per due mandati il Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale,
l’Interporto Sud Europa attualmente, nella sua, voglio dire, realtà di espansione,
che è stata citata poc’anzi. La necessità di realizzare figure tecniche, no?
Debbo dire che ha spinto per esempio l’Avvocato Giuseppe Barletta ad avere
all’interno dell’interporto un ITS specifico, cioè un istituto tecnico superiore
per formare tecnici per la logistica. Perché, diversamente, avremmo avuto la
difficoltà di poter far espandere, voglio dire, una situazione del genere. Quando
io penso allo sforzo anche del sindaco di Marcianise, del dottor Velardi, nella
realizzazione di questo … io ritorno, Mimmo, all’immagine prioritaria di papà
che, ragionando ad alta voce, cioè non è che è stato un fatto casuale, non
è perché, dice, aveva una condizione di potere e poteva fare... No, è stato
un percorso ad alta voce, che anche le mie orecchie hanno registrato nella
mente. Io vorrei terminare subito, proprio per consentire al parterre dei colleghi
relatori, voglio dire, un tempo particolare e vorrei se mi consentite ringraziare il
Presidente dell’Unione Industriali di Caserta, che è la prima volta che io ti ascolto
direttamente e, debbo dire, che ti presterò molta attenzione, perché non so se
la presenza fisica nel palazzo dove siete cresciuti ha determinato, ma tu riesci
a vedere lontano con le citazioni che hai fatto sulle leve di sviluppo che sono
sul territorio, ma non perché sono Presidente di Interporto Sud Europa, perché
realmente il presente, che si costruisce per il futuro, sta in un atto di testimonianza
anche tua, che questa sera ci stai ospitando con lungimiranza. Auguri anche a te,
di cuore veramente. Grazie.
(Applausi)
23
Dott. Franco Tontoli
Per carità, per carità, non sto qui a dare i voti, ma una doppia bravura, riuscite
a contenere anche nell’intervento anche la succosità dei sentimenti che ne sono
stati alla base. Sentimenti certamente affettuosi di Salvatore Antonio De Biasio
nei ricordi di un’epoca politica che è stata.
Il prossimo relatore è Antonello Velardi, giornalista. Oggi è capo redattore
centrale del Mattino. Trascorsi all’Ansa, la Repubblica, la Voce, al Tg5 di
Mediaset, al Corriere del Mezzogiorno. Oggi..., oggi è anche un autocrocifisso
perché è il Sindaco di Marcianise.
Dott. Antonello Velardi
9
Ciao Paolo (n.d.r.: il riferimento è all’on. Paolo Cirino Pomicino), ciao. Buonasera,
buonasera. Grazie Franco. Grazie Franco, buonasera a tutti. Saluto e ringrazio
intanto la famiglia Santonastaso, Mimmo, l’Avvocato Mimmo, per la cortesia
che ha avuto nell’invitarmi. Ringrazio il padrone di casa, il dottor Traettino e
poi saluto in particolare il mio collega, ed amico, Carlo Marino. Quando mi ha
invitato, quando mi ha invitato Mimmo, Mimmo è rimasto sorpreso dal fatto,
mi ha detto questa cosa, io ho detto: “no, vengo subito, mi fa piacere, mi fa
molto piacere”.
Anzi io credo che ci debbano essere discussioni di questo tipo. C’è un grande
bisogno di confronti di questo tipo e, soprattutto, perché i confronti non devono
restare una vuota ritualità, ma devono lasciarci qualcosa, devono farci, devono
darci un segnale e devono farci capire dove stiamo e, soprattutto, dove...,
dove possiamo andare. E sono venuto molto volentieri, scusatemi, ho ancora i
postumi dell’influenza, sono venuto molto volentieri per due motivi.
Intanto, perché ero diventato, nel frattempo, autocrocifisso, il Sindaco della mia
città. Racconteremo poi, in un’altra storia, Paolo, poi ti racconterò come siamo
arrivati a questa cosa e perché, ma questa è un’altra faccenda. La diremo da
un’altra parte, il Sindaco della mia città, che è la sede, la sede di un interporto,
di un’opera che è un’opera cui è, la quale opera è legata in gran parte alla
figura del Senatore Santonastaso, del Sottosegretario Santonastaso.
E mi fa piacere che ci sia qui stasera l’ingegner Ercole Incalza, che fu, in qualche
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modo, e poi avrà occasione di dircelo, il padre, il padre di quell’opera. E, quindi,
mi faceva piacere, perché da Sindaco io mi sono subito posto il problema
dell’interporto. Mi faceva piacere da questo punto di vista e anche perché io
da giornalista fui testimone di quella stagione.
Io allora scrivevo su Repubblica, di quella stagione, e fui autore di una serie
di articoli tra le altre cose che riguardarono Santonastaso e la Democrazia
Cristiana in provincia di Caserta.
Con un’aggravante, tra le altre cose, perché poi una vicenda personale,
poi nessuno, mio zio, che era Vincenzo Capone e che era stato Sindaco di
Marcianise, io non l’ho mai raccontata questa cosa, a un certo punto, per un
certo periodo, è stato anche capo della segreteria di Santonastaso. Io non
ho mai una volta, mai una volta ricevuto da mio zio un rimprovero, qualcosa
per dire: “ma che stai scrivendo? Devi essere più morbido”, un rispetto
dell’autonomia e un, appunto ripeto, un rispetto che non ho trovato altrove,
perché adesso, poi, facendo il giornalista, adesso l’ultimo imbecille consigliere
comunale, circoscrizionale sta lì a protestare per delle cose. Questo lo voglio
dire perché è un, è un particolare questo che non racconto, che non ho
raccontato e, addirittura, ad alcuni è ignoto. Penso che fosse ignoto anche a,
anche a Mimmo, sì, sì.
Dunque, perché quando io sono diventato Sindaco di Marcianise mi son
posto il primo problema, il problema dell’interporto? Perché se noi non ci
ponevamo questo problema non ci ponevamo il problema di capire perché
l’interporto era fermo, perché non era decollato e, soprattutto, che cosa si
poteva cominciare a fare per farlo decollare, non avrebbe assolto ad un,
ad una funzione, a un ruolo fondamentale e, cioè, al ruolo che deve avere
qualsiasi classe dirigente.
Perché, se la classe dirigente non si pone ‘stò problema è inutile che fa la
classe dirigente, per cui è classe dirigente semplicemente per essere Sindaco
con la fascia e andare appresso alla processione, che è una cosa che,
diciamo, non è proprio in cima ai nostri, ai nostri pensieri. E mi sono posto
il problema del perché, poi, non partiva questo interporto, perché questo
interporto non decollava.
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E l’idea che mi sono fatto in soldoni, la dico così, la dico all’ingegner Incalza,
l’idea che mi ero fatto è che c’erano delle responsabilità molto forti della parte
imprenditoriale, responsabilità molto forti di una parte imprenditoriale che non
faceva, come dire, impresa, non faceva impresa e non si confrontava con il
mercato in una realtà completamente diversa, che è la realtà del 2016-2017
e, dall’altra parte, c’era una responsabilità molto forte della parte politica,
enorme, drammatica, sia degli amministratori sul territorio e sia delle classi
politiche di questa provincia, che non si erano mai posto davvero il problema
dell’interporto, ma si erano posto in precedenza, e continuavano a porsi, il
problema dell’interporto come una gallina in qualche modo dalle uova d’oro
e, quindi, non come un’occasione di rilancio e di sviluppo di un territorio, ma
come una gallina da tenere lì e da, e da bloccare.
Questa cosa qua mi ha fatto capire che l’unica cosa che si poteva fare era
iniziare con...., cominciare con un’azione molto forte, con un’azione forte, diretta
e, soprattutto, senza equivoci, in modo molto chiaro. Sono stato molto chiaro
con la società dell’interporto, sono stato chiaro con i miei amici di viaggio al
Comune, con i politici.
Non sono stato chiaro con tutti gli altri politici in circolazione perché non li ho
trovati, non c’erano, non c’erano, erano dispersi, scappati, fuggiti. Cioè, alla
fine, non c’era, io ho capito questo, che attorno a questa grande occasione di
sviluppo, perché le occasioni di sviluppo di questa provincia fondamentalmente
sono state due negli ultimi trent’anni: l’interporto di Marcianise-Maddaloni e
l’aeroporto internazionale di Grazzanise.
Di fronte a queste due grandi questioni alla fine la classe dirigente di questa
provincia non ha svolto questa funzione, si è messa dietro, è stata su una
posizione, su una posizione dietro, è stata lì a guardare e non ha voluto
partecipare. Io dico non ha voluto partecipare, perché, fondamentalmente,
non ha avuto la forza di farlo, non ha avuto la forza di farlo.
Perché, nel frattempo, questa classe dirigente che avanzava era la seconda,
terza, talvolta la quarta fila di quella classe dirigente che è la classe dirigente
che si trova anche qui e che era un’espressione di quella Prima Repubblica,
che io, da giornalista, ho criticato molte volte e che però aveva una capacità
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di visione, aveva una visione, un’idea, sbagliata, giusta che fosse, ma aveva
un’idea. Poi sono arrivati seconda, terza, quarta fila, non hanno idee, non
sanno di che cosa parlano.
L’aeroporto internazionale di Grazzanise è stata una grande scommessa
persa, completamente persa. L’altra scommessa, ancora in campo, era, ed è,
ancora l’interporto di Marcianise-Maddaloni. Non utilizzare questa scommessa
significa fare un danno enorme, gigantesco a questa comunità e, quindi, un
danno enorme per le generazioni che vengono.
Non tanto per la nostra generazione, perché, poi, gli effetti si vedranno e si
vedono in un lasso di tempo che non è di due-tre anni. Si vedrà in dieci anni,
in cinque anni, dieci anni. Poi, noi speriamo che si vedrà in venti anni dopo. Ma
tutti questi effetti saranno degli effetti per le generazioni future.
Devo dire, da questo punto di vista, e lo dico affettuosamente a Paolo, che cosa
io ho capito nel frattempo facendo il giornalista da Marcianise e spostandomi
a Milano, a Napoli? Io ho capito questo, che, comunque, noi abbiamo avuto un
grande, grosso problema. Noi abbiamo avuto il problema del Napolicentrismo.
Il Napolicentrismo, una visione Napolicentrica della realtà, delle dinamiche, ci
ha molto, molto bloccato.
Ora, questa, adesso non voglio qui semplificare, non voglio stare qui a
semplificare, un problema è un problema che ha una sua, che ha una sua
complessità. Si è detto qui Santonastaso cinque volte Sottosegretario e
mi ricordo, cioè è un ricordo, mai Ministro, mai Ministro, dice: “attenzione,
teniamolo sottosegretario perché se può diventare Ministro questi di Caserta
si allargano, attenzione”. Tutte queste faccende qua.
Diciamo, questa visione era una visione dove Caserta doveva essere sempre
una costola... la costola napoletana. Ricordo, caro Paolo, nella circoscrizione
storica Napoli-Caserta, quelli di Caserta dovevano avere una posizione che
era una posizione sempre, e questo, è colonia dice il Senatore Ventre.... Tant’è
vero che, per molti, c’era il rifugio verso il Senato, perché con il Senato c’era la
posizione di rappresentanza dei territori diversi.
Ma questo, voglio dirlo, voglio dirlo perché? Lo dico, questo, perché bisogna
tenere conto di questa realtà, e non, e non commettere gli stessi errori. E,
27
difatti, questa è la, è la, osservazione e lo spunto di riflessione che lascio qui.
Spero che venga ripreso da qualche altro, da qualche altro relatore, cioè
capire se il Napolicentrismo è finito e se, come io penso, quella visione per cui
Caserta era una colonia di Napoli è una visione che non c’è più, perché Napoli
ha capito che Caserta è una grande risorsa. C’è, evidentemente adesso, una
difficoltà di Napoli sul piano anche della capacità politica, non ci sono più i
personaggi che c’erano prima. Napoli ha perso la sua forza di essere direzione
politica. Ha perso tutto questo.
Ma, al di là di questo, di un dato che è un dato, certamente, c’è l’altro dato,
cioè Napoli ha capito che noi non eravamo colonia, che Caserta, quest’area,
non era una colonia, ma era la colonia..., era la parte di tutta questa grande
area di Napoli, di questa grande Napoli e che questo non era uno sfogo, non
era neanche, come dire, un luogo dove depositare e rifiutare e mettere qui i
rifiuti di Napoli, ma era un luogo dove sfogare, dove avere uno sfogo e dove
aiutare le attività che erano attività che, magari, prima a Napoli non potevano
crescere. L’interporto va in questa direzione.
E il fatto che adesso si riparli e si parli di mettere in rete gli interporti e, cioè, di
consentire che l’interporto di Marcianise-Maddaloni faccia rete con l’interporto
di Napoli e che, insieme, e che insieme possano sostenere degli sforzi, possano
sostenere la concorrenza, che non è nazionale ma che è globale, e la possono,
e la possono sostenere con un soggetto che deve...(incomprensibile) cambiare
e che si dice cambierà, che è il porto di Napoli, e fare rete, questo va in una
visione che è la visione contro il Napolicentrismo, ma è una visione nuova.
Quindi, chi ha avuto una visione di questo tipo, si è reso conto, e si sta rendendo
conto, che noi siamo una risorsa.
Quindi, primo dato che metto, che lancio qui come, non come provocazione ma
come momento di riflessione: è vero che siamo in questa condizione e cioè che
noi siamo adesso diventati risorsa, è vero che c’è questa nuova consapevolezza.
E la seconda questione è se noi, come casertani, come provincia di Caserta,
abbiamo questa consapevolezza e, quindi, di poter essere dei protagonisti
e, quindi, di non dover poi delegare a Napoli, di essere noi protagonisti del
nostro, del nostro presente. Io, adesso, dico una cosa che non dovrei dirla.
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Io sono, come dire, politicamente scorretto. Stiamo qui discutendo, stiamo
ascoltando, stiamo facendo il punto. Ieri sera, a quest’ora, no non a quest’ora,
un po’ più tardi, verso le dieci, nove e mezzo, ho partecipato a una riunione
con i Sindaci per alcune, per discutere sulla vicenda degli enti sovracomunali,
rifiuti, acqua, provincia dissestata, rifiuti, in passato tutti in galera, acqua, pieni
di debiti, fallimento totale di un sistema. Ieri c’è stata una discussione che è
stata surreale, una discussione dove nessuno si è andato a interessare, parlo di
spezzoni importanti di classe dirigente di questa provincia, nessuno si è andato
ad interessare della qualità del servizio da rendere a questa comunità, ma c’è
stata tutta la discussione surreale della serie “io sono candidato a questo, tu sei
candidato a questo, tu sei candidato a quell’altro”.
Quindi, da questo punto di vista, come dire, la risposta, la domanda che io ho
posto “siamo noi adesso pronti a svolgere la funzione di classe dirigente?”, se
guardo e vedo quello che, se resto fermo a quello che ho ascoltato ieri sera,
non siamo pronti, chiaramente, perché stiamo ancora fermi lì, come dire, a
discutere, a discutere di poltrone, di poltroncine e di strapuntini.
Dobbiamo avere questa visione, è necessario, è indispensabile avere questa
visione, lo dico qui, in questo luogo simbolico, importante, questo è il luogo
pulsante dell’imprenditoria, dell’imprendere, del voler fare le cose, di voler
andare avanti. Io sono il Sindaco della città di Marcianise, io ho detto, ripetuto, ho
scritto più volte, noi siamo la città della produzione, vogliamo esserlo, vogliamo
imprendere, vogliamo dare un nostro contributo all’impresa. Quando io ho
parlato con Arcuri pochi giorni fa perché c’era la discussione, Paolo, sui vecchi
Bic, gli incubatori di impresa e sono i tuoi tempi, sono i tuoi tempi, che fu una
felice intuizione, l’incubatore di impresa di Marcianise fu inaugurato da Misasi,
allora, adesso non ricordo se da Ministro del Mezzogiorno o da Sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio, e, quindi, ci sono gli incubatori e adesso questi
incubatori hanno fatto tutto un giro per poi tornare a un punto iniziale per cui
Invitalia li sta dismettendo e chiede ai Comuni se vogliono subentrare.
Io ho detto una cosa, ho detto: “sì, io voglio subentrare”. Dice: “ma voi siete
capaci?”. Io ho detto: “sì, subito, siamo capaci”. Ho detto una grande bugia,
ovviamente non siamo capaci, però non mi sono tirato indietro, non mi sono
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tirato indietro. Io ho detto: “sì, lo voglio fare.
Vediamo questo incubatore, vediamo che cosa dobbiamo fare e vediamo,
capiamo che abbiamo uno strumento a disposizione per poter svolgere una
funzione. Se riusciamo a catturare delle start-up, se riusciamo a catturare delle
imprese da qui, in Italia, o dall’estero, in un determinato filone va bene, è uno
strumento a disposizione”. Quindi, diciamo noi, la funzione di classe dirigente,
la funzione di classe dirigente la vogliamo svolgere.
Io penso che questo è il momento per avere questa inversione di tendenza.
Questa inversione di tendenza per finalmente, come dire, riuscire a fruire
dei frutti della fine del Napolicentrismo, della fine del Napolicentrismo e,
finalmente, di poter noi dire che cosa siamo, che cosa vogliamo essere, che
funzione, che funzione vogliamo svolgere.
Il fatto che attorno, qui, c’è un po’ di gente, gente che conta, dico io, e
che ha una visione, ci deve aiutare, ci deve aiutare in questo percorso,
perché...(incomprensibile) si vince, adesso, in questo snodo, che è uno snodo
fondamentale, oppure la battaglia è persa ed è persa per i prossimi 40-50
anni. Grazie.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Grazie, grazie ad Antonello Velardi, che ha tracciato un arco, ecco, tra il
passato, passando per il presente, proiettato al futuro. Si è parlato parecchio
di interporto. Dopo il Presidente c’è in sala l’azionista di riferimento, Giuseppe
Barletta, così come in sala ci sono, io da qui stento a vedere tutti, il Consigliere
Regionale Giampiero Zinzi e qualche pagina della storia dell’amministrazione
della Provincia di Caserta, con Giampaolo Iaselli, Riccardo Ventre, Angelantonio
Pascariello e Franco Cipolla, fra gli ex Presidenti.
È il, è il momento adesso, sì, adesso vedo anche l’on. Pietro Sgueglia, meno
male che mi soccorre il Senatore Vincenzo D’Anna, grazie.
L’ingegnere Ercole Incalza, alto dirigente statale, già Capo della Segreteria
Tecnica del Piano Generale dei Trasporti, già Amministratore Delegato della
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società della Tav, già Responsabile della Struttura Tecnica di Missione del
Ministero Infrastrutture e Trasporti. Qualcosa certamente ne sa.
Prof. Ing. Ercole Incalza
10
Grazie. Io volevo fare prima una promessa, cioè ricordare che 30-40 anni fa,
quando Geppino (n.d.r.: il riferimento è sempre a Giuseppe Santonastaso) era
Sottosegretario, le deleghe all’interno dei Dicasteri erano senza dubbio un atto
formale, ma contava la sintonia tra il Ministro e il Sottosegretario. E, nel caso
specifico, tra Claudio Signorile e Geppino Santonastaso c’era una sintonia piena.
Donna Giuseppina ricorda, quante volte è venuta a Roma e non ha visto il marito
perché il marito era bloccato col Ministro, sistematicamente. Questa premessa mi
è utile per le cose che dirò dopo.
Io volevo però collegarmi a quello che diceva prima il Presidente della
Confindustria sull’attualità. E, per rendere attuale un’occasione come questa,
dobbiamo per forza riferirci a quello che fino a 54 giorni fa, cioè dal 4 dicembre
2016, non sentiamo più dire.
C’era un Presidente del Consiglio che ripeteva sistematicamente che in mille giorni
il Governo aveva approvato riforme rivoluzionarie che mai nessun Governo in
passato aveva fatto, aveva attuato e aveva portato avanti. Cioè mille giorni,
quasi uguali ai mille giorni di Geppino al governo. Beh, io questa sera devo
dimostrare che, purtroppo, nella serie di falsità c’è anche questa, perché in realtà
i mille giorni di Geppino sono..., sono stati forieri e hanno prodotto riforme che
esporrò in modo sintetico e che testimoniano non la distanza, ma quanto sia
veramente differente sia quello che si è fatto, sia quello che in modo lungimirante
Geppino Santonastaso ha fatto per questa terra e per il Paese in un periodo non
facile sia per problemi interni, e qui l’onorevole Pomicino ricorda che non è che
i problemi interni dell’epoca erano più facili di quelli attuali, e sia per i problemi
esterni. Ricordiamo, all’epoca, anche la difficoltà di un Paese in cui la dominanza
regionale era tale da bloccare ogni iniziativa a livello centrale.
E cominciamo con il Piano Generale dei Trasporti.
Uno strumento unico, approvato per legge, uno strumento dinamico, cioè
aggiornato e da aggiornare e, in quell’ottica, vediamo le rivoluzioni. Il Presidente
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delle Ferrovie dello Stato era il Ministro, quindi una monarchia piena. Geppino
era delegato alla gestione delle Ferrovie dello Stato. Ma vi immaginate oggi
se, con questo potere, un Ministro avrebbe rinunciato, e ceduto, simile ruolo e
dare vita ad un ente pubblico economico. Geppino e Signorile lo hanno fatto,
prima grande rivoluzione. Rivoluzione che riguarda le Ferrovie e rivoluzione che
riguarda l’Anas.
L’Anas, il Presidente dell’Anas, Nicolazzi, era Presidente e Ministro dei Lavori
Pubblici e Presidente dell’Anas. Il Piano Generale dei Trasporti apre con leggi
formali questa stagione e prende corpo un’autonomia gestionale. Si controllano
finalmente i bilanci, prima illegibili.
Non c’era in realtà nessuna procedura e si era in presenza di una vera autonomia
gestionale, senza dubbio intelligente, ma discutibile e poco trasparente.
E Geppino dà inoltre corso alle risorse previste da una Legge (la Legge 17 del
1981) che rilanciava Ferrovie.
Le Ferrovie disponevano di un volano finanziario di 12 mila miliardi di lire, un
volano di risorse votate a in reltà salvare la funzione strategica delle Ferrovie.
Di valichi non c’era nessuna idea. Ebbene, il Piano non ipotizza, definisce il nuovo
valico ferroviario Torino-Lione, il Brennero e l’adeguamento del Sempione.
Ma entriamo nel merito degli interporti. La parola interporto non esisteva nel
nostro linguaggio tecnico. E quando Geppino scopre che, dei sei interporti, veri,
c’era Nola e non Marcianise, impone immediatamente un approfondimento.
Trentaquattro anni fa lo scalo di Marcianise era un deposito di locomotori e di
carrozze, un grande spazio ma di nessuna fino ad allora valorizzata finalità.
E ricordo benissimo quale fu il motivo che portò Geppino a imporre Marcianise
e, al tempo stesso, a garantire il collegamento con Nola anche ferroviario.
Geppino ricordò che la Campania movimentava quasi 50 milioni di tonnellate
di merci. Ogni tonnellata produceva un margine, in termini logistici, tra 15 e
20 euro attuali. Moltiplicatelo e troverete un valore superiore a 800 milioni di
euro, quasi un miliardo di euro; purtroppo, di questo rilevante valore aggiunto
in Campania rimaneva appena il 5-10 per cento, cioè nulla; purtroppo, ancora
oggi rimane nulla. E questa denuncia di Santonastaso dette vita, in modo forte,
in modo determinante, all’attuale sistema interportuale.
32
Ma sempre il Piano previde il Cipet, previde il Fondo Unico dei Trasporti, è
inutile che io mi dilunghi su cose note.
Ritengo, invece, opportuno ricordare che sempre in quegli anni l’Italia propose, in
sede comunitaria, e Geppino è in tale operazione attore fondamentale, il Master
Plan Comunitario. Stiamo parlando dell’84; il nostro Paese presiedeva il semestre
dell’Unione Europea e il Master Plan definì le strategie di tutti i Paesi comunitari.
All’epoca erano 12 Paesi, poi diventati 15, sempre durante il periodo in cui era
Sottosegretario. Il Master Plan, ripeto, definisce tutte le strategie e tutti gli input
per ciò che poi vivremo con Cristophersen e con Delors nell’impostazione delle
Reti Ten, Reti Ten che sono oggi un riferimento chiave della politica trasportistica
della Unione Europea.
E devo dire anche, in questo non possiamo dimenticare, qual è stata la forza e la
funzione di Geppino in sede comunitaria nel dimostrare che la volontà dell’Italia
era carica di spirito comunitario; Geppino riteneva fondamentale che la rete e i
corridoi plurimodali, come il corridoio 5, il corridoio 6, corridoio 1, consentivano
all’Italia ed al Mezzogiorno di essere in Europa e non essere emarginati.
Potrei continuare sugli aneddoti del Piano e su quanto Geppino ha fatto, ma
voglio ricordare un’altra cosa che pochi ricordano. Mi riferisco al trasporto
pubblico locale. Le reti delle ferrovie concesse, circa 3500 chilometri, erano in
una situazione pessima. E ricordo, l’onorevole Pomicino all’epoca è stato attore
principale, il Governo riuscì a portare 5 mila miliardi di lire per risanare la rete
e oggi, dicevamo prima col Presidente dell’EAV (incomprensibile), che avevamo
la Cumana, la Circumflegrea, la Circumvesuviana, la Benevento-Cancello e
l’Alifana. Cioè avevamo cinque realtà completamente autonome, completamente
diverse, completamente non gestite in logica unitaria. Ebbene, con questa serie di
risorse si è riattivata una situazione che era completamente allo sfascio.
E voglio sintetizzare. Mi scuso sto finendo, purtroppo il tempo non mi consente di
ricordare le grandi emergenze che Geppino ha vissuto in prima persona.
Noi abbiamo avuto tre blocchi dell’autotrasporto, di cui due con la durata di
quattro giorni. E Geppino Santonastaso insieme a Guido Bernardi e a Libertini
sono riusciti ad evitare il quinto o il sesto giorno che significava veramente
un “rischio Paese” reale. E questa è una cosa che pochi ricordano, che pochi
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hanno misurato. L’altro problema è stata l’emergenza idrica in Puglia.
La Puglia è rimasta, in un certo momento, e sempre in quel periodo, senza
approvvigionamento idrico. In novanta giorni si è fatto un intervento con un
bypass che ha evitato un collasso dell’intero assetto socio econoico pugliese.
Non possiamo neanche dimenticare l’accordo con il sindacato per la legge sullo
sciopero dei servizi pubblici, fatta in quel periodo, e non possiamo neanche
dimenticare il superamento di vincoli comunitari nel comparto tecnologico.
Ricordatevi che l’Iveco, e soprattutto la FIAT, rischiava il default se, a un certo
punto, nell’arco di un anno, i Tir avessero dovuto rispettare il passaggio dalla
soglia del carico da quella fino a 44 tonnellate a quella di 38 tonnellate.
Mi fermo qui. Geppino Santonastaso non amava le commemorazioni e non
avrebbe forse neanche goduto di un afflato così affettuoso come quello di
stasera. Però Geppino graffiava, in ogni intervento, anche se parlava poco,
graffiava e io volevo graffiare, stasera, con una considerazione.
Guardate, noi abbiamo nel nostro DNA, io sono meridionale come voi, una
caratteristica negativa, quella, in realtà, di non avere memoria storica o, quanto
meno, di bruciare la memoria storica.
E questo è un fatto negativo, è un fatto pericoloso, che ha consentito alla
virulente incultura di persone gestite da un clown di circo di terza categoria, di
cercare di incrinare la nostra logica economica e il nostro Paese.
(Applausi)
E io questo penso sia il segnale, il vero segnale che dobbiamo acquisire e
dobbiamo meditare. Perché non avere memoria storica e dimenticare quello
che onestamente un Governo nei mille giorni vissuti nel Governo da Geppino,
ricordando invece gli ultimi mille giorni del passato Governo privi di quelle
scelte forti, concrete ed incisive, significa regalare, purtroppo, proprio a quella
incultura, da me prima richiamata, la forza per crescere. Grazie.
(Applausi)
34
Dott. Franco Tontoli
Testimonianza preziosa da parte del gruppo di tecnici di alto valore
professionale chiamati a supportare e a tradurre in pratica quelle che sono le
felici intuizioni degli uomini politici.
Adesso anticipa il suo intervento, veniva indicato come conclusione quella
dell’onorevole Paolo Cirino Pomicino. Il suo è un intervento, lo anticipa, perché
ha sul collo un treno che deve trasportarlo a Foggia per un’altra iniziativa
e manifestazione, se non sbaglio, in memoria di un Deputato scomparso,
l’onorevole Vincenzo Russo.
On. Dr. Paolo Cirino Pomicino
Grazie, grazie. Vi chiedo scusa se mi intramezzo e non concludo questa bellissima
riunione, che non è la commemorazione di Geppino Santonastaso. Al contrario,
è la ripresa del filo di un discorso che Geppino, insieme a tantissimi altri amici
presenti e non presenti, ha svolto per tanti anni nella provincia di Caserta e nel
Paese: il filo della politica. Geppino Santonastaso è stato uomo di partito. È stato
amministratore locale. È stato uomo di Governo.
Ma, all’interno dell’arco della sua vita e del suo impegno pubblico, aveva nella
testa che la politica altro non era che la ricomposizione in un progetto di interessi
diversi territoriali, economici, finanziari, ma che, riuniti in un progetto comune,
venivano, come dire, ridotte le asperità di ciascun interesse per diventare un
progetto generale in cui la maggior parte del Paese o la maggior parte della
provincia vi si potesse riconoscere. È questa la funzione vera della politica.
E Geppino lo ha testimoniato sia a livello di partito, sia a livello di amministratore
locale, sia a livello di Governo. A livello di partito noi avevamo lunghe discussioni
all’interno del partito.
Io saluto anche il mio amico D’Anna (n.d.r.: il riferimento è al Deputato On.
Dr. Vinvcenzo D’Anna), che, se non sbaglio, è stato Assessore Provinciale col
mio amico Giampaolo Iaselli, se la memoria non mi tradisce, naturalmente. E,
come vedi, siamo ritornati qui, a fare cosa? Noi di che cosa stiamo parlando?
Prima stiamo parlando di una persona che non c’è più, grazie a Geppino
Santonastaso stiamo parlando di politica, cioè, stiamo parlando di un modo
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attraverso il quale la ricomposizione degli interessi si possa trasmettere in
un’attività positiva e concreta nei riguardi del Paese. Quello che rischia oggi
di accadere, lasciatemi fare questa riflessione e poi ritornerò di nuovo allo
svolgimento di alcuni piccoli ricordi, in questo periodo sta avvenendo uno
scontro non solo di carattere nazionale, ma di carattere internazionale, tra le
èlite che sono al Governo e la base popolare, in particolare nell’Occidente del
mondo. Perché quelle èlite non sono state più, e non sono più, in condizione di
poter dare delle soluzioni alle sfide che il terzo millennio sta ponendo dinanzi
a tutti i Paesi, e la globalizzazione li ha rimessi in maniera molto, come dire,
sfacciata, è vero, sul tavolo delle discussioni.
Quelle èlite perché stanno affannando rispetto alle nuove sfide, addirittura
alcune volte non avvertendole? Perché quelle èlite hanno smarrito alcune
culture di riferimento.
La crisi del socialismo internazionale è stata una crisi formidabile, perché, in
realtà, è stato affascinato, fino a diventare addirittura sottoposto, al capitalismo
finanziario; cioè, un capitalismo che è il figlio drogato dell’economia di mercato
e che sottrae risorse all’economia della produzione di beni e servizi, laddove,
come tutti sanno, che il benessere della popolazione è rappresentato dalla
produzione di beni e servizi e dalla loro diffusione, non certo dalla diffusione
dei prodotti finanziari che alimentano ricchezze elitarie e povertà di massa,
come sta accadendo in questo periodo.
Dinanzi a questa vicenda lo smarrimento delle grandi culture politiche finisce
per essere, io non lo dico per partigianeria, perché qua non siamo, non lo
siamo stati all’epoca e nemmeno lo siamo adesso, in realtà rischia di essere
il cattolicesimo politico, rappresentato da Bergoglio, ancora l’unica cultura
capace di rivitalizzare un’azione politica. Se voi state attenti ai vari angelus che
dice Bergoglio o alle encicliche, rivedete nella sua attività quasi una seconda
Rerum Novarum di Leone XIII, cioè la ispirazione di un’azione del cattolicesimo
all’interno delle popolazioni.
Ma io non dimentico, lo dico con molta semplicità, che io, da un letto
d’ospedale, ho difeso anche, lo dico a Broccoli, ho difeso anche l’attualità del
pensiero socialista. E la difesi ricordando una frase, perché sembrava strano
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che io sul Giornale, quando mi firmavo Geronimo, che io difendessi l’attualità
del pensiero socialista. E spiegai ai lettori, ricordando una lettera di Giuseppe
Mazzini ai patrioti austriaci, perché diceva Giuseppe Mazzini “io amo la vostra
libertà perché amo la mia libertà; io difendo la vostra libertà perché difendo
la mia libertà; io difendo la vostra identità perché difendo la mia identità”, lo
smarrimento delle identità delle formazioni politiche hanno fatto perdere la
bussola per avvertire i bisogni delle grandi masse popolari e la loro capacità
di trovare delle soluzioni.
(Applausi)
Bene, all’interno di questa vicenda Geppino Santonastaso, uomo di partito,
aveva la capacità di sopportare la fatica, perché la politica è fatica, di organi
collegiali. Io non sono mai venuto ai comitati provinciali DC di Caserta, tranne
una volta. Incominciammo alle 18, quella volta, finimmo alle 5 del mattino e mi
pregarono di non venire più. Ma la pazienza e la tolleranza di Geppino, che
aveva una presenza significativa nell’area, nella provincia di Caserta, fu tale che
io non ebbi né scortesia, né altro, ma dibattemmo fino alle cinque del mattino.
Ma gli organi collegiali sapete a che cosa servivano? A selezionare energie ed
idee. Era una selezione darwiniana della classe dirigente e non una soluzione
cortigiana...(incomprensibile) dirigente. Vedete, io lo dico con molta umiltà, una
selezione cortigiana della classe dirigente, come la storia ci dimostra, se la
selezione è cortigiana vince la mediocrità, è inevitabile. E anche chi ha, perché
all’interno del Parlamento, che io difendo sempre perché la sconcezza, lo dico
ad Antonello, vecchio amico giornalista con il quale ho sempre avuto grandi
difficoltà, diciamo, diversità di opinioni, ma l’accusa permanente al Parlamento
e la irrisione dei parlamentari sta facendo un danno al Paese, perché, vedete,
il Parlamento è come la salute: lo si apprezza quando non c’è più, quando
non c’è più. Allora, dinanzi a questo tipo di vicenda noi abbiamo bisogno di
riprendere il filo della storia di Geppino Santonastaso, ma in questa maniera
l’incontro di stasera ha un senso e ha una prospettiva, mettendo insieme anche
amici che arrivano da diverse culture politiche.
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E perché Geppino nella sua attività era rispondente a questo tipo di impostazione?
Perché io vi ho detto l’aneddoto del partito, la collegialità del partito. Geppino
Santonastaso nel 1985, pur essendo larga parte della provincia di Caserta,
alle elezioni regionali fece diventare capolista della Democrazia Cristiana il
mio amico Alfredo Pozzi, perché era Assessore Regionale uscente, e siccome
nella storia della Democrazia Cristiana chi era al governo di una determinata,
di un determinato..., faceva il capolista. E lui, che era magna pars, in realtà, ma
non..., non glielo chiesi neanche, fu lui a proporre Alfredo Pozzi per la, per la...
Ed è questo il tema, il tema vero della collegialità, della diversità, ma anche
della sintesi rispetto a questo tipo di ragionamento, la sintesi.
Ci sono quattro cose, anzi cinque veramente, che Geppino al di là delle attività
personali, io mi avvio subito alla conclusione, delle attività personali e della
sua attività di governo che ha ricordato Ercole Incalza. Per chi non lo sapesse,
Ercole Incalza è anche l’inventore, insieme al mio amico Lorenzo Necci, dell’Alta
Velocità, che è una delle opere più moderne di questa, della storia di questo
Paese. Bene, ma Geppino, al di là della sua attività amministrativa, in quanto
Sottosegretario ai Trasporti, svolgeva anche un’attività politica più generale.
E alcune di queste sue cose portano la mia firma. Faccio un esempio, vedo
l’ex Presidente del Centro Italiano di Ricerca Aerospaziale, il professore Luigi
Carrino. Bene, io ho dovuto scrivere nella legge, in commissione Bilancio, allora
io ero Presidente della commissione Bilancio e siccome Torino, sede dell’Alenia
militare, voleva fregarsi il centro di ricerca aerospaziale, io ho dovuto scrivere
nella legge che il centro di ricerca aerospaziale, anche con il sostegno di
Luigi Napolitano, che lei certamente ricorderà, doveva essere fatto a Capua,
proprio per avere, e in questo Geppino fece un’opera di persuasione, un’opera
di sostegno, è vero, e io mi trovavo in quella contingenza ad essere alla guida
della commissione Bilancio.
Ma non solo, ma l’ha ricordato l’interporto, ne avete parlato tanto. L’interporto,
io ero Presidente del CIPE e noi stanziammo non mi ricordo neanche quanto
stanziammo rispetto alla realizzazione di un interporto perché conoscevamo...,
riconoscevamo un ragionamento del tipo che hai fatto tu della logistica, della
capacità di attivare, di lasciare una parte del valore aggiunto prodotto dalle
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merci, dallo scalo merci in questa, in questa terra, che, peraltro, non a caso
veniva chiamata Terra di Lavoro.
È vero, storicamente..., storicamente Napoli..., Napolicentrica, storicamente.
Insomma, la Caserta, la Reggia di Caserta, era la Versailles del palazzo reale di
Napoli. Quindi, era ovvio che questo avvenisse … storicamente.
Il dato reale, però, è che tu ricorderai la neo-Napoli del ‘91, che, in realtà, il
discorso dell’asse Napoli-Caserta si era avviato e lì si..., si è ritrovata un’altra
iniziativa spinta, che pure è stato ricordato, di Geppino Santonastaso e che
porta, però, la firma di un napoletano, che ero io, perché nell’ambito del mio
ufficio alla commissione al Ministero del Bilancio, noi, insieme a Ruberti (n.d.r.:
il riferimento è al Ministro del tempo alla Ricerca Scientifica, il Prof. Antonio
Ruberti), che, peraltro, era della vostra provincia, anche se Aversa ha sempre, …
eh, ci siamo capiti, … ci siamo capiti, ma anche nell’ambito di quella vicenda noi
realizzammo, e Geppino era quello, non era presente perché era una riunione
dei Ministri con il Rettore etc., ma in quella occasione decidemmo di fare e di
trasferire alcune facoltà.
Anzi, a dire il vero, noi decidemmo anche che venisse trasferito a Caserta il
primo Policlinico, quello che è nel centro storico di Napoli. Poi, noi siamo
andati in vacanza e quindi le cose si sono, si sono fermate, si sono fermate
lì. Oltre all’Università, al CIRA e all’interporto, anche uno dei grandi contratti
di programma, oggi si..., si chiamano contratti di sviluppo, ma all’epoca il CIPE
faceva i contratti di programma, noi ne facemmo uno con la FIAT in Basilicata,
a Melfi ma anche con la Texas, con l’Indesit, lo facemmo con la Bull ad Avellino.
Cioè, facemmo tutta una serie di contratti di sviluppo, che erano essenziali e
importanti per la Terra di Lavoro.
Ma, finanche nella coda, è vero, Geppino sostenne un’altra cosa, avvenuta poi
con grande ritardo rispetto alla fase iniziale, l’apertura del casello autostradale
di Santa Maria Capua Vetere, che era una delle sue grandi fissazioni, e che
riuscimmo a trovare il modo per avviare la cosa, anche se poi si è avviato tardi.
Ma, finanche una banalità, che non è mai apparsa come una grande, perché
era una banalità, quasi tra virgolette amministrativa, che era il ritorno del casello
dell’autostrada Napoli, Roma-Napoli invece che a Caserta sud, a Caserta nord,
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per evitare che il traffico urbano Napoli-Caserta potesse, è vero, incanalarsi
anche con il traffico autostradale. Sembrò una banalità, però, nella mia sede della
commissione Bilancio, con la presenza del Presidente della Regione Fantini, con
Geppino Santonastaso e con l’allora Amministratore Delegato dell’autostrada,
è vero, facemmo, come dire, io stanziai i soldi per la Regione Campania.
Insomma, conclusione, portammo il decreto e, con il decreto, portammo l’uscita
un attimo più tardi. Io cito questi episodi, ripeto, non per commemorare Geppino
Santonastaso. Geppino Santonastaso vive nella sua storia e vive nelle cose che
ha realizzato. Ma, shakespearianamente, il vero modo per ricordare Geppino
Santonastaso è riprendere la capacità di essere, come è detto nel titolo, la
politica del territorio, che è un pezzo di politica, che è la ricaduta, direi, della
politica, la ricaduta vera della politica.
Ma, naturalmente, questo richiede esperienza, capacità, tenacia, ma richiede
anche una cosa che noi abbiamo smarrito. Io lo dico perché mi sarebbe facile
criticare. Oggi è venuta un’intervista sul Giornale in cui mi hanno domandato:
“è arrivata la sentenza della Corte” (n.d.r.: il riferimento è alla sentenza della
Corte Costituzionale, di fine gennaio 2017, sul sistema elettorale c.d. Italicum),
“è ritornata la prima Repubblica?». Ma la Prima Repubblica mica era la legge
elettorale! La legge elettorale era uno strumento, la legge elettorale è una
macchina fotografica, che rileva le opzioni politiche del Paese. Tu la fotografia la
puoi ritoccare, non la puoi cambiare e stravolgere con premi eccezionali. Io sono,
ho fatto un bagno di gioventù, ho “difeso” il Senatore D’Anna, è vero, nell’ultima
campagna elettorale (n.d.r.: il riferimento è alla campagna referendaria
culminata con il voto del 04.12.2016, in cui la componente di riferimento di
D’Anna era schierata a favore di modifiche del dettato costituzionale), perché
ho difeso la permanenza del Senato contro di lui, che, invece, votava, ahimè,
era “costretto” a votare il “sì” naturalmente. Ma è stata una grande battaglia,
perché, in realtà, è riconfermato, ed è questo il terreno dal quale noi dobbiamo
uscire, e veramente concludo, dobbiamo riprendere, lo dico a chi ancora ha l’età
anagrafica e l’età cerebrale per continuare la battaglia politica, a riprendere
il filo di Arianna, a riprendere la storia di una...(incomprensibile) intera, di cui
oggi parliamo, di Geppino Santonastaso, ma la provincia di Caserta aveva uno
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sviluppo importante per la sua classe dirigente. Ho visto il figlio di Dante Cappello,
Enzo, io lo chiamo sempre Dante Cappello, ma, insomma, io sono amico dei
nonni e dei padri, ma, in realtà, quel filo di Arianna in grado di dare senso alla
politica e di incominciare ad avere, lo dico anche a D’Anna, incominciare ad
avere, perché tu lo possa dire agli altri, l’orgoglio di essere parlamentari della
Repubblica, l’orgoglio di essere non il terminale di privilegi che non esistono, ma,
al contrario, la capacità di essere servitori di un Paese, lasciando molto spesso le
proprie attività e la propria famiglia per servire il Paese in questi termini.
Io credo che su questo versante noi abbiamo bisogno di, e ringrazio Mimmo,
la signora Pina, la signora Annalisa, che non avevo il piacere di conoscere,
perché con questa iniziativa voi avete dato non..., non avete fatto il ricordo
di vostro padre o di suo marito, signora Pina, ma avete ridato a un gruppo di
amici seri uno spaccato di politica.
Ci saranno giovani, io non lo so se di là ci stanno un pò di giovani, ma lo dico a
chi, lo dico al Sindaco, in particolare, ma agli altri amici, all’altro Sindaco, … mò
Antonello sta da quest’altra parte, quindi, voglio dire, adesso … si è crocifisso,
ma anche noi eravamo crocifissi; Tu battevi i chiodi all’epoca. Ma, dinanzi a
questo, di riconoscere e di ricordare Geppino Santonastaso con la sua opera.
E, allora, devo concludere con una richiesta, e lo devo dire al mio amico Sindaco,
dico mio amico, noi ci siamo sentiti telefonicamente qualche tempo fa prima della
sua elezione. Oggi ho il piacere di averlo vicino; allora, io gli devo chiedere,
essendo trascorsi dieci anni da quel gennaio del 2007, anno importante anche
per me, perché fui in quell’anno terminale di un atto di generosità, che mi
consente, oggi, di parlarvi, perché fu l’anno in cui io mi sono ringiovanito. Non
ho fatto lifting ma mi sono cambiato un organo, il cuore e, quindi, rispetto a
questo è un anno importante, che io ricordo, ero in ospedale quando ebbi la
mancanza di Geppino.
Bene, forse credo sia giunto il momento, Sindaco, che tu possa un attimo
proporre alla Giunta e al Consiglio comunale di intestare una strada a Geppino
Santonastaso.
(Applausi)
41
Questo tipo di ragionamento non è, non è un ossequio, consentitemi, alla
famiglia ma è la testimonianza di un Capoluogo di provincia dinanzi ad un
uomo politico, ad un uomo pubblico, ad un amministratore locale, a un uomo
di partito, a un cattolico democratico, della sua azione e delle cose che ha
lasciato, è vero, a favore di questa provincia.
Io credo che se tu te ne fai carico, e se Antonello e gli altri amici lo faranno,
se il Senatore D’Anna farà la sua parte, credo che questa iniziativa possa
concludersi nel modo migliore, nella ripresa di un filo che si è spezzato, ma
può essere riannodato. Auguri. Io vi chiedo scusa se sono costretto a lasciare...
(incomprensibile).
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Un attimo per consentire i saluti, i saluti anche del Sindaco, che da questo
momento in poi è ostaggio di un altro giornalista, un collega, Claudio Coluzzi,
che presenta un libro alla Curia Diocesana. Sì, andiamo.
Allora possiamo proseguire con il prossimo intervento. È affidato all’ingegnere
Pasquale Sposito. È direttore generale di EAV s.r.l., la società delle linee
regionali su ferro per la Campania. Ha maturato esperienze nel campo dei
trasporti pubblici non soltanto su ferro ricoprendo incarichi dirigenziali in
Lombardia, Lazio e, oggi, in Campania.
Dott. Ing. Pasquale Sposito
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Buonasera a tutti. È sempre un po’ difficile parlare dopo una così lucida analisi,
del Presidente Pomicino. Ringrazio la famiglia Santonastaso per averci dato la
possibilità di essere presenti questa sera e ringrazio anche il nostro dirigente,
l’ingegner Francesco Fusco, che ci ha supportato in questa presentazione.
Fra le tante cose che possono essere sicuramente attribuibili al Sottosegretario
Giuseppe Santonastaso c’è un›azione importante che ha fatto nel campo
del trasporto pubblico locale. L›ingegnere Incalza ha accennato, appunto, al
trasporto pubblico locale in Campania, che è una realtà ormai consolidata e di
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grande spessore e dobbiamo molto a quello che è stato fatto nel passato. Un
attimo solo. Vi rappresento in pochi minuti, rappresento quello che cos’è oggi
l’Ente Autonomo Volturno. L’ente Autonomo Volturno è una società a totale
capitale pubblico, dalla Regione Campania partecipata al 100 per cento.
Esercitiamo trasporto pubblico locale in varie modalità. Abbiamo un trasporto
ferroviario, abbiamo un trasporto su gomma e gestiamo anche un trasporto
funiviario con la funivia del Faito. Vediamo se riesco a andare avanti. In
particolare il 27 dicembre del 2012 abbiamo accorpato le nostre tre società
regionali, che erano società centenarie, la Sepsa, la Metro Campania Nord Est,
che, a sua volta, aveva accorpato le due linee storiche che rappresentano il
territorio di Caserta e di Benevento, la Piedimonte e la Benevento Cancello, e
le linee della Circumvesuviana, che sono..., sono tre linee che servono per la
maggior parte l’area di Napoli. Le linee, come vedete, sono innumerevoli e,
giusto per dare qualche rapido numero senza tediarvi troppo con numeri e cifre,
fondamentalmente spostiamo come ferro circa 150 mila viaggiatori al giorno,
nonostante nel 2010 ci sia stato un drastico taglio dei corrispettivi di servizio,
per cui abbiamo abbassato in Vesuviana quasi della metà l’offerta ferroviaria.
Nonostante questo riusciamo ancora a spostare, appunto, 150 mila persone.
Abbiamo 600 corse giornaliere, abbiamo circa 300 treni, serviamo cento...,
abbiamo 160 stazioni, serviamo ben 80 Comuni nell’area napoletana. Abbiamo
anche una società di autobus, che, a sua volta, aveva inglobato nove aziende,
che, purtroppo, è fallita nel 2012, che però noi abbiamo risanato e in questi
due anni di grande lavoro si è riusciti a rimettere a posto e ormai, come dire,
possiamo sicuramente, anche nella gomma, dire che siamo presenti in un’area
fortemente urbanizzata, quale quella di Napoli.
Il quadro normativo nostro è abbastanza delicato. Io, proprio per accelerare
i tempi, non vi leggerò tutto quello che ho scritto. Però, vi voglio dare solo dei
brevi cenni e ricondurre la discussione all’opera che ha fatto il Sottosegretario
negli anni ‘86 e ‘87, quindi in tempi ormai lontani. Mentre oggi il problema
reale di tutte le aziende, specialmente nel trasporto pubblico locale, è riuscire
ad accedere ai finanziamenti, oggi parlare di finanziamenti diventa un po’
complicato, a parte il fatto che si parlano lingue strane, acronimi vari, no?
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Quindi Por Fesr, Pac, Fsc, cioè, diventa un pò complicato muoversi in questa
giungla, come dire, di varie misure emanate dalla Unione Economica Europea.
Ebbene, a fronte di questo quadro, che ancora oggi è difficile, perché
cambiando la tipologia di fondo cambia la tipologia di rendicontazione,
cambia la tipologia degli interventi che possono essere effettuati all’interno di
questi fondi, che, quindi, hanno una destinazione assolutamente specialistica,
ebbene, nel 1986 l’onorevole Santonastaso s’è impegnato tantissimo acchè
venisse promulgata questa legge, che si chiama legge 910 del 1986, che,
ovviamente, ai non addetti ai lavori, così, di..., dice poco. Invece, rappresenta
per noi un..., un caposaldo.
La legge 910 dell’86, praticamente, è una legge che ci consente, che in un
colpo solo, come dire ex abrupto, ha praticamente stanziato 5 mila miliardi
delle vecchie lire, cioè una cifra assolutamente straordinaria, una cifra
assolutamente stratosferica, che è stata divisa, è stata assegnata a tutte le
aziende per circa 3500 chilometri di strada ferrata, che erano o in concessione
o in gestione commissariale governativa.
Vale a dire, ha ammodernato, in un colpo solo, tutte le linee ferroviarie che
non erano RFI, che non erano FS. Nell’invito, che abbiamo ricevuto, ho trovato
questa frase emblematica, no? La politica del territorio, la politica, appunto,
che si fa ragionando sulle nostre esperienze, ragionando sul nostro senso di
appartenenza e, se ci permettete, ragionando anche sul nostro orgoglio, no?
Di appartenere a una terra.
Ebbene, di questi 5 mila miliardi, 5 mila miliardi di vecchie lire, che a me
sembra, più le ripeto più mi sembra una cifra enorme, 1200 miliardi sono
rimasti in Regione Campania. Cioè, EAV oggi, è stata concessionaria di 1200
miliardi di lire per l’ammodernamento. Cioè, una finanziaria, praticamente,
cioè che è arrivata sulle nostre linee, che è riuscita a fare in modo che le linee
si ammodernassero.
Anche qui c’è stata poi una diversa utilizzazione, diciamo, di questa immensa,
di questa immensa provvista economica. La Circumvesuviana ha praticamente
sfruttato circa 500 miliardi, praticamente la metà del finanziamento, circa 500
miliardi delle vecchie lire ed è riuscita ad ammodernare, di molto, le proprie
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linee, tant’è vero che negli anni ‘90, praticamente, era al top dell’arte e della
tecnologia del trasporto ferroviario. Sì, c’è un brusio di fondo che onestamente
mi infastidisce.
Dott. Franco Tontoli
Interrompo cortesemente l’oratore. Il corridoio dovrebbe cortesemente attenuare
il vocio... toglierlo... Grazie.
Dott. Ing. Pasquale Sposito
Chiedo scusa per l’interruzione. Quindi, Circumvesuviana, ripeto, di questi
1200 miliardi ha sfruttato circa 500 miliardi, 500 miliardi che sono stati spesi
quasi per intero, e, difatti, poi, l’unico neo che c’è stato, e che l’ingegnere
Incalza aveva sottolineato prima, è proprio il fatto che la dispersione di queste
ferrovie in tre o quattro società ha fatto sì che non ci sia stata quell’azione
poi propulsiva alla spesa dei fondi. Circumvesuviana, forse, che aveva una
struttura tecnica un pochino più evoluta, è riuscita a spendere quasi 500 miliardi
e, francamente, mi fa sempre veramente una emozione il fatto che, ancora in
questi giorni, proprio oggi, stamattina in Regione si parlava di attivare gli ultimi
impianti di ammodernamento finanziati in legge 910/86.
Cioè, ancora oggi ci sono impianti che vengono realizzati, tipo il nostro
impianto di supervisione del traffico, una stazione a Boscoreale, un raddoppio
di una linea a Boscotrecase, che vengono realizzati a fronte di questa legge
che l’onorevole, come dire, ha immaginato nell’86, con..., con una previsione,
diciamo programmatica, che lascia, che lascia stupiti. Una legge che
consentiva addirittura di ammodernare le ferrovie in ogni loro aspetto, dagli
impianti tecnologici, alle infrastrutture, agli impianti ferroviari, ma, addirittura,
all’acquisto del materiale rotabile.
Gli ultimi acquisti di materiale rotabile rispetto ad oggi, in cui si sta, come
dire, riprovvedendo a formulare la provvista economica, risalgono a quella
legge lì. Quindi, in Vesuviana c’è stato, ripeto, un grande ammodernamento. In
Sepsa e Circumflegrea sono stati spesi molte opere per le opere civili, ma non
tantissimo per quanto riguarda le opere...(incomprensibile).
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Sembra strano ma proprio nelle zone in cui operava il Sottosegretario
Santonastaso la spesa è stata frenata da innumerevoli contenziosi, da rapporti
non buoni con le amministrazioni locali e, quindi, di questo ci sono ancora
residui importanti di questi, di questi fondi. L’opera che lui aveva fatto..., di
questa nuova stagione politica, noi abbiamo rimodulato completamente i nostri
programmi di intervento e, devo dire, che, giusto per fare un riferimento al
Napolicentrismo, diciamo che..., del Sindaco, noi nella nostra rimodulazione
abbiamo dato la massima priorità alle nostre due linee di Benevento e di
Piedimonte. Cioè, abbiamo inteso lavorare su queste due linee nonostante
rappresentino solamente il 10 per cento del nostro core business.
L’abbiamo fatto per due motivi essenziali. Uno, perché sono due linee
interconnesse con le linee di RFI e, quindi, noi riteniamo che queste due
linee debbano avere uno sviluppo prioritario, perché consentono, appunto,
la penetrazione all’interno di territori, che, ancorché a bassa domanda di
passeggeri, però hanno questa importanza, ripeto, strategica e vitale nel
permettere il passaggio anche di altri vettori.
Non a caso, per esempio, sulla Benevento la stessa Trenitalia faceva, eseguiva
un paio di corse giornaliere. I nostri programmi di investimento su queste due
linee, quindi, sono oltre che riprendere alcune opere della 910/86. Ricordo
sempre l’eliminazione della variante di Santa Maria a Vico, dove ci consentirà
di eliminare sette chilometri di strade ferrate e di abbassare di circa venti
minuti la percorrenza fra Benevento e Cancello. Ma, abbiamo già appaltato la
progettazione esecutiva dell’intero rifacimento degli impianti di segnalamento,
per cui nel 2018 queste due linee saranno al top della tecnologia sia nel
mondo EAV, ma anche nel mondo di RFI. E, invece, l’altra cosa, su cui ci stiamo
muovendo, è la fornitura di nuovi materiali rotabili.
Sulla linea di Benevento il 15 febbraio finalmente entra in servizio il nostro
primo dei sette treni nuovi, che Firema, quindi una ditta di Caserta, ha prodotto
e, devo dire, siamo stati molto vicini a Caserta, a Firema, in quanto noi avevamo
appena commissionato questa importante fornitura di treni quando poi Firema
è fallita. Quindi, diciamo, che noi abbiamo avuto la costanza, ma anche il
piacere e, devo dire, anche la volontà, di fare in modo che la commessa non
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fosse abbandonata da Firema, tant’è vero che Firema questi treni qua per noi
rappresentano un orgoglio forte, in quanto praticamente è il primo caso in
Italia in cui un’azienda fallita e, quindi, posta sotto commissariamento, posta
in amministrazione straordinaria e, successivamente, venduta, fra parentesi
venduta ad un indiano, quindi, diciamo, a persone non italiane, nonostante
questo la commessa è andata avanti, il treno è stato omologato dalle Ferrovie
dello Stato, quindi con un processo estremamente severo di omologazione e,
quindi, noi siamo contenti che la tecnologia e la capacità, le maestranze che
operano a Caserta abbiano raggiunto l’obiettivo.
Per quanto riguarda, invece, la linea di Piedimonte, abbiamo avuto un
finanziamento, che il nostro Presidente De Luca (n.d.r.: il riferimento è all’on.
Vincenzo De Luca, Presidente della Giunta Regionale della Campania) ci ha,
ci ha concesso e stiamo comprando due treni. Due treni che, proprio per il
fatto che nella 910 si erano avuti questi grandi problemi, noi, nel mese di
febbraio, grazie a questa provvista economica che ci è stata data di circa 600
milioni di euro per chiudere tutti i contenziosi vecchi, provvederemo a chiudere
questi contenziosi e riusciremo ad acquistare questi due treni e che stiamo
acquistando tramite la Valle d’Aosta, li stiamo acquistando in Svizzera.
Dico questo semplicemente per dire che anche il trasporto, oggi, è un trasporto
ormai globalizzato, dove noi non ragioniamo più in un’ottica di protezionismo
o in un’ottica di, come dire, detenere un potere che non esiste.
Noi ci confrontiamo col mercato, ci confrontiamo, appunto, con i nostri amici
che fanno trasporto pubblico locale in tutta Italia e, devo dire, abbiamo sempre
grande piacere nell’avere a che fare con loro e, nel frattempo, ci prepareremo
alle gare, perché il mercato ormai è pronto per essere aperto, quindi ci
saranno queste famose cinque gare sulla gomma a cui noi parteciperemo per
la provincia di Napoli. Noi non siamo presenti sulla provincia di Caserta e,
anzi, la Regione ha fatto questo, ha identificato Caserta con un bando a parte,
mentre, invece, si poteva anche...(incomprensibile) di Caserta tutti insieme, ma,
essenzialmente, per proteggere il territorio di Caserta, perché, poi, le grandi
aziende di TPL su gomma sono nel napoletano.
E fra poco, in quest’anno poi, l’EAV prevede di spaccarsi ancora nella funzione
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infrastrutture e nella funzione trasporto per accedere e per dare la possibilità
a nuovi vettori di lavorare sulle nostre linee. Quindi, grazie a tutti voi per
l’attenzione e ringrazio la famiglia Santonastaso ancora.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Grazie all’ingegnere Sposito per quella che è stata la relazione, un prosieguo
di una semina avviata da tempo. E ora il microfono all’Avvocato Senatore
Tommaso Antonio Ventre, Senatore e Deputato, ecco due righe, Senatore e
Deputato per più legislature. Nel campo della pubblica sanità si è speso per
una vita. Qualche mese fa gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella la Medaglia d’Argento al merito della Sanità Pubblica per
l’intensa attività dedicata alla sanità pubblica sia come manager, sia come
politico. Approfitto, prima, per salutare ora che si è un pò diradata la platea,
l’ex Deputato l’onorevole Gianni Piccirillo. Dell’onorevole Pierino Sgueglia mi
sollecitava perché me lo ricordava il Senatore Vincenzo D’Anna. E poi altri
amici che riconoscerò.
On. Sen. Avv. Tommaso Antonio Ventre
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Io in premessa vorrei dire una cosa. Anzitutto si sente? Chi mi dice...? Per
rispetto non a me che sono l’ultimo del carro, ma a chi stiamo commemorando,
onorando, e lo merita, … chi vuole restare nell’aula, nella stanza … qui,
insomma, resti, anche con uno sforzo, in silenzio, … senza disturbare. C’è
spazio per sedie vuote. E chi sta fuori non ridurre il vocio, … ma eliminarlo.
È un rispetto, è una forma di rispetto. Io, … ecco, la mia commozione è
pari alla trepidazione alimentate da una gratitudine senza tramonto verso
Geppino Santonastaso. Mai avrei pensato di doverne un giorno parlare.
C’erano cinque anni di distanza tra lui, sei anni di distanza. Lui era nato
nel ‘25, se non sbaglio, il 19 febbraio, e io sono nato nel ‘31. Lui stava al
liceo e io stavo al ginnasio superiore, lui stava all’Università e io stavo al
ginnasio superiore. Una selva di ricordi, quindi, e non è facile ridurli, tutti
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impetuosamente vengono alla mente e bisogna ricacciarli indietro.
Faccio una premessa. Naturalmente lo elogerò, ma io sono vergin di servo
encomio, perché l’idea di Pomicino, di Cirino Pomicino, in epoca non sospetta
l’ho avuta io. Siccome parlo anche per tabulas, quando a Santa Maria
Capua Vetere è stata intitolata..., sono state intitolate delle strade, la nostra
fede cattolica per chi la pratica e per chi non la pratica ci insegna e ci
comanda, parce sepulto, de mortuis nihil nisi bonum, e bisogna dire bene di
tutti, anche degli oltraggi a chi non metteva assieme il soggetto col predicato
e il predicato e il soggetto col complemento, io in epoca, ecco perché sono
vergin di servo encomio, scrissi anche tramite studio legale contro il Comune
di Santa Maria Capua Vetere, perché era stata intitolata una strada a un
Avvocato morto recentemente, due anni fa, mentre debbono passare, salvo
i casi eccezionali, Aldo Moro, John Kennedy, devono passare dieci anni.
Però, evidentemente per motivi pratici, per raccogliere il frutto di qualche
consenso, di qualche voto, è stata intitolata, sono state intitolate delle strade
a persone contro le quali io mi sono opposto, ma non...(incomprensibile) nei
confronti di quelle persone, anche per questo.
Ma, soprattutto, perché ho scritto che non si intitola a Santa Maria Capua
Vetere una strada a Giacinto Bosco, credo a tuttora non sia stata, a 27...
Intendiamoci, parliamo di uno che ha perseguitato Geppino e me, poi lo dirò,
anzi lo dico adesso. Geppino, promoveatur ut amoveatur, fu trasferito a Torino
e Rubinacci (n.d.r.: il riferimento è al Ministro del lavoro on. Leopoldo Rubinacci)
lo fece restare qui. Era funzionario, ingegnere dell’ENPI. Ed io ero perseguitato,
e fa onore, se è ancora vivente, se è morto o vivo non mi interessa, gli fa onore,
da un Ispettore del lavoro, io ero Segretario Generale, Direttore Amministrativo
dell’ospedale, Alberto Trabucco di Francolise, il quale me l’ha confidato, veniva
mandato dall’Ispettore Capo del lavoro come ispettore, era comunista questo
qui, con l’Unità in tasca, è vero, per cercare qualche cavillo perché Geppino
doveva essere allontanato. Questo ora voglio dire, però non mi fa velo il
fatto che Giacinto Bosco ha onorato nella cultura Santa Maria Capua Vetere,
perché a 27 anni, senza avere discendenze, chissà accademiche, a 27 anni è
Ordinario di Diritto Internazionale, e quando io, da casertano, leggevo e ho
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fatto l’esame di Diritto Internazionale, e leggevo Giacinto Bosco, citato, etc., mi
inorgoglivo, non sapevo nemmeno chi fosse, è vero.
Allora, dico, a Giacinto Bosco non hanno intitolato una strada e poi continuavo,
“Giuseppe Santonastaso, Sindaco della nostra città, Senatore prima e Deputato
poi per numerose legislature, Sottosegretario ai Trasporti per lunghissimi anni,
fu coperto di critiche per avere privilegiato in maniera fanatica e partigiana, si
disse, la provincia di Caserta per sottopassaggi ferroviari, se poteva risultare
prioritario l’impegno per l’abolizione del passaggio a livello che bloccava
insopportabilmente il traffico sull’Appia in prossimità del casello autostradale
di Capua, non fu l’amore per la sua città a realizzare il sottopassaggio a
Sant’Andrea, che presentava soltanto un modesto volume di traffico?”.
Voglio ricordare, madrina fu la qui presente Pina Santonastaso, e venne
Bernini (n.d.r.: il riferimento è al Ministro dei Trasporti l’on. Carlo Bernini).
Geppino disse: “Tamì, a te può essere utile in termini di voti”. Andammo a
Sessa Aurunca ad annunciare che egli avrebbe fatto eliminare il passaggio
a livello quando si esce dall’autostrada di Capua, perché si faceva la fila di
macchine, specialmente d’estate, per Baia Domizia, Cellole, Formia etc., fila di
macchine che arrivava a Sparanise. Sono fatti.
E disse: “dillo tu”. Gli applausi erano così fragorosi che da Sessa Aurunca
arrivarono a Capua, dove si doveva realizzare il casello. E io ricordo questo. E
poi dicevo, in questo ricorso fatto al Prefetto di Caserta in epoca non sospetta,
“Giuseppe Fusco, Padre Costituente, parlamentare della lista di Benedetto
Croce, Senatore, Presidente, penalista sommo noto e rispettato in Italia, etc.”,
e poi ne parlerò appresso. Quindi, voglio dire, perché ho detto …, non è
la circostanza che l’ha stimolato, Pomicino, per iscritto ho scritto queste cose
molto tempo addietro. Ho parlato di quando Geppino stava all’Università, e
studiava, vi prego di non annoiarvi, ma sono ricordi di episodi vissuti; studiava
ingegneria con un fraterno amico suo, Ciccio Simone, lo ricordo. Dopo, per
circostanze, Geppino era per via di madre cugino di cugini miei per via di
padre e, quindi, questo Ciccio Simone, suo collega inseparabile, poi morto da
ingegnere capo delle cave a Bologna, questo Ciccio Simone veniva a suonare
il pianoforte dove io abitavo presso questo mio cugino.
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La mia domanda: “e Geppino dove sta?”. Rispondeva Ciccio Simone: “eh, addò
po’ stà? Da De Michele”. De Michele era il Senatore del tempo e l’unica pallida
fiammella di democristiano che esisteva a Santa Maria Capua Vetere. La vita
di Geppino in Santa Maria Capua Vetere è stata una vita d’impegno costante,
di rocciosa testardaggine, di fede, di fede democristiana, perché Santa Maria
era, non la dovete pensare adesso con una, io ho pigliato 5 mila preferenze a
Santa Maria, e non soltanto perché c’avevo studiato, ma anche per Geppino
e per Nicola Di Muro, intendiamoci, non solo per merito mio, ma Santa Maria
era una città laicissima. C’era Alberto Martucci, professore. Oggi i professori
universitari, con tutto il rispetto, per carità, si fanno con i punti della Miralanza.
E vorrei dire di una targa che io tengo esposta, e molti me la chiedono, che
una l’ho regalata, ho visto poco fa Michelino Sciaudone, l’ho regalata pure a
lui, “in Italia di legale c’è solo l’ora e nemmeno per tutto l’anno perché dura
soltanto per l’ora legale”, a proposito di questo. Ecco perché ci stanno le strade
intestate a chi è morto da tre anni, … va beh.
Dicevo, una città laicissima, perché c’era Alberto Martucci, professore
universitario, socialista. Gli Indaco, che io sentivo nominare da studente al
liceo, Indaco, Palmieri, Simoncelli, la famiglia Simoncelli, tutti, era l’èlite che
comandava Santa Maria. Poi stavano i repubblicani, Verzillo, Danise, altri
cognomi che io sentivo. Ma, soprattutto, c’era l’eredità di Enrico Malatesta.
Enrico Malatesta è stato il fondatore degli anarchici, processato, nato a Santa
Maria, nato quando Santa Maria, se si legge nei libri di storia, era frazione
di Capua, andiamo alla fine dell’800, che poi è morto nel ‘32, se non sbaglio.
In questa realtà Geppino, oggi che era la Balena Bianca per antonomasia
della provincia di Caserta, Geppino, rocciosamente, passo dopo passo, dopo
lo studio pensava alla segreteria di De Michele per fare questa profonda
trasformazione. Mi perdonerete, ho anche scritto le lacune, le omissioni che
saranno colmate dal livello di tutti voi.
Io, … ecco, avevo scritto un saluto per Pomicino, ricordando alcune iniziative
parlamentari fatte assieme, … le ometto, perché s’è allontanato.
E vengo al tema, il territorio. Io ho chiesto a Mimmo quale fosse l’argomento
e mi ha detto del territorio. Il territorio, dagli albori della civiltà nostra, ma
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penso che sia universale, penso che sia universale, perché spesso, a casa mia, a
Formicola, mio fratello, religioso praticante, cattolico praticante, mia cognata,
ospitano un sacerdote che viene dalla Nigeria.
Io, una volta, gli ho detto quando sta in Italia, viene e gli ho detto: “ma,
padre Martinì, è vero che in Africa il bambino può essere ufficialmente
rimproverato..., il bambino che sbaglia, il giovincello, il ragazzo che sbaglia
può essere ufficialmente rimproverato e sotto la tutela non solo del padre,
dei genitori, della famiglia, ma della tribù?”. E lui mi ha risposto “sì”: questo è il
territorio. Cioè face...(incomprensibile), il bambino pure in Africa, non soltanto
nella nostra civiltà, volevo dire, è parte di noi stessi. Un libro, che mi ha formato,
che ha contribuito alla mia formazione accanto a Cuore di De Amicis, che in
Giappone è libro di testo e in Italia non si studia più, ci stanno solo le scuole
intitolate, forse, ancora a De Amicis, ma Cuore, i libri che mi hanno formato,
almeno a me, sono Cuore di De Amicis, i Promessi Sposi, la Divina Commedia,
… a chi non ha formato? E, poi, naturalmente, tutti gli altri a scuola. È stato un
libro, The Razor’s Edge, cioè “Il filo del rasoio”, di William Somerset Maugham,
cioè in questo filo del rasoio a un certo punto l’autore dice: “noi”, ha detto non
so, mi pare qualcuno ha detto prima “noi siamo il nostro passato”. Sul tempio
di Pitagora stava scritto: “noi siamo il nostro passato”. Ma nel filo del rasoio sta
scritto: “noi siamo i racconti che abbiamo ascoltato da bambino, il suono delle
campane che abbiamo, che ci ha svegliato, che ci ha portato a letto, il suono
delle campane..., i racconti che abbiamo sentito, quello che abbiamo mangiato,
quello che abbiamo visto raccogliere. Noi siamo tutto questo”. Direbbe il
filosofo: “è l’in sé di noi il territorio”. Non a caso, guardate, noi ci esprimiamo,
… lo Stagirita. Ma lo Stagirita è Aristotele, perché nacque a Stagira, perché
è in quel territorio. Santa Rita da Cascia, San Francesco D’Assisi, Leonardo
da Vinci. “Sulmo mihi patria est”, come dice Ovidio? È Ovidio, “Sulmo mihi
patria est”, cioè “Sulmona è la mia patria”. Virgilio: “Mantua me...”, ‘ca ci sta
‘na professoressa, c’avimma stà attient’. Veramente nacque ad Andes, però
è Mantua, che era più importante. Come l’incontro famoso passa che ci fu a
Teano, ma quello fu a Vairano Patenora.
È più importante Teano e diciamo … a Teano. E, così, nacque ad Andes
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Virgilio, però dice: “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc
Parthenope”, etc. Come vogliamo, all’infinito noi potremmo procedere.
Insomma, mi viene in mente …, Pia dei Tolomei, “ricordati di me che sono la
Pia, Siena mi fè, disfecemi Maremma”. Cioè, praticamente, è..., è l’in sé di noi,
di tutti questi personaggi, in questi giorni Benedetto da Norcia, è Norcia e,
per non annoiare, ecco io stavo …, Romagna solatia di Pascoli, adesso mi
viene vedendo e sono grato anche per questo, mi ricordo Pascoli, “ad uno
ad uno tutti vi ravviso o miei compagni e te sì che non vedesti cader che gli
aquiloni”.
Vorrei dire: “Geppì, beato te”, scusatemi la commozione, “beato te che non hai
visto cader che gli aquiloni, che fine ha fatto la politica!”.
Come dice…: “sempre un villaggio, sempre una campagna, sempre mi torna
al cuore il mio paese”, è così professoressa? Ma, pure, “Traversando la
Maremma toscana”, “dolce paese, onde portai conforme l’abito fiero e lo
sdegnoso canto”, e lo porta con sé, parliamo di Giosuè Carducci. D’Annunzio:
“settembre, andiamo è tempo di migrare, i miei pastori”, badate l’aggettivo,
“i miei pastori d’Abruzzo”. Cioè, voglio dire, finanche l’universalità, non è
limitato a un provincialismo tutto questo, questa appartenenza al territorio,
quella, ho detto, di Somerset Maugham, da una formazione anglosassone,
al prete Martinì, della Nigeria, … è insito nell›uomo, fa parte di noi stessi.
E quando io penso che Gesù Cristo, l’espressione suprema dell’università,
l’espressione che la storia ci ha dato più elevata di questa non globalizzazione,
di questa globalità, è nata a Betlemme, poi Gesù di Nazareth. Ma, come dice
Carducci? “Un Galileo”,… ecco, il territorio, “di rosse chiome gittò in braccia
la sua croce e disse portala e servi”. Cioè, finanche di Cristo viene citata la
provenienza, il territorio.
Ecco, torniamo, perché Geppino, ecco, Geppino noi lo esaltiamo? È stato già
detto, sia pure in sintesi, perché ci vorrebbero più...(incomprensibile) quello
che ha fatto. Ma quando la Repubblica, la Costituzione dice che la Repubblica
promuove le autonomie locali non fa altro che riconoscere un dato di fatto.
Perché il diritto nasce dal fatto, ex facto oritur ius.
Il diritto nasce dal fatto perché è nella realtà..., ha riconosciuto questo il
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costituente e poi l’ha modificato, e non mi ci trattengo, il titolo quinto, Comune,
Provincia, sovraordinato, ha rivoluzionato, prima Stato, Provincia, Stato,
Regione, Provincia, poi ha rivoluzionato anche, se sono messi sullo stesso livello,
ma il Comune l’ha messo al primo posto. A proposito di Comune, vedete come
è sentito dentro di noi questo, parliamo di..., di una trentina d’anni fa. Si
ricostruì il Comune a Pontelatone, il Municipio si costruì, scusatemi, scusatemi,
mi contraddico.
E un contadino disse che non avrebbe più votato il Sindaco di quel Comune,
Ciccio Cutillo, altro compagno di Università di Geppino, non lo avrebbe votato
più perché aveva osato scrivere sul frontespi..., sul, sull’arco dell’ingresso,
sull’arco di ingresso “Municipio”. Dice: “no, no, avvocà mi dispiace, non la voto
più perché ha scritto Municipio. Doveva dire Comune”. Sembra una battuta
questa. Questa che sto dicendo l’ho detta in un convegno di grado elevato
che fece la Comunità Montana di Formicola, in presenza di persone molto
elevate per cultura giuridica, perché in quel senso di Comune c’era quello che
noi sentiamo. L’altro ieri, quando c’è stata la tragedia dell’elicottero, il Sindaco
del Comune ha detto, non mi ricordo il Comune quale è stato, il Sindaco ha
detto: “stavo in Comune quando mi ha raggiunto”. Stava sul Municipio, eppure
dice: “stavo sul Comune”. Cioè, noi lo pensiamo così, “dove vai, al Comune?”.
“Al Comune” significa che andiamo sul Municipio. E, così, noi avvertiamo il, …
questa, questo senso del Comune come espressione primaria delle autonomie
locali. Torniamo a Geppino.
L’altro giorno, … come si è perduto il senso del territorio, perché, come ha
detto qualcuno che Mi ha preceduto, ma è una realtà, non si è più eletti, si
è nominati. Quando Rousseau scrisse il Contratto Sociale disse, scrisse che
in democrazia il cittadino è suddito e sovrano e mi ha sempre insegnato
Geppino “senza di loro che saremmo?”, un insegnamento alto, che io non ho
mai dimenticato.
E, voglio dire, cioè, quando si dovevano comprare e consumare mille zeppole
di San Giuseppe, le zeppole di San Giuseppe, e si dovevano consumare
mille zeppole di San Giuseppe, … era il senso dell’affiatamento, era il senso,
chiamatelo ognuno per i suoi motivi, anche per chiedere ‘o favore,… ma questa
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è la questione meridionale. Io non la voglio nobilitare, è la realtà. I colleghi del
nord venivano a parlare dei grandi, se il 30 per cento doveva essere riservato
a quello di affari milionari. Anche questo ascoltare l’umile preghiera di, … del
trasferimento, … dell’arruolamento per sottrarsi all’ossuto lucido manico della
vanga o della zappa è questione meridionale, e quando, non solo per questo,
voglio dire, … la tenacia di chi ascoltava.
L’altro giorno mi è capitato, dico finalmente, andai in uno studio, potrei non
essere creduto e vi dico pure il particolare. È sul Corso Trieste, allo studio
dell’Avvocato Russo, Adolfo Russo, persona seria. Io lo cercavo. A un certo
punto vedo il logo del Senato, “Segreteria politica”. Ma chi è? “Segreteria
politica” dell’onorevole, “del Senatore Vincenzo D’Anna”. È la scuola. Io ebbi
un…, esultai, perché c’è un’eredità, si è presa un’eredità di chi ascolta, la
segreteria poli.... Gli altri non hanno nemmeno la segreteria politica, non c’è
nemmeno questo senso di umiltà, questo senso, che io ho citato Rousseau per
dire il cittadino è suddito e sovrano. Cioè, tenere la segreteria per essere
l’”ambulatorio”, dispregiativamente, Geppino, io, tenevamo l’ambulatorio ma
quell’ambulatorio produceva voti onesti, perché ci stava il trasferimento, ci
stava la richiesta di promozione per difendersi. Insomma, le cose più minute
che facevano, sostanziavano.
A parte il fatto, ecco la tenacia, andavamo a Roma, frequentemente, più
con la macchina sua o mia che col treno, ma per guadagnare quei tempi, e
nonostante l’età, arrivava, … mi ricordo, sempre il giornale per proteggersi dal
vento, se entrava vento in macchina, per caso, d’estate, si metteva il giornale
sotto la camicia, sotto la giacca e diceva, e cominciava. Cioè, era incredibile,
aveva sei anni più di me, insomma, non erano molti, ma la tenacia era arrivata
a un punto che poteva infischiarsene.
E cominciava l’ambulatorio, campeggiava, mi ha fatto piacere che qualcuno si
è soffermato, soprattutto la professoressa, sulla medaglia d’oro. Undici-dodici
anni è stato Presidente dell’istituto e poi il discorso l’ha completato Salvatore
Di Biasio. La medaglia d’oro non è una cosa che si ha a caso. E cominciava a
comporre litigi, l’incomprensione, a San Marco Evangelista chi dovesse fare
l’assessore o il candidato, e così, a San Felice a Cancello, e poi …, e per tutta
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la provincia. É stato pure esattamente rievocato che, per l’intera provincia, lui
era il Senatore. Ma, tra i meriti, a proposito di Senatore, io voglio ricordare un
episodio delle sue benemerenze, perché l’ho vissuto.
Dal Senatore De Michele, dopo lo studio per la laurea, andava quotidianamente
a fare politica. Aveva trasformato, ve l’ho detto già, non mi ripeto, per cui
era un collegio sicuro. Naturalmente, bisognava tirare la sedia da chi stava
per sedercisi. Era Moro Presidente del Consiglio. Andò un moroteo da Moro,
scese, io assistevo, ma per altri motivi, ero per motivi istituzionali miei, ero nella
qualità, non come politico, naturalmente.
Dice: “l’abbiamo fatto”, era stata candidata un’altra persona, un moroteo,
sottraendogli il collegio sicuro. Geppino Santonastaso, lasciamo stare …, non
ha cambiato partito, ha fatto votare il candidato posto, imposto..., imposto,
scusate il bisticcio cacofonico, imposto al suo posto, ha fatto votare, con
convinzione, per la difesa del partito, il candidato che gli aveva sottratto il
posto. Era un uomo di partito, questa è una benemerenza. Poi, quando noi
pensiamo al fatto che dice: “fa l’ambulatorio, fa l’ambulatorio”. Ma Ministro
significa servitore? E se il Ministro è un servitore, che altro deve essere un
semplice Deputato? Le benemerenze, le benemerenze, … la rivendico perché
sono stato io beneficato da questa... Nel ‘76 era stato candidato Patriarca
per la sinistra di base Napoli-Caserta e Patriarca ebbe 17 mila preferenze
in provincia di Caserta. Quindi, Geppino disse: “noi possiamo pretendere,
rivendicare un Deputato”. E De Mita (n.d.r.: il riferimento è all’on. Ciriaco De
Mita, al tempo, morto Giovanni marcora, assurto a leader nazionale della
corrente della sinistra di base della DC), sempre per quel Napolicentrismo
che il Sindaco di Marcianise ha citato esattissimamente più volte, Geppino
disse a De Mita “senti, non è che viene da Napoli uno a pigliarsi altre 17 mila
preferenze. Noi rivendichiamo un..., un, una presenza”. “Ah, come no!”.
C’era un gruppo di giovani valorosi, tanto più valorosi di me, Castrese
Paragliola, Franco Papa, Mario Severino, Geppino Campana, Enzo D’Anna,
tanto più giovani di me che in termini, in termini di voti apparte..., loro già
erano dei ribelli che stavano con la sinistra di base, con De Mita. Andammo
da Ripamonti, … va beh, comunque non voglio deviare molto, e Geppino a
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muso duro disse a Ciriaco De Mita: “caro Ciriaco, questi sono amici miei e
io non solo li apprezzo ma ho per loro rapporto di affetto che tu non..., non
immagini verso questi giovani. Però io voglio il Deputato, non il candidato.
Questo Deputato realisticamente può essere Ventre, perché è stato il secondo
eletto su trenta collegi e in un collegio provinciale, che tutti hanno rifiutato,
che nessuno voleva. Quindi io ti dico io voglio il Deputato, non il candidato”.
Si fece l’apertura della campagna elettorale, ecco perché vi ho parlato della
mia commozione, la mia trepidazione è alimentata solo dalla gratitudine. Si è
aperta la campagna elettorale. Al Santa Lucia, al cinema Santa Lucia di Napoli
non ci hanno invitato. Eravamo di serie B, era il Napolicentrismo, eravamo dei
lebbrosi. Il candidato era Andreoli, se voi ricordate, della sinistra di base.
Ci siamo audacemente presentati, senza invito, siamo saliti sul palco, dove
stavano i De Mita, i Garga..., l’amico Gargani, Mancino e tutti gli altri, il Gotha
della sinistra. Fino a quando hanno detto a qualcuno di pigliarci due sedie per
farci accomodare perché avevamo cittadinanza piena, diritto di cittadinanza
di essere lì presenti come sinistra di base. Ecco, … io un’altra cosa mi sono
annotato.
Io non penso che, dopo il liceo, Geppino Santonastaso abbia mai più preso in
mano “Il Principe” per leggerlo o per studiarlo, però di Machiavelli lui aveva non
assorbito, perché non è che l’avesse approfondito, … lui era il vero politico.
Per due motivi. Innanzitutto, per la concretezza che lo distingueva, e vi è stato,
è stata messa in luce, è stata rievocata, la concretezza; e, poi, il politico, come
parola “non si governano gli Stati”.
Lo si dovrebbe dire a Renzi, scusatemi se ci sta qualche Renziano purosangue.
Tu sei Renziano purosangue? E ti chiedo scusa (n.d.r.: il riferimento è all’on.
Paolo Pietro Broccoli, presente in sala anche lui come relatore). No, che c’entra
il Pd? Il Pd è, io parlo, io parlo di quelli, io parlo di Berlusconi o di Renzi, gli
affabulatori capaci. Ma con le parole non si governano Stati, la prima cosa. La
seconda cosa, che insegna Machiavelli, se è meglio essere amato che temuto;
ma amato è difficile esserlo; se è meglio essere temuto che odiato. È meglio
essere temuto. E Geppino era temuto, era la concretezza della sua opera e il
fatto di poter fare affidamento solo su di sé. Ho finito, ho finito, ho finito.
57
Dott. Franco Tontoli
Senatore, chiedo scusa, scatta l’aspetto ingrato del moderatore. Abbiamo limiti
di tempo.
On. Sen. Avv. Tommaso Antonio Ventre
Ho finito, ho finito, ho finito, ho finito. È stato detto tutto. Allora per...
(incomprensibile), è stato detto tutto. Non è stato detto che ha riaperto
l’ospedale di San Felice a Cancello, che non era...(incomprensibile). Ha riaperto
l’ospedale di Valle di Maddaloni. Ha valorizzato l’ospedale di Maddaloni. Poi
la mia amarezza, quando l’altro giorno ho sentito che la meningite a Caserta,
un ragazzo affetto da meningite è stato portato al Cotugno ….. Noi abbiamo
realizzato con una ditta sconosciuta all’epoca, molto nota, io presi a ben
volerlo quando fu fatta la gara, ingegnere Penzi di Maddaloni, chi conosceva?
Quando lessi … aveva fatto il centro per la NATO a Comiso.
Allora tanto di cappello, finimmo l’ospedale, il reparto malattie, la divisione di
malattie infettive prima del tempo stabilito. Quanta amarezza nel leggere che
questo bambino è stato portato a Napoli!
Quanta amarezza, e finisco, nel..., nel sentire che è stato, perché adesso c’è la
salernitarizzazione di Caserta, la saler...(n.d.r.: il riferimento è all’influsso politico
salernitano ad opera dell’on. Vincenzo De Luca, quale attuale Presidente della
giunta Regionale della Campania, appunto salernitano), prima siamo stati
Mastellizzati (n.d.r.: il riferimento è all’influsso politico beneventano su Caserta
ad opera dell’on. Clemente Mastella, appunto beneventano), bastava che un
primario andava in pensione e doveva venire da Benevento. Mò deve venire
da Salerno. Allora l’unica..., l’unica voce che ha tenuto testa a Bassolino, non
perché è mio fratello, è stato il Presidente della Provincia di Caserta, Riccardo
Ventre, l’unica voce, perché era bassoliniarizzata. Quando Silvio Pellico ha
scritto “Le mie prigioni” fu detto che aveva fatto più danni quel libro “Le mie
prigioni” che una battaglia perduta. Ha fatto più danni la presenza di Bassolino
durante il suo periodo di Presidente della Regione che mille Savoia paracadutati
nel Regno delle Due Sicilie. L’aeroporto, perciò parlo dell’aeroporto. La mia
amarezza, quando ho sentito del bambino con la meningite al Cotugno, e
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l’aeroporto di Salerno, quando ci stava Grazzanise, che già lo era aeroporto,
… però chi si è opposto tenacemente, fanaticamente, è stato sempre Bassolino
a un aeroporto a Grazzanise. Io ho finito. Voglio dire soltanto..., soltanto
una cosa. Le dittature nascono così. Quando noi pensiamo, mi sono fatto la
statistica, perdonatemi perché ho dovuto telefonare al Senato, … il Senatore
Rubia, Senatore che prende i nostri soldi, su 15508 votazioni ha votato 4
mila volte, 11 mila volte non ha votato. Il cosiddetto Senatore Monti, dico
cosiddetto perché la Costituzione dice che si può essere nominati Senatori a
vita per avere illustrato la patria, participio passato. Lui è stato nominato in
funzione di illustrare la patria. Poi è stato eletto, perché ha fatto un partito. Il
Senatore Monti, su 16735 votazioni, ha votato, su 16 mila, ha votato 1400
volte, pari all’8 per cento. Napolitano, da quando è Senatore a vita, su 8885
votazioni ha votato solamente 716 volte. E poi finisco. Un tale Renzo Piano,
Renzo o Enzo, non so come si chiami, sceglietevelo voi, sceglietevelo voi, per
me è soltanto un bracconiere, per non dire altro, Renzo Piano, o Enzo Piano,
su 16735 votazioni ha votato 11 volte. Assumo la responsabilità di quello che
vi ho detto; questo significa essere soltanto parassiti e non altro. Con l’odierna
cerimonia noi abbiamo..., abbiamo soltanto compiuto un dovere. Io dico che
le opere che ha fatto, non vi trattengo sul casello autostradale, di quando
Bassolino è venuto a inaugurarlo, non vi trattengo. Voglio dirvi che nessuno
se ne ricorderà.
Quando, ci sta Franco Tontoli che se lo ricorda, quando io vinsi il concorso
all’ospedale dei Pellegrini, diedi un saluto all’ospedale perché andavo via e
citai Benedetto Croce, che ripeto adesso, “verrà tempo in cui le grandi gesta
e le grandi opere che sono...(incomprensibile)”, il casello..., va beh, tutti i
sottopassi... “le grandi opere che sono ora nella nostra memoria e nel nostro
vanto saranno dimenticate, saranno dimenticate”, continuava Benedetto
Croce, “perché il segno dell’accaduto progresso è la dimenticanza”.
Certamente nessuno di noi, quando ascolta la radio, pensa a Marconi.
Certamente nessuno di noi, quando usa il telefono, pensa a Meucci. Certamente
non pensiamo a Fleming quando usiamo gli antibiotici o a Sabin quando
lottiamo contro la poliomelite. Così, purtroppo, avverrà di Geppino. Geppino
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ha agito per il premio della buona coscienza, bonae coscientiae premium,
questo è l’omaggio che noi possiamo rendergli, di ricordarlo, di ricordare,
di contrastare questa..., questa dimenticanza e portarla. Io dico soltanto una
cosa, la ripeto qui, che a qualcuno di noi il Padreterno ha dato un dono, quello
di penetrare di sé in vita la terra che lo vide nascere e di lasciarla più ricca nel
momento dell’addio.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Ha aleggiato in sala il ricordo di un’epoca e il ricordo soprattutto di un tipo di
politica che aveva i colori, i colori del biancofiore. Conclude un esponente, che,
certamente, non è stato della Democrazia Cristiana, più volte parlamentare
del Partito Comunista Italiano, anche lui attaccato al territorio. Il ricordo è di
Pietro Paolo Broccoli.
On. Paolo Pietro Broccoli
13
Paolo Pietro.
Dott. Franco Tontoli
Nel mentre, salutiamo Lello Menditto, che è venuto a complimentarsi con il
Senatore Ventre. Paolo Pietro, scusami.
On. Paolo Pietro Broccoli
Spero che nessuno ascolti il suggerimento di chi ci presiede. Io non concludo
assolutamente niente, alcunché.
Dott. Franco Tontoli
Dico nella..., nella scaletta era...
On. Paolo Pietro Broccoli
Sono l’ultimo a parlare, ma non concludo, ovviamente. Non l’avrei neanche fatto.
60
Dott. Franco Tontoli
Il discorso resta aperto nel campo dei ricordi.
On. Paolo Pietro Broccoli
Assolutamente no. Io, se mi è consentito, anche perché ritengo che l’unico
modo per comunicare col Senatore Santonastaso sia usare il linguaggio della
politica, perché il Senatore Santonastaso è stato un uomo totus politicus. A
me non mi convince troppo, allora dicevo, il Senatore Santonastaso è stato
un uomo totus politicus, per cui anche il, come dire, l’ordine del giorno del
convegno a me non convince moltissimo.
Perché lui ha fatto l’interporto in quanto politico, non è che ha fatto il politico
in quanto creatore dell’interporto. Cioè il politico è colui il quale, il fare
politico non è soltanto un problema di idee.
È la, i suoi effetti pratici che produce è la sua realizzazione. E, credo che,
per ironia della sorte, sull’interporto, che è stata l’unica proposta, diciamo,
strategica, che è stata fatta per equilibrare il rapporto Napoli-Caserta, non
ci lamentiamo. La civiltà italiana è la civiltà delle città. Non è pensabile che
si possa parlare di Napoli. Napoli è quella che è stata. È stata una capitale.
Nel ‘900, ai primi del ‘900 era la terza città d’Europa.
Chi è che può sognare di mettersi in, no, neanche in competizione?
Diceva Mussolini nel ‘27, nel famoso discorso dell’Ascensione, “i casertani
dovrebbero essere felici di essere un quartiere di Napoli”. Questo è, questa
è la storia. Non ho capito. Nel ‘27 fu sciolta la provin..., fu soppressa la
provincia di Caserta. È stata ricostituita nel ‘45. L’unica proposta strategica
per riequilibrare questo rapporto è stata la proposta di istituire l’interporto,
che doveva riequilibrare Napoli e Caserta in termini di strutture e di servizi.
Ironia della sorte, la realizzazione è stata effettuata da una Giunta di sinistra,
presieduta da Franco Cipolla, che stava qui, adesso non so se è ancora, se
è ancora qui. Ma questo è un altro, è un altro aspetto. Così come la stessa
questione dell’aeroporto è stata approvata sempre in quel contesto, una
forma di consorzio con tutti i Comuni della zona per avviare un processo di,
come dire, di costruzione di un’ipotesi che non fosse alternativa a Napoli, che
61
è uno degli aeroporti più insicuri d’Italia e che, però... C’è qualcosa che non
va? No, dico dal punto di vista tecnico?
Dott. Franco Tontoli
No, no, si sente. È vero?
On. Paolo Pietro Broccoli
Ma questi sono aspetti diciamo così che riguardano una..., una vicenda del fare
che io non..., non posso sviluppare fino in fondo. Rimane il fatto che, ripeto,
l’unica proposta strategica è stata la, un colpo di mano si potrebbe dire nella
costruzione dell’ipotesi, l’ingegner Incalza ricorderà, anche sulla questione della
Tav la provincia di Caserta è stata l’unica che ha approvato la stazione di porto
ad Afragola, contrariamente a quanto si sollecitava da Napoli, che voleva
collocarla a Volla.
Questo, diciamo, è solo per valutare un aspetto che non, dal mio punto di vista,
non dà il quadro della persona e della..., della, del ruolo che ha avuto il Senatore
Santonastaso nella vita politica della provincia di Caserta. Perché dico questo?
Perché c’è una ragione di carattere generale. L’essenza del, dell’animale uomo,
l’essenza del, dell’esserci, è di natura politica. Cioè, noi siamo sostanzialmente
determinati da questa, da que..., come dire, da questo istinto, quello di essere
componenti di una comunità, in cui il conflitto è l’elemento decisivo per rendere
questa comunità creativa e per farla sviluppare. Se viene meno questo rapporto,
allora noi abbiamo altre cose, ma non abbiamo più la politica.
Oggi, il problema della politica è che non siamo più in grado di, come dire,
di leggere, nessuno è in grado di leggere quello che avviene, … nessuno.
Sostanzialmente, noi, adesso, per difendere la democrazia di cui l’occidente
è stato creatore, dobbiamo difendere il capitalismo. La democrazia senza
mercato, senza mobilità, senza dinamiche sociali non è più democrazia. Il
capitalismo della democrazia non ha nessun interesse. Ma questo non lo dico
io, lo dicono gli americani!
Non è pensabile che in un sistema di globalizzazione si possa difendere la
democrazia mettendo il muro (n.d.r.: il riferimento è all’indirizzo del neo-eletto
62
Presidente degli USA, Donald Trump, volto ad erigere, per oltre 3.500 km., un
muro al confine tra gli U.S.A. e il Messico), queste sono banalità, è chiaro? E,
però, avviene. Perché avviene? Perché nessuno è in grado di dare garanzie
rispetto al tema della sicurezza, del futuro e dell’avvenire, … nessuno. Prima il
Senatore Ventre ricordava alcuni aspetti, diciamo così, del politico. È tutto vero,
ma il popolo sovrano è l’articolo primo della Costituzione. Dov’è il corpo del
popolo? Non esiste. È una finzione. Esiste il corpo del Re, esiste il corpo del Cristo
che va sulla croce. E, però, la sovranità è nelle mani del popolo. Il popolo oggi
decide una cosa e gli effetti concreti vanno in direzione opposta.
Tra l’altro il popolo non è più in grado di suggerire o di volere delle cose. Sono i
singoli individui che vogliono le cose. È chiaro? E questo sistema sarà sempre più
aggravato da questa, come dire, dicotomia. Cioè, uno, ognuno, va per i fatti suoi
e ognuno poi si ritrova quando si tratta di definire i livelli della, come dire, della
utilità. La ste..., lo stesso diritto, di cui Tonino (n.d.r.: il riferimento è al Sen. Ventre)
è, come dire, è conoscitore e pratico, non serve più a definire la legittimità di
ciascuno di noi, il nostro diritto.
Serve soltanto a definire pratiche di scambi commerciali. Non esiste più il ius.
Esiste uno ius determinato, e questo lo vogliamo, tant’è che affidiamo la difesa
degli interessi dei singoli Paesi non più al diritto internazionale, che non esiste
più, ma alle transazioni, che gruppi di lavoro fanno, nominati dai rispettivi,
diciamo, che confliggono.
Per ritornare alle cose che dicevo prima, io non riesco a trovare, pur avendo
iniziato dopo che sono andato in pensione, come si diceva, interrogata tutta la
struttura di potere della Democrazia Cristiana, ho iniziato nell’87 con il Senatore
Bosco, a cui tutto il lavoro che io ho fatto l’ho sempre fatto pubblicamente. Cioè,
è leggibile perché è interessato. La prima intervista, che ho fatto, l’ho fatta al
Senatore Bosco, a Fiuggi, il 7 di luglio dell’87. Poi, ho continuato con Dante
Cappello, ho..., ho, con Vincenzo Capone e tutti quelli con i quali ho avuto la
possibilità di interloquire ho chiesto opinione su un fatto, che cosa era stato
attivato per far diventare Caserta una delle aree più importanti del nostro
Paese. E perché questa stessa importanza, poi, non era stata sufficiente a farla
difendere dal degrado che è ancora in atto.
63
Questo è il quesito politico fondamentale, dal mio punto di vista. La Democrazia
Cristiana in questo è stata, voglio dire, non si tratta di distribuire medaglie, ma
è stata l’artefice principale, e il dominus della situazione in tutto questo è stato
Manfredi Bosco, nella prima fase dagli anni ‘50, … ho sbagliato, … come? Ah
… Giacinto Bosco, … chiedo scusa, può capitare.
Però voglio dire, noi non siamo ancora pervenuti a questa, a questa spiegazione
e perché questo stesso sistema, che era una risorsa di carattere nazionale, è
scomparso senza che si siano attivati contrasti a questo degrado. E qui bisogna
trovare il modo, non è che stasera, ma rimane..., rimane poi ogni ipotesi.
Anche qui noi siamo in relazione al passato, perché il passato, anche quando è
dimenticato, non è mai morto. Ma noi non è che siamo eredi fisici di un passato
che non passa.
Noi entriamo in relazione con un passato se noi assumiamo di conoscerlo. Se noi
non lo assumiamo come elemento di riferimento, come tradizione su cui costruire,
poi, l’innovazione, allora il passato è un fatto, diciamo, solo di trasferimento. È
come il figlio che riceve il potere dal padre, punto e basta. Noi abbiamo bisogno
di un’altra relazione con il passato. E questa relazione può venire solo sul piano
politico e sul piano culturale. Questo non c’è oggi.
Non solo non c’è, ma si tende a, come dire, a..., a distruggere ogni ipotesi di
poter valutare gli antiqui, avrebbe detto Machiavelli, che oltre a dire le cose che
ha detto, ha anche detto un’altra cosa, che i..., i potenti di lor potenza non sono
mai satolli. È chiaro? Noi non siamo regolati da relazio..., la politica come servizio
è una favola. Non esiste la politica come servizio.
Esistono degli interessi che vanno tutelati. E, se rappresentati nella normativa
costituzionale, sono del tutto legittimi, tutti. Che è successo? Non ho capito. Io
sono sclerotico?
Dott. Franco Tontoli
Onorevole Broccoli, continuerei. C’è stato una piccolissima intemperanza.
On. Paolo Pietro Broccoli
Non so, se sono stato io chiedo scusa.
64
Dott. Franco Tontoli
È stato censurato un momento di difficoltà dell’ascoltatore.
On. Paolo Pietro Broccoli
Va beh, io non ho nessun, non ho nessun problema. Io cerco di mantenere
un rapporto corretto col Senatore Santonastaso, valutando i suoi aspetti di
uomo politico, punto. Allora passo..., passo, diciamo così, alla fase che più
mi interessa, lamentando il fatto che, per esempio, non..., non esiste una
documentazione degli atti che non siano quelli istituzionali dei, delle tante
figure rappresentative della Democrazia Cristiana in provincia di Caserta.
Non..., non c’è una possibilità concreta di poter accedere, per esempio, agli
archivi privati. Non ci sta nessuno che ha dato al, all’archivio di Stato, per
esempio, la corrispondenza che si è avuta con le sezioni. Quelli istituzionali
sono pubblici, si va alla Camera e al Senato, si pigliano e si fanno. Ora, io,
tranne Gaetano Andrisani, che, peraltro, è stato anche segretario regionale
della Dc, non esistono tracce.
Non lo so, voglio dire testi, su cui uno può studiare, può ragionare, può
valutare, questo …, non esistono, o, per lo meno, esistono, ma sono nelle
dimore di ciascuno. Io ho procurato, per l’incontro di stasera, ma, ovviamente,
non è che posso andare avanti su tutto quello che avrei voluto dire, il, la
relazione che il Senatore Santonastaso ha presentato al dodicesimo congresso
della Democrazia Cristiana in Terra di Lavoro, che è una fonte, dal mio punto
di vista, inesauribile di cono... La conoscete? Eccola qua.
Sta nel fondo Broccoli, presso l’Archivio di Stato. Comunque, io vi posso dare
questo come fotocopia, solo che è sottolineata. Se tu vuoi, te ne faccio fare
una pulita, non ci sono problemi. E il Senatore Santonastaso, io non posso
discutere, adesso, su tutte le questioni su cui meriterebbe la, questa relazione,
di essere discussa, però alcune cose io le debbo dire.
Anche perché questo stabilisce la modernità del Senatore Santonastaso.
Cioè, alcune cose, che stanno qua, sono del tutto, come dire, dicibili anche
oggi. Solo che oggi sarebbe una lamentazione tra virgolette, per le cose che
dicevo prima, ma non avrebbero avuto l’efficacia e non avrebbero l’efficacia
65
di quello che, all’epoca, è il 1969, il 6 giugno, poteva, il 2 giugno, poteva
valere come programma politico. E, allora, la prima questione, su cui va
valutata la Democrazia Cristiana, perché a me questo è quello che interessa, la
Democrazia Cristiana. Io ho studiato più la Democrazia Cristiana che il Partito
Comunista, di cui pure sono stato membro. Perché, diceva Togliatti, “bisogna
conoscere i tuoi avversari”. Come fai tu a fare politica se non conosci quello
che vogliono gli altri?
Ora, la Democrazia Cristiana in provincia di Caserta ha avuto un ruolo che era
totalizzante. In alcune circostanze ha raggiunto più della metà di tutti gli, tutti
gli altri partiti, … erano meno della Democrazia Cristiana. In questa relazione
il Senatore Santonastaso parla dopo le elezioni politiche del ‘68 in cui la Dc a
Caserta aveva preso 7 punti più di quella nazionale, cioè aveva preso il 46,14
per cento. Si lamentava, quasi, che non fosse un successo pieno questo risultato.
E lui dice: “abbiamo avuto sette parlamentari eletti”, che registrò l’elezione di
sette parlamentari della provincia di Caserta. Nel 1968 la Democrazia Cristiana
in provincia di Caserta ha avuto sette parlamentari eletti.
E il tema del congresso era “Un partito aperto in linea con lo sviluppo
democratico e civile di Terra di Lavoro”. Siamo in piena espansione
occupazionale, che si concreterà di lì a qualche anno, quando arriva a regime
la Olivetti e la Indesit, diciamo ‘71. Queste sono le fasi di, il ‘71 si fa la...,
la, l’accordo di programma. Anche l’interporto fu fatto con un accordo di
programma. La provincia di Caserta è la provincia, che, nel Mezzogiorno,
ha fatto più accordi di programma. L’ha fatto con la Saint-Gobain, l’ha fatto
con l’interporto Nola-Marcianise-Maddaloni, a differenza di Nola, che non
è un interporto, si continua a parlare di interporto, ma è un falso giuridico.
L’interporto è Caserta-Marcianise-Maddaloni. E con l’accordo di programma...
(incomprensibile) requisiti, non è il termine tecnico esatto però lo dico perché,
per facilitare la comprensione, 4 milioni di metri quadrati dei territori di Comuni
di Marcianise e di Maddaloni.
Lei lo, lei lo sa. Nel ‘57 fu istituita con la nuova legge sul Mezzogiorno la..., la
struttura ASI. La provincia di Caserta ha operato con l’ASI, col primo piano
regolatore nel 1964. Gesuè è stato il primo piano regolatore del..., del, dell’ASI
66
Caserta, se mi è consentito, quando i giochi erano già un po’ fatti eh. Sì,
Francesco Giosuè che poi è stato, è stato pure anche segretario provinciale
della Dc, credo. Amministrativo...? Va bene. Allora, posso continuare? No, no,
per l’amor di Dio, visto che non debbo concludere, possiamo anche concederci
qualche amenità. Allora, per ritornare al tema, quando è arrivata la..., la
Indesit si sono conclusi tutti i giochi della industrializzazione. La fase successiva
della reindustrializzazione è stato un fallimento totale.
E i nemici di questa mancata reindustrializzazione non è che sono stati solo
a Caserta. Sono stati un poco altrove, e tutti, anche la mia parte politica, ha
finanziato, mi dispiace che Pomicino sia andato via, ha finanziato Bagnoli ma
non ha finanziato il polo di Caserta. Noi abbiamo speso 1200 miliardi (n.d.r.: di
lire) per fare l’acciaio più puro che esistesse nel..., nel mondo, a Bagnoli, dopo
sei mesi l’abbiamo chiuso.
Non lo so, ritorno..., ritorno a Santonastaso perché mi è più agevole. E
Santonastaso aveva anche creato a Caserta un giornale, “Il Popolo di Terra di
Lavoro”, che io non ho trovato tracce. Cioè non..., non sono riuscito a trovare
nessun numero di questo giornale. Se ne avete, fatemelo sapere, che io sarò
felicissimo di poterlo consultare. Quali sono gli elementi che..., che dicevo? …
Quando devo finire ditemelo, eh …. Allora, io posso concludere anche adesso,
non ci stanno problemi.
Dott. Franco Tontoli
Abbiamo..., abbiamo sforato, ma c’erano anche dei limiti di uso della sala,
ma non per mancata ospitalità, per i sistemi di sicurezza, per i sistemi che
automaticamente...(incomprensibile). No, no, si chiudono le luci.
On. Paolo Pietro Broccoli
Una sola cosa voglio dire, anche perché non sia una..., una, come dire, una
valutazione, diciamo, parziale. Quello che prima io ricordavo, quel tema
dell’ordine del giorno del congresso “Un partito aperto in linea con lo sviluppo
democratico e civile di Terra di Lavoro”, questo era l’ordine del giorno del
congresso del sessan..., del ‘68. Tuttavia, il Senatore Santonastaso, come
67
segretario della DC, manifesta la sua insoddisfazione, non è che è molto
contento de..., delle cose come vanno. E leggo. Dice: “Il comitato provinciale
che ora si rinnova risultò da una unanimità ispirata alle convergenze centrali
ma come tutte le direzioni unitarie fu vittima di immobilismo dannoso”.
Questo, secondo me, è molto, è molto importante. Cioè, qui dovrebbero essere
coloro i quali ne facevano parte, di questo organismo, perché poi non viene
spiegato che cosa è stata questa direzione unitaria. Se la direzione unitaria
porta al 48 per cento dei voti non capisco che cosa avrebbe portato, a meno
che non si voglia fare un’altra operazione, ma questa è un’operazione, diciamo
così, che non è che, non è, non è che legittimamente si possa sostenere in una
società aperta, come pure rivendica il titolo, la..., la, l’ordine del giorno della,
del congresso. Va beh, io a questo punto finisco, non..., non posso andare più
avanti. Poi non lo so, se ci staranno altre occasioni …. (incomprensibile).
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Onorevole, si potrà sempre integrare attesa la previsione della pubblicazione
degli atti, con un intervento scritto, sì, ma anche una conclusione in questo caso
veramente scritta. Io adesso, no, no, per carità, sì, per carità certamente, e
avevo già una iscrizione dell’Avvocato Alberto Zaza D’Ausilio, la cui memoria
scritta potrà essere ugualmente acquisita successivamente. Ma, visto che non
sono il Senatore Grasso, col campanello, Senatore D’Anna, ne ha facoltà, per
carità.
On. Sen. Dr. Vincenzo D’Anna
Io voglio dire una cosa, ma non la dico a titolo personale, ma la dico a nome di tutti
gli amici, che, da Pierino Squeglia a Giampaolo Iaselli, a Giovanni Piccirillo, cioè
ne dimentico parecchi. Cioè vedete, Franco Cipolla, Presidente Cipolla. Vedete,
tutti quelli, tutti quelli che sono nati, Riccardo Ventre, tutti quelli che sono passati
attraverso una scuola politica. Perché mi dovrete, mi dovete scusare, c’è una
cosa che nessuno ha messo in rilievo, che nell’epoca in cui Santonastaso faceva
68
politica faceva crescere intorno a sé, coinvolgendoli nel comitato provinciale,
coinvolgendoli nella direzione provinciale, coinvolgendoli nelle attività politiche
della Democrazia Cristiana, un gruppo di giovani.
Cioè, in effetti, ha creato, nell’epoca del nepotismo, che era una delle piaghe
dell’epoca, dove in genere Bosco padre e Bosco figlio, Santonastaso, sacrificando
anche i suoi figli, quando è stato il tempo, ha preferito una scuola politica. Allora,
se noi andiamo a vedere chi si è abbeverato a quella scuola, ha frequentato
quella casa, chi ha frequentato questo politico, si rende conto che ha tirato
fuori cinque-sei parlamentari, decine di consiglieri regionali, cioè, nella buona
sostanza, io molte volte mi metto a ridere, … ma è mai possibile che sono l’erede
di Santonastaso?
Perché non è concepibile, per me, perché la dimensione, e questo non lo dico
a giustificazione dei tempi grami, Santonastaso giocava nella Juve, giocava
nella Democrazia Cristiana. Noi non ci teniamo da riunire da nessuno, perché
la politica l’hanno falcidiata. Oggi, un parlamentare, oltre che prendere qualche
sputo e qualche epiteto …, perciò mi sono un poco arrabbiato con Marino, il
Sindaco di Caserta non si può mettere a fare la politica, l’antipolitica spiccia. Noi
viviamo in un’epoca tristissima e Ventre mi ha dato una grande soddisfazione.
Io c’ho la segreteria politica perché io vengo da quella scuola, che bisognava
ascoltare anche la vigilia di Natale la gente che veniva da te perché la povera
gente con chi si rapporta?
Una lacrima che si deve asciugare, una parola di conforto, anche una speranza,
che va alimentata. In questo la politica svolgeva un ruolo. Forse, noi che siamo
stati democristiani, la giriamo aulicamente, qualcuno poteva, può parlare, come
Banfi, del familismo amorale, qualcuno del clientelismo, qualcuno dice che la
Democrazia Cristiana ha dilapidato insieme al Partito Socialista e al conso...,
al consociativismo, ha creato uno Stato mastodontico, pauperistico, clientelare,
la mole del debito pubblico, abbiamo accontentato i contemporanei per
addossarne il costo ai posteri, che, all’epoca, non essendo tali, non protestavano
e non votavano.
Mò i posteri sono arrivati, che non potendo...(incomprensibile), non potendo più
usare dissennatamente la leva della spesa a debito crescente, noi siamo una
69
classe politica che deve rigare diritto e deve, purtroppo, dire ai contemporanei
“signori, l’epoca delle vacche grasse è finita”.
Il grillismo altro non è che la congiunzione di due re..., di due, di un retroterra
sociale che è fatto di giovani, ai quali lo Stato indebitato fino al collo non può
offrire niente più e di coloro, i quali, avendo avuto più di quanto dovevano
avere nell’epoca delle vacche grasse, hanno paura che un sistema di riforme
o di modifica o di liberalizzazione dello Stato possa togliere.... Noi abbiamo
sette milioni di pensionati, che pigliano la pensione retributiva e non contributiva.
Abbiamo un milione di baby pensionati, che ci costano dieci miliardi. E i sette
milioni della retributiva prendono il 60 per cento in più di quello che loro
spetterebbe per i contributi che hanno versato. Sono altri 70 miliardi. Lo avete
mai sentito dire, voi, questo?
Ci vuole uno che tiene la faccia tosta di dirlo. È chiaro che questo va contro,
divento antipatico, divento la negazione del consenso. Ma l’epoca mia è questa.
L’epoca di Santonastaso, con tutti i suoi pregi e le sue capacità, era l’epoca del
battere moneta, di inflazionare, di elargire e di riconoscere, a torto o a ragione,
tutti i diritti per tutti coloro che li rivendicavano. Ma questo non perché, noi
siamo, ho detto a Ventre, ma glielo ho detto perché ci credo … agg’ ritt’: “per
apparà nu Senatore comme a te ce ne vonno otto comme a me”. Perché voi non
avete idea di che..., che cosa è arrivato. Perché ha ragione Ventre, così come ha
ragione Pomicino.
Noi abbiamo buttato via l’acqua sporca e il bambino. L’acqua sporca era la
partitocrazia e la degenerazione e la corruzione, che la partitocrazia aveva
portato. Ma abbiamo buttato fuori anche il bambino, che sono i partiti politici.
Se noi avessimo chiuso le scuole elementari e le scuole medie, … ma ‘o quarto
ginnasio chi è che traduce ‘o latino se nun conosce l’analisi logica e l’analisi
grammaticale? Come possono tradurre il greco? Ma ci dite dove stanno più
queste palestre? Allora, io che tengo 65 anni, poi ci stanno tutti gli altri che
ho prima nominato, Riccardo, Franco Papa, Franco Simeone, che sono ormai
ottuagenari pure loro, perché io... Perché io ero il più ragazzo, la signora
Santonastaso me ne può dare atto, io ero il piccolino di questa genia.
Allora di..., di Santonasta... Allora racconto un aneddoto così chiudiamo.
70
Dissi di Renzi che era come Madame Verdurin, che riteneva di poter
interpretare le mutate ragioni sociali cambiando il cappellino, come faceva
Madame Verdurin nella Recherche di Proust.
La vice Presidente del Senato mi fece un cazziatone: “lei la deve smettere di
insolentire il Presidente del Consiglio”. Dico: “guarda, io ho fatto una..., una
citazione di una serie abbastanza famosa di libri”. E mi resi conto che non
conosceva Proust e non aveva letto la Recherche.
Cioè, voglio dire, così come sono stato più volte ospite della, dell’ex Ministro
all’Istruzione, nella sala antistante quella del Ministro ci sta l’immagine di
Benedetto Croce, ci sta De Santis, insomma, ci stanno tutti i grandi Ministri
della Pubblica Istruzione, purtroppo, purtroppo. Allora, lasciamo stare i tempi.
Oggi noi dobbiamo ricordare un uomo che a me mi ha sempre detto: “fai tutti i
compromessi che vuoi tu, ma mai ‘ncopp’ ‘o partito”.
Santonastaso mollava un Sindaco, mollava pure nu Presidente di un Consiglio di
Amministrazione, ma non mollava una segretario di sezione. Io sono testimone
del fatto che noi, per dodici anni, ci siamo pagati le tessere cacciando i soldi da
dentro alla tasca e lo facevamo per il partito. Santonastaso mi ha accompagnato
una volta dal Direttore Generale dell’ENPAS, che ci ha fatto fare due ore di
anticamera; era l’epoca della borsa con la cerniera, la signora se lo ricorderà.
E dissi: “Senatò, ce n’amma ì”. Mi disse:”Ma comme ce n’amma...ì”. Agg’ ritt’:
“ma stu fesso ve fà fare due..., due ore di anticamera a voi”. E lui niente. Cioè
un uomo di una umiltà, oltre che di una determinazione. E poi mi piace ricordare
un’altra cosa. Santonastaso era un uomo generosissimo, era un uomo di cuore.
Si affezionava alle persone che gli collaboravano. E nella, nell’epoca in cui la
politica è stata sempre il luogo del cinismo, il luogo dell’opportunismo, il luogo
dell’usare le persone come dei mouchoirs, che uno si soffia il naso e poi lo getta,
vi posso garantire che questa persona, questo grande politico, questo maestro
per me, perché per me è stato un maestro, aveva una generosità ed una bontà
che era pari solo alla sua umiltà. Grazie.
(Applausi)
71
Dott. Franco Tontoli
Lascio ancora per un po’ il microfono aperto, che viene occupato adesso da
Rosario Dores, che si sarà un po’ tranquillizzato. No, no, per carità anche per
essere...
Dott. Rosario Dores
14
Allora salve. Tenevo in mente di dire tante cose, ma ne dico solo tre. Geppino
Santonastaso è stato l’esempio del cattolico impegnato in politica. Parole che le
possono comprendere solo quelli che hanno una radice, un’identità. E a questa
radice, e a questa identità lui legava l’appartenenza al territorio, alla gente.
E la politica non si faceva sul conflitto, perché non, l’evoluzione non avviene
confliggendo, ma l’evoluzione avviene esprimendo e risolvendo i problemi
della gente, non con i conflitti, ma con le scelte nell’interesse del popolo. È
logico che, se ci si riferisce a Napoli reale, il Re non finisce mai. Come adesso...,
adesso il Re è Maradona. Ma non sarà questa l’ispirazione che noi vorremmo
ancora portare avanti.
Di Geppino ricordiamo tre cose: l’identità, l’appartenenza e l’azione e l’umiltà.
In quello spirito, noi, dicevo a Mimmo un attimo fa, “vieni, saluta la tua famiglia”
e la famiglia era, eravamo tutti noi attorno, compresi quelli della segreteria
del popolo, perché la famiglia, per un democristiano, prima ancora che si
chiami Geppino Santonastaso, prima ancora che si chiami Giacinto Bosco,
l’appartenenza è innanzitutto a un’idea e poi agli uomini. Cosa che non la può
concepire chi dal conflitto vuol far generare la conflittualità.
Da Geppino abbiamo avuto questo esempio, e lancio un appello al Presidente
che ci ospita. Geppino Santonastaso ha rappresentato, e lo diceva il Sindaco
di Marcianise, ha rappresentato il primo atto concreto di immettere Caserta in
un circuito di Napolicentrismo.
E diceva Giacinto Bosco: “guardate”, e si riferiva alla provincia di Caserta, allora,
a noi giovani sessantottini, diceva: “guardate, dopo di noi, se ci sarà il conflitto,
Caserta si distruggerà. Caserta ha bisogno di uomini di equilibrio, che sappiano
mettere insieme le aspettative delle cinque-sei zone”, che lui individuava, “e solo
questo equilibrio potrà far rivendicare a Caserta un ruolo politico”.
72
È uscito Geppino Santonastaso ed è riuscito a fare questo. Ma la nostra
non è la cultura di un uomo. È la cultura di...(incomprensibile) uomini che la
portano avanti, come ha fatto Giacinto Bosco e ha fatto Geppino e, come noi
ci auguriamo, di poter trasmettere ai giovani la stessa cosa. Al Presidente che
ci ha ospitato io direi questo. Noi non stiamo facendo rivivere un uomo, ma
stiamo facendo rivivere un ideale che attraverso gli uomini si esprime. Allora,
se la provincia di Caserta continuerà a, ad avere incontri, se in questi luoghi
continueremo ad avere incontri di progettualità per riaffermare l’identità e la
forza, anche politica, della provincia di Caserta, avremo anche la possibilità di
esprimere qualcosa, prima ancora che qualcuno.
Allora, ci dobbiamo porre il problema di cosa vogliamo continuare ad
esprimere sulla scia di quanto gli altri, prima di noi, hanno saputo fare e che
noi dovremo portare avanti.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Aveva chiesto Franco Papa con, c’è Alberto Zaza e Giovanni Piccirillo. Tre, tre
e tre. Non napoletane a coppe, ma tre minuti ciascuno.
Prof. Francesco Papa
15
Forse anche meno. Nel salutare la presidenza, la presidenza, dovrei con la
cortesia dei tanti cercare di portare qualche...
Dott. Luigi Traettino
Chiedo scusa, chiedo scusa, siamo in conclusione, signore, signori, chiedo scusa,
stiamo concludendo. Diamo la possibilità, a chi vuole, di fare i due interventi
finali e poi chiudiamo, per rispetto di tutti. Ok? Grazie.
Prof. Francesco Papa
Allora, io confesso che intervengo in questo dibattito interessantissimo quando
ormai molti degli argomenti sono stati affrontati con la capacità di vari oratori
73
e, soprattutto, con la grande carica umana di Tamì Ventre, che dovrebbe
ricordare, con me, che Geppino Santonastaso è stato soprattutto un uomo
di battaglie politiche e ha saputo vivere tempo di quaresima e tempo di
resurrezione.
Tamì ricorderà che io ero giovanissimo Delegato Provinciale del Movimento
Giovanile della DC, il vice Presidente di non so quale grande ente, e la cosa
mi..., mi rende solamente felice, era mio vice..., vice delegato e rimanemmo
in tre, Tamì, Geppino e io; e lo sgomento, per le cose che erano andate a
configurarsi, … tutto giocava contro di noi. E a un certo punto Geppino,
guardando Tamì e degnando anche me di uno sguardo, disse: “guagliù,
s’adda fà ‘a battaglia”. Ed era un uomo di combattimento politico. Tamì, mi
devi correggere se.... È la verità. … Ecco, ora, scrivere anche un rigo su
Geppino, ha ragione Tamì, bisogna partire da quello che non è stato. Non
è stato un mestatore, così come spesso capitava con i grandi cicisbei della
politica casertana, che argomentavano, portavano avanti prospettive. Ma
quando bisognava lavorare, caro Franco Tontoli, ce n’erano pochi. E Geppino
lavorava, insegnando a me, che non sono stato eletto, ahimè, Deputato mai, …
ma non, come dicevo, … non amo le rose che non colsi, quel che poteva essere
e non è stato. Io ho fatto una decina d’anni il Sindaco (n.d.r.: del Comune di
Succivo), con un solo insegnamento di Geppino, che era di natura, di estrazione
culturalmente contadina, “nun facite aspettà ‘a gente for ‘e canciell’”.
Ed era un insegnamento di grande umanità, che ciascuno nel nostro piccolo,
aveva ragione l’esegeta di Proust, mio amico e successore (n.d.r.: il riferimento
è al Sen. D’Anna), facendo quel rilievo alla Recherche di..., di Proust. Io gli ho
detto, in privato, che la Recherche non è mai stata completata, l’avrà forse
completata lui negli ultimi tempi leggendola e portando ad esso il quadro delle
sue emozioni, delle sue partecipazioni.
Proust disse una cosa, disse: “i ricordi sono come i vecchi amici, fanno facilmente
pace e recano pace”. Così come io, ormai sono invecchiato e mi commuovo
facilmente, ma voglio ricordare un paio di cosette e basta, e spero che Franco
me lo, me lo consenta, così come l’uditorio, così come l’uditorio. I rapporti con
la gente.
74
L’ironia di Geppino. Una volta il prete, sarebbe Don Salvatore D’Angelo, a
Piazza di Montecitorio, sotto la segreteria del, dell’Onorevole Andreotti, disse:
“Francuccio, due cose, due cose. Francuccio, ricordati figlio mio, che, per essere,
bisogna essere stati”. Domando a voi: Geppino è stato o non è stato? Io non
ho memorie, salvo Tamì e qualche altro amico, nun mi ricordo manco chiù di
questi amici ai quali ho voluto bene e continuo a voler bene. E che a un certo
punto riferisco a Geppino di questa cosa.
Dice: “nun ‘o dà retta, chille chiagne cu’ nu occhio sulo”. Perché accompagnava
con..., con sentimento di partecipazione questo dato e io rimanevo così
ammirato del fatto. E vi devo dire un’altra cosa, io che...(incomprensibile),
pure (incomprensibile) intellettuale, trent’anni fa, a un certo punto lo stavo ad
ascoltare anche un pò sgomento, perché non era solo ingegnere, … e mi dava
lezioni di architettura, mi dava lezioni sulle, sulla pittura del casertano e tante
altre cose.
Io vi voglio dire una cosa, … sul discorso del ricordo ci avventureremmo su
molti terreni, forse infidi. Però, vedete, noi recitiamo una pagina di storia, che è
scaturita così, normalmente. La storia non è scolpita, né, tanto meno, è il confluire
casu..., casuale di tante circostanze. La storia è storia e fa semplicemente il suo
cammino.
E questa storia ci consegna un Santonastaso che è nel cuore di tutti quanti noi
e di tutta la provincia di Caserta. … Chiedo perdono.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Alberto Zaza e poi conclude Gianni Piccirillo.
Avv. Alberto Zaza d’Aulisio
16
Quattro minuti, quattro. Tre, va bene. Ero venuto per testimoniare un
argomento, ma, poi, sono venute delle provocazioni e, allora, e degli assist
significativi. Parto dal Senatore Ventre, il quale ha ricordato e, quindi, mi
ha provocato in positivo, ha eccitato un legame importante, ha ricordato il
75
rapporto di, del Senatore Santonastaso, del giovane Geppino Santonastaso
con De Michele. E io, proprio l’altra sera, parlavo di De Michele a Mondragone,
in un convegno per il settantesimo della Costituzione, che sta maturando, con,
organizzato da quel Comune e parlavo dei Padri Costituenti, Fusco, si è parlato
anche di Fusco, l’Avvocato Fusco, il Senatore Fusco, Senatore di diritto e non di
nomina per quello, perché aventiniano etc. etc. E, poi, De Michele, che è stato
non solo Costituente, quindi ha fatto parte dell’Assemblea, da cui è nata la
Costituzione repubblicana, ma è stato componente della commissione dei 75.
Quindi, è stato colui che materialmente, insieme con Calamandrei e altri,
hanno scritto la Co... etc. etc., e Giovanni Leone, che ha dato il suo contributo.
Prego? Meucci, Ruini e tutti gli altri etc. Ho citato quelli a noi più vicini etc. Ecco
e, allora, l’intuizione di Santonastaso, giovane Santonastaso, è stata quella di
abbeverarsi a una fonte autorevole, quale e..., e chi senza avere quei lumi,
che aveva lui, non avrebbe tentato quella strada? Quindi, merito di avere
intuito la fonte alla quale abbeverarsi e, quindi, formarsi. Ma, poi la, l’attualità.
L’attualità, la testimonianza e il vissuto. Il vissuto parte da lontano. Vedo Gianni
Piccirillo e non posso non ricordare.
Allora ero il Capo-Gruppo della Democrazia Cristiana al Comune di Caserta,
del Consiglio, e c’era, ed ero anche consigliere dell’Ordine degli Avvocati,
sorge..., c’era il problema della costituzione degli uffici giudiziari sul territorio.
Caserta aveva una Preturina decorativa. Occorreva darle pienezza con
l’ufficio del, occorreva darle pienezza con l’ufficio del Giudice per le Indagini
Preliminari, e allora io vado dal Senatore Santonastaso, dico: “dobbiamo
fare qualcosa, come Consiglio comunale abbiamo realizzato un ordine del
giorno, c’è un comitato che si sta adoperando per dare consistenza al presidio
giudiziario di Caserta. Senatore, vedete cosa fare”.
Ha detto: “senti, ragioni di equilibrio”, … ecco la concretezza, “ragioni
di equilibrio, parla con Gianni Piccirillo, digli che bisogna andare avanti su
questa strada, evitiamo frizioni con altre, con altre parti del territorio … etc.,
capiscimi, … e la cosa … vedi, vedrai che andrà avanti”. E la cosa andò
avanti. Caserta ebbe la Pretura circondariale, avemmo un contatto telefonico,
lui era in Commissione del, della giustizia e si ottenne la..., la riforma e si otte...,
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Caserta per un periodo di tempo ha goduto di un decoro e di una dignità
di, nell’amministrazione della giustizia, grazie a Santonastaso, che aveva
trovato la strada giusta e grazie a Gianni, che offrì il suo braccio. Ma, in quella
sede, ci fu, lo dobbiamo dire per la storia, ci fu un voto contrario, si sarebbe
andati a mare e ci fu un Deputato che oggi non c’è più, è scomparso, ed era
democristiano.
Ebbene, quel provvedimento passò con il voto di un Deputato comunista,
il Senatore, no l’Onorevole Brosio, che era di Milano. Quindi, con un voto
lombardo Caserta ebbe la Pretura circondariale. Va beh, è storia, etc. Poi il
proble..., sì, questo è interessantissimo, poi l’altro problema. Senatore Ventre,
vi ricordate quella sera, nel comitato a Caserta, si discuteva dell’Università.
Policentrismo o monocentrismo, fummo in due ad essere contrari al policentrismo,
io e il Senatore Ventre, mi ricordo.
E il Senatore Santonastaso rimase un pò perplesso a vedere questo giovane
che..., che all’epoca, avevo, non avevo ancora i capelli bianchi, diceva: “ma
facciamo il monocentrismo. Che è questa università polverizzata?”. E il Senatore
Ventre, poi, con maggiore enfasi e autorevolezza, sostenne, … perdemmo la
causa. Però la guerra la vinse Santonastaso, perché ha ottenuto l’Università a
Caserta, con il monocentrismo probabilmente non l’avremmo ottenuta. Quindi,
… l’intuizione politica.
E poi il, la …, il fatto, sempre personale, la testimonianza. Ricordo il periodo
in cui sono stato più vicino come segretario particolare; si discuteva, solo tre
mesi ho svolto questo inca..., poi ho dovuto gettare la spugna, che non facevo,
non ce la facevo a mantenere il ritmo, il problema dei passaggi a livello. Avanti
e indietro, Senato, Commissioni, etc.. Un giorno mi disse, in un momento di
confidenza, dice: “io non sarò più membro del Parlamento...(incomprensibile),
segretario non ci sarò più, perché morirò, perché devo morire, però passerò
alla storia perché ho tolto i passaggi a livello dal territorio e, quindi, ho dato
respiro ai casertani”. E beh, me lo ricordo come se fosse ieri. E, poi, la umiltà,
collegato, poco fa si parlava di umiltà. Era il carattere, effettivamente, della
persona, che non andava su di giri, non si montava. E, uscendo dal suo ufficio,
si andava nelle sedi competenti del Parlamento per poter far passare i progetti,
77
etc. Io d’istinto, lui aveva qualche anno più di me, io ero, non dico giovincello,
ma ero un poco meno, più giovane.
E, allora, la borsa sempre piena di carte, si esce dalla sua stanza, la borsa in
mano, io, d’istinto, mi avvicino per alleggerirlo del peso della borsa. Lui, con un
orgoglio, si ritrae, mi ricordo la scena … :”e no avvocà, fa il portaborse? No,
la borsa la porto io”. Ecco, questo dà il senso della..., della..., della umiltà, del
rispetto delle persone, la misura di Geppino Santonastaso.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Grazie Alberto. Onorevole Gianni Piccirillo.
On. Dr. Giovanni Piccirillo
17
Grazie moderatore. Qualche minuto, perché credo sia un’esigenza, non
personale, ma sia una correlazione con ciò che abbiamo vissuto, perché, caro
Mimmo, altro è raccontare una storia, altra è viverla. E noi, come ha ricordato
D’Anna, vedo qui altri amici presenti, abbiamo vissuto, ecco qual è stata l’azione
politica del Senatore Santonastaso. Cercherò di essere breve, ma, spero, che sia
una sintesi estrema, ma non vaga. Vedi, Mimmo, non condivido l’osservazione
con tutto il riguardo della..., dell’Onorevole Broccoli, sul fatto che quella, che quel
titolo non sia appropriato.
È appropriatissimo, perché quel titolo, amici cari, toglie a questa iniziativa qualsiasi
spunto celebrativo e lo riconsegna alla verità dei fatti. Perché Santonastaso è
stato un uomo che ha avuto, come diceva Dossetti, la saggezza della prassi. Non
era un praticone, era colui che sapeva, e insegnava a noi più giovani, che tutte
le elaborazioni culturali, anche le più belle e suggestive, se non fanno un bagno
di umiltà nella vita di ogni giorno, se non fanno una prova di verità nel vissuto
quotidiano, finiscono solo per essere astrazioni. E c’è un fatto. Ecco, mi piace
sottolinearlo, perché nel, nelle tante sfumature, è stato poco detto.
Quello che era il tratto distintivo della sua relazione era il tratto umano, il dialogo
era il metodo permanente del suo rapporto con le persone e con le situazioni.
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Ecco, questo è fondamentale. E, badate, egli non guardava alla corrente, nella
quale noi militavamo, come una geografia politica, no, ma come uno spazio di
verità dentro cui la politica doveva misurarsi con i problemi del territorio. E c’è
di più, c’è di più. Mai egli anteponeva l’interesse di parte rispetto agli interessi
del Paese. Un giorno mi disse su una vicenda delicata: “cosa hai risposto?”. Dissi:
“Senatore, ho detto a quegli interlocutori che noi siamo diversi, noi siamo per gli
interessi della democrazia, loro sono per la democrazia degli interessi”.
E ricordo che, spesso, questa frase lui me la ricordava. Ma, per andare alle cose
concrete, c’è poco tempo, Mimmo, dovremmo tornare su queste cose. Perché
l’Università, Ventre lo ricorda, io ero allora alla Camera, e mi disse: “per due
mesi vai in Commissione”, perché, ricordiamolo, è scolpito, l’articolo 10 diceva:
“è istituita, nell’area metropolitana di Napoli, la Seconda Università di Napoli”.
E non era affatto scontato che dovesse sorgere a Caserta. Ecco, l’impegno
dell’uomo, che guardava al territorio non come uno spazio di conquista, non
era una geografia. E da che cosa si deduce questo, la leadership, Mimmo?
Dal fatto che, pur essendo un Senatore del Collegio, il suo sguardo non era
concentrato essenzialmente sul suo Collegio elettorale. Egli era un leader e il
leader sa crescere, fa..., fa crescere intorno a sé una squadra.
Sarebbe troppo lungo, ci ritorneremo sopra, Mimmo, perché c’è qualcosa, e
c›è di più, nella storia. Scusami se te lo dico, del tempo è stato sciupato in altro
rispetto, invece, a ciò che ha significato per questa provincia e per questa,
e per questo territorio. Vedete, l›essere con Santonastaso, con la corrente
dell›amico Senatore Santonastaso non significava tanto stare in una corrente,
ma far parte, Mimmo, di una comunità di persone. Spesso egli diceva: “tu devi
ascoltare le persone perché dalle persone in carne e ossa, dalle loro esigenze,
dalle loro aspirazioni, ecco, nasce il progetto”.
E, infatti, il progetto non è un insieme di proposizioni dogmatiche scritte in un
ordine testamentario. Deve essere una realtà viva, operante. Ma io rischierei
sicuramente di abusare della vostra pazienza. Tamì, tu hai citato l’aquilone,
poi ci torneremo sopra. Mi vien da dire, ecco, citando appunto il poeta, c’è
qualcosa di nuovo, anzi d’antico oggi nell’aria, ricordando Santonastaso. Ma,
caro Mimmo, questo non è un appuntamento con la liturgia delle occasioni.
79
Questo non è il calendario di una ricorrenza. Questa è memoria viva, memoria,
verde memoria. Ha scritto Rudolph Wilcock “un giorno morirai”. Non fa niente,
saranno gli altri ad accorgersene. Non solo quelli che sono in questa stanza,
caro Mimmo, ma quando giro, io, per diversi motivi giro non soltanto in questa
provincia, ricordano quello che io chiamo, ripeto, la saggezza della prassi del
tuo papà.
E sarebbe troppo lungo, io..., io ho avuto l’onore, di, pur non meritandolo,
di vivere molte esperienze, da Sindaco di una città e ricordo quando nella
Commissione Lavori Pubblici fece inserire i Comuni di San Felice a Cancello,
Santa Maria a Vico, Arienzo, Caserta nell’ambito dei Comuni gravemente
danneggiati. Ma sarebbe troppo lungo, andiamo ora per le conclusioni. Le
conclusioni sono quelle per cui non solo la saggezza della prassi, ma la sua
dimensione umana sono il viatico su cui noi dobbiamo camminare. Qui non
stiamo tanto a ricordare, a ricordare una meta, cioè la parte, la..., la fase finale,
ecco, della vita terrena di Santonastaso.
Qui, Mimmo, noi stiamo parlando del viaggio e lo scopo del viaggio è il ritorno.
Ed, allora, Santonastaso, il Senatore Santonastaso è qui, vivo, con noi nel modo
e nelle espressioni della sua politica, che era una politica per davvero a misura
d’uomo. E, allora, ritornando, ti invito a tornare su questi, su questi argomenti, io
credo che, se fosse qui presente, direbbe: “cari amici, non voglio essere davanti
a voi, perché non saprei guidarvi, non voglio essere, non vorrei essere dietro
di voi, perché non saprei seguirvi. Vorrei essere accanto a voi, come un amico”.
Ed, allora, caro Senatore Santonastaso, così noi gli davamo del voi, così vi
abbiamo conosciuto, così vi abbiamo voluto bene, così vi abbiamo stimato, così
noi vogliamo che rimaniate per noi, e rimarrete con noi, sempre.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Non posso non dare, per trenta second,i e farò il moderatore dittatore, e
scherzo, a Mimmo Santonastaso. Ho omesso, avrete notato, non c’è stato
l’intervento del professor Vincenzo De Michele per il motivo che avrei dovuto
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anticipare; non sta troppo bene, motivi influenzali. Avrei dovuto affidare la
parola al figlio Franco De Michele, e poi, nel succedersi degli interventi ….
Comunque, saranno pubblicati gli atti e quell’intervento sicuramente figurerà
negli atti del..., saranno pubblicati.
Avv. Domenico Santonastaso
18
Carissimi amici, giusto tre parole perché ormai è tardi...(incomprensibile).
É giusto chiudere il convegno con contenuti e non con mere forme. Ringrazio
soprattutto la gentilezza, la sensibilità, l’entusiasmo con cui è stata accolta
questa idea, anzi, per versi, è stata anche suggerita, l’assessore Borrelli alla
Cultura del Comune di Caserta e ovviamente ringrazio tantissimo il Comune
di Caserta per il significativo patrocinio che, con il suo Sindaco, il valoroso
collega Carlo Marino, ha concesso all’iniziativa e non posso non ringraziare,
ovviamente, il Presidente dell’Unione Industriali, mio antico e sincerissimo
amico, anche di famiglia, Luigi Traettino. Nonché, da ultimo, avrete notato,
non per colpa nostra, non compare nelle locandine il patrocinio dell’Arec. Ci
è stato comunicato solamente quando ormai era andato alla stampa l’invito
e sia, diciamo, il modello, della locandina. Ringrazio tutti coloro che sono
intervenuti. Avrete avuto modo di notare che la tematica non si può chiudere
stasera, è una tematica aperta ed è questa la provocazione che noi abbiamo
cercato di dare all’iniziativa. Cercare di ricominciare a pensare la politica del
territorio, oggi, in provincia di Caserta in prospettiva e per la prospettiva. Su
questo tema certamente si misureranno e si sceglieranno anche i progetti e
gli uomini che porteranno avanti questi progetti per la provincia di Caserta.
Un’iniziativa del genere, per come si è svolta e per i contenuti che ha
potuto dare...(incomprensibile), all’inizio ero un po’ in dubbio, poi devo...,
devo confessare, mi sono convinto, soprattutto questa sera, dall’entusiasmo,
dalla partecipazione, stasera si..., si è appunto potuto, anche così, essere
spettatori di quanto sia importante aver superato lo scontro delle ideologie,
la fase dello scontro delle ideologie e quanto oggi, invece, sia bisognevole
e sia sentita la necessità di far confrontare le idee e, quindi, c’è dialettica di
idee. Ebbene, perché, del resto, vuoi o non vuoi, il futuro appartiene, diceva
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Eleanor Roosevelt, a coloro che apprezzano e si innamorano della bellezza
dei propri sogni. Oggi i casertani hanno bisogno di individuare motivazioni
per cui riescano a riconoscere e a conferire ai propri sogni un valore di
bellezza, che, forse, negli ultimi tempi si è perduto.
Dicevo, un’iniziativa del genere non può rimanere senza una traccia, ritengo,
senza un seme. Il seme qual è? Ho accolto il suggerimento di un autorevole
professore che è in sala, il professor Luigi Carrino, di istituire un premio, e
siccome la politica del territorio è una tematica che si rivolge, ovviamente,
a uno scenario molto complesso, il premio ovviamente sarà supportato da
un comitato scientifico del quale ritengo proprio il professore Luigi Carrino
possa ben essere il Presidente, per poter fare in modo che questo premio,
intitolato a Giuseppe Santonastaso, possa offrire, annualmente, una borsa
di studio al miglior progetto di idee in qualsivoglia forma esso si esplichi, in
modo da fare in modo che questa serata possa essere il seme da cui far
germogliare l’avvenire progettuale della nuova politica del territorio per la
Terra di Lavoro. Grazie.
(Applausi)
Dott. Franco Tontoli
Buonasera a tutti.
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CONTRIBUTI SCRITTI AFFIDATI AGLI ATTI DEL CONVEGNO
Ho cominciato ad interessarmi di politica fin da ragazzo militando sempre nella DC. A 20 anni
entrai a far parte del direttivo sezionale della mia città ma non avevo ancora punti di riferimento
a livello provinciale. Nel 1976 conobbi Tamì Ventre (allora non ancora Deputato al parlamento,
ma Segretario Generale dell’ospedale di Caserta e consigliere provinciale DC eletto nel collegio
di Caiazzo), il quale mi presentò al Senatore Giuseppe Santonastaso e così entrai a far parte
del di questi gruppo restandoci, fedelissimo, fino al suo scioglimento. Sono stati venti anni in cui
la DC, con la leadership del Senatore, raggiunse livelli di consensi come non mai e Caserta, con
la sua provincia, faceva passi da gigante nel campo economico, infrastrutturale e culturale. Basti
pensare alla conquista dell’Università, all’eliminazione dei passaggi a livello, ai sottopassaggi e
ai parcheggi sotterranei dei campetti, alla variante ANAS, etc.
Per quanto mi riguarda, quella che ricordo con emozione e con soddisfazione, fu la campagna
elettorale per le elezioni politiche del 1987.
Ricordo come fosse ora che era di domenica pomeriggio, stavo a casa in attesa che trasmettessero
il secondo tempo della partita Napoli Fiorentina che doveva assegnare il primo scudetto alla
squadra del Napoli, quando arrivò una telefonata di Armando Calvano, uno dei collaboratori
di Santonastaso, che mi comunicava l’ufficialità della candidatura del Senatore alla carica di
Deputato al n.5 della lista del partito della DC nella circoscrizione Napoli-Caserta.
Subito pensai: chi glielo ha fatto fare! Lasciare un collegio senatoriale dove avrebbe vinto le
elezioni anche stando in vacanza all’estero per affrontare una battaglia in due Province con tre
milioni di abitanti, circa 220 Comuni, tra cui Napoli e il suo labirintico hinterland, avendo come
competitors personaggi già abituati a tali competizioni e largamente accreditati. In effetti, faceva
il contrario degli altri, che, dopo qualche legislatura da deputato, alla lotta per le preferenze,
propria della campagna elettorale per la Camera dei Deputati, preferivano la più comoda
“sistemazione” in collegi senatoriali che garantivano la sicurezza e la tranquillità dell’elezione.
Poi, preso dalla gioia e dai festeggiamenti di piazza per lo scudetto vinto dal Napoli, non ci
pensai più. Il giorno dopo fui invitato a recarmi urgentemente a Caserta, al Parco Gabriella,
perché il Senatore desiderava parlarmi. Quando arrivai trovai il Senatore insieme con l’on.
Dante Cappello ed altri amici di corrente (la sinistra di base della DC) che stavano discutendo
su come organizzarsi per la campagna elettorale e il Senatore, senza giri di parole, con il
piglio decisionale che lo contraddistingueva, mi chiese di candidarmi assieme a lui nella lista per
la Camera dei Deputati, io quale esponente dell’agro aversano, precisandomi che si trattava
comunque di una candidatura di servizio e che la corrente non avrebbe potuto darmi nessun
aiuto in termini elettorali in quanto gli obiettivi erano altri.
Io non ebbi il coraggio di dire di no ad una richiesta del Senatore ed accettai l’invito con
trepidazione per l’impegno che mi aspettava ma anche con orgoglio e soddisfazione per la
prova di amicizia e considerazione che mi era stata data.
Subito dopo arrivò un autorevole componente del nostro gruppo politico, il quale, saputo della
mia candidatura, fece rilevare che era un’operazione inopportuna in quanto io ero una persona
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ben accreditata in provincia e sarei stato molto più utile a sollecitare voti di preferenza se
restavo libero da impegni personali.
Il Senatore lo guardò con severità e disse che lui, prima di pensare alle preferenze per sé,
doveva preoccuparsi anche che il partito prendesse quanti più voti possibili e, quindi, i candidati
cosiddetti “di bandiera” dovevano essere quanto più autorevoli e forti possibili. E tale fu il criterio
con cui scelse gli altri colleghi candidati di competenza della sua propria corrente provinciale
della DC casertana. Il risultato elettorale gli diede ragione su tutta la linea.
Il partito in provincia di Caserta confermò i quattro deputati ed elesse tutti e tre i candidati nei
collegi senatoriali e, quindi, raggiunse il record del 50% circa dei consensi conquistando il titolo
di provincia più “bianca “ d’Italia. Noi quattro candidati di “bandiera” per la parte casertana
superammo abbondantemente i ventimila voti ciascuno, mentre degli omologhi della compagine
napoletana della lista DC elettoralmente presentata per la Camera dei Deputati nessuno arrivò
a diecimila preferenze. Per quanto riguarda il Senatore Santonastaso prese tanti di quei voti
(oltre 152.000) che poteva essere eletto sia con i soli voti della provincia di Caserta (100.000)
sia con i soli voti conquistati a Napoli e provincia (52.000), cosa che non si era mai verificata
per nessun altro big della DC provinciale. Ma la sua più grande soddisfazione, come ebbe ad
affermare nel discorso di ringraziamento, fu il successo del partito nella sua provincia più del
pure strepitoso suo successo personale.
Questo è il personaggio che mi piace maggiormente ricordare: attento a perseguire principalmente
gli interessi generali della collettività che rappresentava, ma vicino alle singole persone con
semplicità e concretezza.
Dott. Ing. Alessandro Diana
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Innanzitutto ringrazio l’amico Mimmo Santonastaso per l’invito a partecipare a questo momento
di riflessione dedicato a suo padre Giuseppe, il quale, insieme a tanti altri, ha saputo interpretare
al meglio gli ideali democratico-cristiani in rapporto costante con un territorio che chiedeva alla
classe dirigente del paese misure concrete per colmare il gap infrastrutturale con il nord.
Avrei voluto essere lì con voi a discutere e ascoltare un parterre così autorevole ma impegni
pregressi mi impediscono di essere lì con voi perché a lui devo molto. Soprattutto per quel che
riguarda la necessità di non disconnettersi mai dal territorio che si rappresenta e di attraversarlo in
lungo e in largo senza mai stancarsi di ascoltare e di intercettarne le problematiche, ma soprattutto
affrontarle e risolverle. Santonastaso era un uomo delle istituzioni, amministratore comunale,
consigliere regionale, deputato, senatore, sottosegretario ma volle sempre tenere saldo il legame
con il territorio. Come tutti voi saprete è un periodo molto delicato per il sistema politico del paese.
Siamo chiamati a scelte importanti dalle quali dipenderà il destino delle future generazioni e del
nostro paese. Dagli Stati Uniti all’Europa il populismo avanza e la politica, priva di riferimenti e di
valori, sembra aver smarrito ogni contatto con la società.
È importante dunque ricordare la figura di Giuseppe Santonastaso, al quale mi sento molto legato,
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in questo particolare periodo storico anche per provare a riaffermare i valori di quella ‘Sinistra
di Base’ che rivissero nel Partito Popolare Italiano e che oggi abitano a pieno titolo nel Partito
democratico. Ma oltre ai valori di carattere generale credo che vada sottolineato e tramandato
a chi si avvicina alla politica oggi il suo profondo legame con il territorio, con quella Terra di
Lavoro migliorata e trasformata da decine di infrastrutture, soprattutto legate alla rete ferroviaria,
realizzate grazie al caparbio impegno da sottosegretario ai trasporti, carica che ha ricoperto in
ben cinque governi, segno di competenza e autorevolezza riconosciuta dentro e fuori la Dc se si
pensa che entrò in due governi Craxi, in un governo Fanfani e in due Andreotti.
Avendo avuto modo di conoscerlo, sono fermamente convinto che avrebbe voluto fare di più,
soprattutto se pensiamo che ancora oggi abbiamo città piene di passaggi a livello che rendono
difficile la quotidianità a tanti residenti della provincia. Penso anche che avrebbe sofferto molto
nel leggere le cronache di questi giorni sulla fuga dal trasporto pubblico su ferro e sulla crisi dello
stesso. É una convinzione che mi sono fatto andando a rileggere le sue interpellanze al governo. La
maggior parte hanno ad oggetto proprio il sistema dei trasporti nella nostra provincia. Possiamo
dunque vedere il suo costante impegno per l’espansione del diritto alla mobilità come un elemento
fondante della sua azione politica nella consapevolezza che una efficiente rete di trasporto
pubblico incide positivamente sulla qualità della vita dei cittadini.
Rimanendo in tema vale anche la pena sottolineare la sua lungimiranza nel sostenere con
convinzione un progetto di interramento della stazione di Caserta. Oggi che molte grandi stazioni
vengono realizzate sottoterra e che la Reggia di Caserta ha riacquistato il posto che le spetta
nell’ambito del patrimonio artistico e architettonico del nostro Paese aumenta il rammarico per
quel passo indietro rispetto alle pressioni delle associazioni ambientaliste.
Non voglio tediare ulteriormente i presenti con quello che vuole essere solo un breve saluto per
cui vi rinnovo i ringraziamenti per aver voluto organizzare questo convegno nell’auspicio che la
politica di oggi dismetta i panni dell’autoreferenzialità ritrovando la strada dell’impegno al servizio
del territorio.
Buon lavoro
On. Dott. Ing. Stefano Graziano
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Dieci anni fa, nei primi giorni di gennaio, il senatore Giuseppe Santonastaso, ci lasciava e con lui
andava via un importante punto di riferimento, non solo politico, per l’intera provincia di Terra
di Lavoro. I ricordi che mi legano a lui restano parte integrante, indelebile, della mia crescita
umana e di amministratore pubblico.
Ebbi il piacere e l’onore di conoscerlo nel lontano 1988, quando fui eletto per la prima volta
Sindaco della città di San Nicola la Strada e subito, devo dire, nacque tra noi una simpatia
ed una confidenza che andava oltre il rispetto dei ruoli tra rappresentanti della Pubblica
Amministrazione tanto è che lo volli al mio giuramento di Sindaco in Prefettura e successivamente,
insieme ai miei familiari, al giuramento di Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Caserta.
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(Una sua autentica scommessa sulla mia persona !)
Conoscenza ed empatia, via via più forte e radicata, con il passare del tempo, con ore trascorse
a confrontarci, discutere sui problemi e sulle loro possibili soluzioni. Ricordo sempre con affetto
e gratitudine i suoi consigli, i suoi suggerimenti, i suoi incitamenti soprattutto nei momenti di crisi
politiche - amministrative:
“.....non mollare, guarda sempre oltre il tuo orizzonte temporale. Di te dovranno restare le opere
e tutto quello che avrai la capacità di programmare e realizzare nell’interesse della collettività.”
Lui si è impegnato tantissimo per questa Provincia ed innumerevoli sono le opere pubbliche
legate al suo nome e non parlo solo dei sottopassi carrabili che hanno contribuito ad alleviare
la morsa del traffico attorno al capoluogo.
Ma vorrei ricordare a tutti il suo infaticabile impegno per due realizzazioni che hanno segnato
e segneranno ancora di più la sua figura di politico concreto ed abile, con lo sguardo rivolto
sempre a migliorare la vivibilità della sua terra.
E’ una realtà ormai l’Università casertana imperniata , contrariamente a quanti sostenevano
il contrario, sul modello policentrico, con sedi ubicate lungo la direttiva Napoli – Caserta e
precisamente Aversa, Capua, S. Maria C.V. e il comune capoluogo.
E poi l’interporto Maddaloni - Marcianise che lo vide impegnato in prima persona a difendere
con forza la sua realizzazione in quell’area, sottolineando ai suoi colleghi Parlamentari e del
Governo (ha ricoperto per sette anni la carica di sottosegretario ai trasporti) come l’interporto
potesse divenire un fattore di modernità e occasione di concreto, proficuo sviluppo di una
zona vastissima e per dare un assetto razionale al trasporto merce e, più ancora, per
consentire l’utilizzazione di quelle tante attese funzioni intermodali così da rendere, sicuramente,
economicamente, più conveniente il sistema di trasporto merci.
Concretezza dell’impegno politico, capacità di rappresentanza, consapevolezza dei rischi,
esigenza di osmosi tra politica e società civile perché la politica, in fondo, è ricerca di una
risposta adeguata ai problemi della gente.
Questo è il mio modesto e umile ricordo dell’amico Senatore Giuseppe Santonastaso.
Avv. Angelantonio Pascariello
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Sindaco, consigliere regionale, senatore, deputato e uomo di Governo. Il senatore Geppino
Santonastaso è stato tutto questo ed altro ancora. E’ stato prima di tutto un cittadino che
amava perdutamente le proprie origini. La provincia di Caserta, con le sue bellezze e le sue
tante problematiche, è stata sempre nel cuore e nella mente del senatore Santonastaso durante
tutta la sua attività politica.
Quest’attenzione si è concretizzata in numerose opere che oggi viviamo e che diamo per
‘scontate’. E’ giusto e doveroso – anche attraverso questa lodevole iniziativa – ricordare chi
ha combattuto e vinto delle battaglie per il nostro territorio. Dotato di un’intelligenza fuori dal
comune e di una incredibile tenacia, fornì il suo contributo perché la nostra provincia potesse
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diventare sede universitaria. Quella che oggi è una realtà consolidata, all’epoca fu una vera e
propria conquista per la quale egli lottò strenuamente, convinto che la cultura potesse essere
una delle strade da percorrere nella difesa della casertanità.
E poi le infrastrutture, l’intuizione dell’Interporto, la diffusione, l’incremento degli insediamenti
industriali e la realizzazione del Polo ospedaliero Arienzo – San Felice a servizio della
popolazione della Valle di Suessola. Sono stati tanti i settori sui quali ha lasciato la sua impronta.
Oggi non menzionare questi risultati significa fare un torto alla nostra storia, mentre ricordarli è
solo un modo per dare il giusto tributo a chi per decenni ha ricoperto importanti incarichi politici
senza mai perdere il contatto con i cittadini.
Due sono le caratteristiche generali del suo modo di concepire politica e che oggi i giovani
politici dovrebbero fare propri: una salda relazione con il territorio e la capacità di ascoltare ed
interpretare le esigenze dei cittadini.
Se ci interroghiamo sulla sua visione della politica è quello che mi viene in mente. Era un politico
intelligente e scaltro, ma prima di tutto era un uomo del nostro territorio che, nonostante i vari
incarichi fuori regione, non dimenticò mai le sue radici.
On. Dr. Domenico Zinzi
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I primi giorni che ho vissuto accanto allo zio Geppino sono lontani. Era il 1953 e all’epoca
vivevamo insieme, dopo il trasferimento dei miei genitori da Grosseto, dove sono nato, nella
grande casa dei nonni in via Antonio Tori, alle spalle del Duomo e a due passi dal Tribunale.
Il Municipio, altro simbolo delle tradizioni civili e religiose della Città, era un poco più distante.
Nel palazzo dove abitavamo eravamo gli unici a non occuparci di attività forense, né alcuno
di noi aveva mai avuto impieghi nel ministero di Grazia e Giustizia: tutti gli altri inquilini erano
infatti magistrati, a cominciare da Federico Pezzella (padrone dell’intero complesso), avvocati,
e uno o due ufficiali giudiziari, Il nonno Domenico, ex maresciallo dell’Arma dei Carabinieri,
intratteneva rapporti con tutti ed era da tutti rispettato, come lo zio , allora laureato da qualche
anno e all’inizio della carriera professionale quale dirigente dell’ENPI, cosa che lo qualificava
agli occhi del vicinato per l’importanza che a quei tempi rivestiva un laureato in Ingegneria.
Noi, per la verità, lo vedevamo poco perché usciva presto la mattina e subito dopo essere
rincasato per il pranzo tornava ad uscire, non senza avere dormito un’oretta (abitudine
conservata per tutta la vita) nel suo lettino posto accanto al lettone dei genitori. Mia nonna,
Anna Granata, lo attendeva assiduamente e vegliava con le sue preghiere su quel figlio maschio
arrivato tardi, dopo tre femmine, di cui la prima era Iolanda, mia madre. Lo zio si divideva
tra la professione, non priva di responsabilità, e la politica, cui era approdato giovanissimo,
per un’autentica vocazione che ho avuto modo di riscontrare in pochi altri. Erano gli anni del
dopoguerra, difficili per tutti , e di lotte politiche; dovette lavorare molto per affermarsi e i suoi
avversari, come avvenne spesso anche in seguito, erano dentro e non fuori del Partito. Aveva
carattere e quel carattere (che a qualcuno poteva non piacere, se non ne aveva penetrato la reale
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natura) gli permetteva di sostenere le prove più ardue , pur rimanendo sempre molto legato alla
famiglia, ai nipoti (nel 1955 era nato mio fratello Gerlando), e in particolare alla mamma.
L’attività ispettiva facente parte delle sue funzioni di ingegnere ENPI lo portava in giro per la
Campania, nelle zone più lontane dove era difficile arrivare e dove invece riusciva ad arrivare
con la sua piccola automobile (una Fiat soo C “Topolino” grigio scuro poi sostituita con una
Seicento grigio chiaro, se ricordo bene). Talvolta prendeva il treno.
Batteva così le zone rurali ed entrava nelle officine e quindi imparava a conoscere il territorio,
soprattutto della Provincia di Caserta, e le esigenze del mondo del lavoro, a quei tempi ancora
legato alla produzione agricola e all’artigianato. La presenza del sindacato cattolico era poco
significativa, anche se qualificata, e prevaleva l’efficace propaganda socialcomunista: a rispondere
a quella propaganda Geppino Santonastaso si preparava studiando sui testi pubblicati dallo
S.P.E.S. , il Servizio di propaganda e stampa della D.C.
La Gente di Santa Maria Capua Vetere gli voleva bene e tanti si rivolgevano a lui per chiedergli
un aiuto, quasi sempre un posto di lavoro , oppure un ricovero in ospedale per un congiunto, un
sussidio dell’ECA (frequentemente sostituito o integrato da somme che elargiva di tasca propria),
un’assistenza da parte dell’ONMI per i bambini. Cercava di aiutare tutti e per tutti sapeva usare
una buona parola: il suo rapporto con la Gente, per certi aspetti straordinario, era infatti ricco
di umanità.
Per tutti era l’ “Ingegnere” (anzi, nella pronuncia locale, “Ngegniè”) ma molti gli davano del tu e lo
chiamavano semplicemente Geppino. Proprio il rapporto con la Gente gli è venuto a mancare, con
grande sofferenza, negli ultimi anni, gli anni del volontario isolamento.
Venivano a bussare alla porta della nostra casa quando lui c’era e anche quando non c’era e
per tutti la porta era sempre aperta; fino all’ultimo giorno della sua vita quella porta è rimasta
aperta a tutti, senza distinzioni. Nello studio si tenevano fino ad ora tarda riunioni politiche, e
se lo studio non bastava (cosa che succedeva spesso) passavano nell’attigua stanza da pranzo,
che ancora conserviamo, con il grande tavolo che nell’occasione serviva da tavolo di lavoro per
le discussioni sui testi da elaborare.
Erano arrivati intanto i primi incarichi politici importanti : le cariche pubbliche le ha collezionate
tutte, partendo dai gradini più bassi , fino alla carica di sottosegretario di Stato ai Trasporti
più volte ricoperta. Non posso giudicarlo io, come nipote, ma penso le meritasse se non altro
per il lavoro svolto intensamente e con passione, coadiuvato , dopo il matrimonio, dalla moglie
Giuseppina Rendina e, in anni più recenti, dal figlio Domenico.
Quando svestiva i panni del Politico tornava ad essere l’uomo semplice che ben conoscevamo
e non gli costava nessuna fatica dato che amava la vita semplice. Forse era anche fin troppo
lontano da certi atteggiamenti che connotano l’uomo di successo e di potere e che, pur
piacendogli il potere, gli erano sempre stati estranei; penso che abbia perso soltanto la pratica
delle cose per le quali occorre avere tempo a disposizione, ma lui non ne aveva.
Potrei raccontare diversi aneddoti del Santonastaso “privato”, zio affettuoso, e dello zio affettuoso
mi piacerebbe far capire come sapeva , con i fatti più che con le parole, eprimere la sua sollecitune
paterna. Voglio limitarmi ad un solo significativo episodio: quando mio fratello fu ricoverato
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per un delicato intervento, venne con fatica, malato di cuore, a trovarlo in ospedale a Salerno.
Guardando commosso il nipote appena operato, mormorò “Non tu ma io dovrei trovarmi in
questo letto, caro Gerlando”; aveva infatti uno straordinario pudore dei propri sentimenti e dei
pensieri più intimi e mai avresti immaginato un candor più grande in certi momenti ! In seguito
fece sempre in modo da incoraggiare il nipote, seguendone purtroppo il destino e venendo
anche lui sottoposto al medesimo intervento. Era stato accontentato!
L’ho visto l’ultima volta la mattina del 31 dicembre 2006, giorno in cui mi recavo solitamente a
Caserta con mio fratello per fare gli auguri agli zii. In quella circostanza mi trattenni un pò più
del solito per raccogliere delle testimonianze, che lui solo poteva darmi, ai fini di una ricerca
da poco intrapresa sul ruolo della classe dirigente della D.C. nella ricostruzione postbellica in
Terra di Lavoro.
Fu allora che mi disse , inaspettatamente,: “ Visto che ci sei, potresti scrivere le mie memorie...”.
Disse proprio così, lui che era di poche parole e scriveva meravigliosamente ! Aggiunse subito
dopo: “Tu sei una buona penna, ma anch’io so usare bene la penna...” Era un segno di fiducia
nei miei confronti e voleva che ne fossi consapevole.
Ci demmo appuntamento all ‘otto gennaio successivo per tracciare le linee del lavoro che
intendeva compiere e che (come risulta da un mio taccuino, dove avevo annotato al ritorno a
casa quanto mi aveva rapidamente accennato) avrebbe dovuto essere tutto fuorchè una scarna
biografia fatta di dati e di date; egli voleva che fosse la sua personale testimonianza di un
cinquantennio di vita nelle file della Democrazia Cristiana, in relazione alle vicende del Partito
in Provincia di Caserta e della stessa D.C. nazionale, così come lui le aveva conosciute e vissute,
narrate senza spirito di parte nè tanto meno di rivalsa. ma anche senza omettere il senso della
profonda partecipazione ad eventi di cui era stato attivo protagonista.
Quello stesso giorno, nella notte che lo separava dall’alba di un altro anno di isolamento dal
mondo politico (che più non gli apparteneva dopo la dissoluzione della “sua” D.C.), mio zio
cessava di vivere.
Dott. Alberto Gallo Afflitto
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NOTE BIOGRAFICHE DI COLORO CHE SONO INTERVENUTI AL
CONVEGNO E DI COLORO CHE HANNO AFFIDATO CONTRIBUTI
SCRITTI AGLI ATTI DEL CONVEGNO
1. Giornalista dal 1964, già collaboratore de “Il Tempo”, “Il Giornale di Napoli”, “La
Voce” e “Corriere del Mezzogiorno”; collabora con “Il Mattino”; vicepresidente
dell’Assostampa casertana.
2. Imprenditore, laureato in Economia e Commercio; già Presidente del Gruppo
Giovani di Confindustria Caserta e Responsabile per il Mezzogiorno di
Confindustria Giovani Nazionale. Attualmente è Presidente dell’Unione
Industriali della Provincia di Caserta.
3. Medico, specialista in Otorinolaringoiatria; già Docente universitario presso
la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli; già
Consigliere e Assessore della Regione Campania; Presidente dell’AREC
(Associazione ex Consiglieri Regionali della Campania); Presidente del Rotary
Club Caserta Terra di Lavoro 1954.
4. Medico, specialista in Neurologia, già Deputato alla Camera dal 1976 al
1994, quivi è stato Presidente della Commissione Bilancio dal 1983 al 1987;
Ministro della Funzione Pubblica e Ministro del Bilancio e della Programmazione
Economica negli anni compresi tra il 1988 e il 1992.
5. Docente di Latino e Greco negli Istituti Superiori, Professore a contratto di
Storia del Teatro Antico presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali
dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; già Assessore alla
Cultura, alla Pubblica Istruzione e al Patrimonio UNESCO della Città di Caserta.
6. Avvocato cassazionista, già Consigliere e Assessore del Comune di Caserta;
Sindaco della Città di Caserta.
7. Biologo, già Consigliere, Assessore e Sindaco del Comune di Santa Maria a
Vico (CE), già Consigliere e Assessore della Provincia di Caserta, già Deputato e
Senatore della Repubblica negli anni compresi tra il 2010 e il 2018; Presidente
dell’Ordine Nazionale dei Biologi.
8. Docente negli Istituti Superiori, Presidente dell’Interporto Sud Europa S.p.A. di
Maddaloni-Marcianise; è in Giunta di Federtrasporto in Confindustria quale
componente del Direttivo Nazionale dell’Unione degli Interporti Riuniti Italiani
ed è cofondatore della UIRNET S.p.A., quale piattaforma di governo e controllo
del sistema dei traffici delle merci.
9. Dottore in Giurisprudenza. Giornalista, caporedattore centrale de “Il Mattino”;
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ha lavorato, in diversi ruoli, con l’ANSA, “La Repubblica”, “La Voce”, “Il
Giornale”, il TG5 (gruppo “Mediaset”) e “Corriere del Mezzogiorno”; Sindaco
del Comune di Marcianise (CE).
10. Ingegnere civile e Architetto; Docente universitario in Italia e all’estero; già
consigliere del Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti per la definizione delle
strategie inerenti l’assetto trasportistico del Paese, per l’adeguamento delle
scelte nazionali alla pianificazione comunitaria, per la redazione di un master
plan dei trasporti a scala comunitaria; già (dal 1984) Capo della Segreteria
Tecnica del Piano Generale dei Trasporti; già (dal gennaio 1985) Dirigente
Generale della Direzione Generale della Motorizzazione Civile e dei Trasporti
in Concessione; dal 1991 al 1996 è stato Amministratore Delegato della Treno
Alta Velocità TAV S.p.A.; già componente del Consiglio Superiore delle Poste
e Telecomunicazioni, del Consiglio di Amministrazione dell’INT, dell’Ufficio di
Vigilanza del Ministero dei Trasporti dell’Ente Ferrovie dello Stato e, infine, del
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
11. Ingegnere; già dirigente aziendale presso Italtel, Selenia, Alfa Romeo,
Circumvesuviana, Metrocampania Nordest; Direttore Generale Operativo della
Divisione Trasporto e Materiale Rotabile presso l’Ente Autonomo Volturno (EAV).
12. Avvocato, universitariamente specializzato in diritto amministrativo e scienza
dell’amministrazione; già Deputato e Senatore della Repubblica negli anni
compresi tra il 1979 e il 1994 e, quivi, rispettivamente, nel detto primo
ramo del Parlamento, componente le Commissioni Igiene e Sanità Pubblica,
Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, di Inchiesta sulla P2, per l’Indirizzo
e la Vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nonché Bicamerale per lo stato
giuridico del personale delle UU.SS.LL., nel secondo, invece, componente
e Segretario della Commissione Affari Costituzionali, nonché componente
della Commissione Igiene e Sanità Pubblica e dell’Ufficio di Presidenza della
Giunta per le incompatibilità parlamentari e per le autorizzazioni a procedere,
nonché componente e Segretario della Giunta delle elezioni e delle immunità
parlamentari, nonché componente effettivo del Comitato parlamentare per i
procedimenti di accusa; repubblicana Medaglia d’argento al “Merito della
Sanità Pubblica”; già Consigliere e Assessore della Provincia di Caserta; già
Segretario Generale dell’Ospedale di Caserta, nonché Segretario Generale e
Direttore Amministrativo dell’Ospedale regionale dei “Pellegrini” di Napoli; già
Direttore Generale dell’A.S.L. di Caserta.
13. Docente; già Deputato alla Camera dal 1976 al 1983 e, quivi, componente
delle Commissioni Finanze e Tesoro, nonché Industria e Commercio.
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14. Dottore in Giurisprudenza; già funzionario della Regione Campania e già
docente presso il C.I.A.P.I. di Caserta; già Consigliere ed Assessore del Comune
di Capua (CE); già Presidente dell’U.S.L. 14, di Capua.
15. Docente in Lettere e Filosofia negli Istituti Superiori; scrittore; già Consigliere,
Assessore e Sindaco del Comune di Succivo e già Consigliere della Provincia
di Caserta.
16. Avvocato cassazionista, giornalista pubblicista, Docente del ruolo ordinario
di discipline giuridiche negli Istituti Superiori (1976-1992); già Consigliere e
Assessore della Città di Caserta (rispettivamente 1989-1993 e 1997-2002);
Consigliere dell’Ordine forense di S.Maria C.V. (1984-2012); componente
dell’Organismo Congressuale forense, Consigliere Nazionale dell’Associazione
Nazionale degli Avvocati Italiani, Presidente della Società di Storia Patria di
Terra di Lavoro, nonché Ten. Col. com. C.R.I. (ris.).
17. Medico, specialista in Igiene e Medicina preventiva, nonché in Idrologia e Clinica
termale, nonché in Malattie dell’apparato cardiovascolare; già Consigliere,
Assessore e Sindaco del Comune di San Felice a Cancello (CE); già Deputato
alla Camera e, quivi, a tempo debito componente delle Commissioni Affari
Sociali, Giustizia, Bicamerale per le questioni regionali, nonché dei Comitati
parlamentari di Inchiesta sul terrorismo e stragi, per i procedimenti di accusa,
nonché della Giunta per le incompatibilità parlamentari e per le autorizzazioni
a procedere; già Presidente del Comitato Provinciale di Caserta della C.R.I.;
Presidente del SI.ME.T. (Sindacato Italiano Medici del Territorio) e Presidente
dell’Associazione Medici Cattolici della Diocesi di Caserta.
18. Avvocato cassazionista, con dottorato di ricerca in diritto pubblico comparato
dell’economia e della finanza, nonché con specializzazione universitaria in
diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione; giornalista pubblicista
(1991-2017), già Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti e Pubblicisti della
Campania (2001-2010) e già Consigliere dell’Ordine nazionale dei Giornalisti
e Pubblicisti (2010-2013); già componente del C.d.A. di Bancoposta Fondi
S.p.A. s.g.r.; componente la Consulta di Garanzia Statutaria della Regione
Campania; già Difensore Civico del Comune di San Nicola La Strada.
19. Ingegnere, già Dirigente della Provincia di Caserta
20. Ingegnere; già Consigliere di Amministrazione dell’Ente regionale per il diritto allo
studio di Napoli; già Consigliere di Amministrazione dell’Università degli Studi
di Napoli; già Consigliere del Ministro per l’Università e la Ricerca Scientifica;
già Consigliere alla presidenza del Consiglio per l’attuazione del programma di
governo; già Consigliere di Amministrazione delegato di Ancitel S.p.A.; Deputato
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al Parlamento (Camera) dal 2008 al 2013; dal 2015 Consigliere Regionale della
Campania e, quivi, Presidente della Commissione Sanità”.
21. Avvocato cassazionista; Consigliere Comunale di San Nicola la Strada (CE) dal
1993 al 1996; Sindaco del Comune di San Nicola la Strada (CE) dal 1988 al
1990 e dal 2001 al 2011; Presidente della Provincia di Caserta dal 1990 al
1993 e Consigliere della Provincia di Caserta dal 1993 al 1996; componente
del Consiglio di Amministrazione della Seconda Università degli Studi di Napoli
dal 1990 al 1994; dal 1993 al 2000 Consigliere Delegato presso il Consorzio
Aurunco di Bonifica; dal 1993 al 1996 Consigliere Provinciale e Comunale;
dal 2011 al 2015 componente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio
Intercomunale per i servizi socio sanitari in Napoli.
22. Medico, specialista in Chirurgia; già Presidente dell’A.C.T.C. (Azienda Consortile
dei Trasporti Casertani); già Consigliere Regionale della Campania dal
1995 al 2010, quivi anche Assessore per un intero mandato, nonché anche
Presidente del relativo Consiglio; Deputato al Parlamento dal 2006 al 2012;
Sottosegretario di Stato alla Salute nel II e III Governo Berlusconi; Presidente
della Provincia di Caserta dal 2010 al 2015 (con il 64,4% dei voti conseguiti
nell’ultima elezione diretta da parte dei cittadini).
23. Dottore in giurisprudenza; già Dirigente del Comune di S. Maria Capua Vetere (CE)
note
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